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Pignoramento del fido bancario: è consentito?

15 Settembre 2017 | Autore:
Pignoramento del fido bancario: è consentito?

Le somme a disposizione del correntista in virtù di un affidamento bancario non possono essere pignorate

L’interrogativo circa la pignorabilità delle somme oggetto di fido bancario attanaglia moltissimi correntisti. Non sono infrequenti nella realtà casi di chi si trovi ad avere un conto corrente privo di liquidità, ma allo stesso tempo goda di una apertura di credito, detta anche affidamento in conto corrente o, per l’appunto, fido bancario. Ebbene, le somme messe a disposizione di chi dispone di questo affidamento prendono il nome di “margine disponibile”. La domanda, quindi, è: tali somme possono essere pignorate? Si può pignorare il fido bancario? Per comprendere se le somme messe a disposizione del cliente in forza di un affidamento bancario possano essere oggetto di pignoramento, è necessario – prima di tutto – comprendere qual è la natura di dette somme e di che tipo di pignoramento può parlarsi in questi casi.

Il pignoramento presso terzi

Il pignoramento di somme presenti su un conto corrente prende il nome di pignoramento presso terzi [1]: ciò in quanto questo pignoramento ha ad oggetto soldi del debitore che – però –  sono nella disponibilità di terzi (della banca appunto).  In sostanza, le somme che il cliente deposita sul proprio conto corrente costituiscono un suo “credito” nei confronti della banca, poiché può esigerne in ogni momento la restituzione. Atteso che, quindi, le somme depositate sul conto corrente sono somme del cliente, le stesse potranno essere “aggredite” dai suoi creditori anche se sono depositate presso l’istituto di credito. Come? Attraverso il pignoramento presso terzi, appunto.

Diverso è il caso dei soldi che il cliente riceve dalla banca in virtù del contratto di affidamento. Questi soldi, infatti, costituiscono un debito del cliente verso la banca. Tali somme, dunque, non potranno essere oggetto di aggressione da parte di altri creditori. Ciò in quanto – per dirla in maniera semplice – non si tratta di somme “appartenenti” al cliente, ma alla banca. Proprio per questo motivo, le somme poste a disposizione del cliente in forza di un fido bancario non sono assoggettabili al pignoramento presso terzi. Ciò vale anche nel caso in cui il conto corrente bancario dovesse essere “in rosso e cioè dovesse presentare un saldo negativo. In questi casi, infatti, non si potrà procedere a pignoramento fintantoché lo scoperto non sarà completamente ripristinato.

Si può pignorare il fido bancario?

Alla luce di quanto detto, il c.d. fido bancario non potrà essere oggetto di pignoramento. In tali circostanze, quindi, qualora la banca si dovesse veder recapitato un atto di pignoramento da parte del creditore del proprio cliente, effettuerà quella che tra gli addetti ai lavori viene detta “dichiarazione negativa“: la banca, cioè, comunicherà ufficialmente al creditore che il suo credito non potrà trovare soddisfazione.

Ma cosa succede alle somme eventualmente e successivamente depositate sul conto corrente? Tutto dipende da quando la rimessa (e cioè il deposito della somma sul conto corrente) sia avvenuta e più precisamente se essa sia avvenuta prima o dopo della (predetta) dichiarazione della banca nei confronti dei creditori del suo cliente. Infatti, nel caso in cui le somme siano depositate dopo la notifica del pignoramento, ma prima della dichiarazione negativa della banca, tali somme potranno essere pignorate. Da ciò ne deriva che se il conto corrente è a saldo zero al momento della notifica del pignoramento, ma successivamente riceva delle rimesse, tutte le somme depositate anteriormente al momento della dichiarazione del terzo (cioè della banca), saranno assoggettate al pignoramento e dunque vincolate in favore del creditore. Se, invece, le somme vengono depositate dopo la dichiarazione negativa della banca, il creditore non potrà soddisfarsi su di esse.


note

[1] Artt. 543 e ss. Cod. Proc. Civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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