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Diritti di un padre non sposato

29 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Ottobre 2018



Coppie di fatto: cosa prevede la legge nel caso in cui i conviventi che abbiano avuto un figlio si separino. Il papà ha diritto a vedere il figlio? C’è bisogno del giudice?

Hai un figlio nato fuori dal matrimonio e ti chiedi, ad esempio, se puoi chiedere gli assegni familiari o il congedo parentale. Puoi farlo, a certe condizioni, anche se non sei sposato. C’è poco da fare: gli antichi romani erano primi in (quasi) tutto anche quando asserivano che “la madre è sempre certa mentre il padre non sempre”. In altre parole, volevano dire che il parto permette di identificare immediatamente la madre di un bambino mentre il padre dello stesso, beh, non è sempre detto che sia il marito della donna. La sapevano lunga all’epoca, più di quanto possiamo saperne noi nel 2018. Ma da qui nasce un dilemma nelle vite di molti uomini che si ritrovano ad essere papà al di fuori del matrimonio. E cioè, oltre ad avere dei doveri come genitore e, quindi, oltre a dover mantenere, istruire ed educare il proprio figlio, esiste e quale tipi di diritti di un padre non sposato? Oppure, il fatto che il bambino o la bambina sono “figli naturali” cambia qualcosa nella vita del padre?

Bisogna sgombrare immediatamente il campo dal primo dubbio e, cioè, se rispondi affermativamente alla domanda “hai un figlio?”, devi sapere che hai dei diritti e dei doveri, in qualità di padre, indipendentemente dal fatto che tu sia sposato o meno con la mamma del bambino. E non solo: indipendentemente che tu conviva o meno con la madre di tuo figlio. Dunque, il fatto che il minore sia nato all’interno o fuori dal matrimonio non interessa alla legge, se non in rarissimi casi e, per lo più, in materia successoria. Per tutto il resto (e, cioè, per tutto quello che davvero è importante nella vita), ciò che conta è che tu sia il padre del bambino perché già solo questo definisce il tuo ruolo di genitore, assegnandoti specifici doveri e diritti. Non bisogna mai dimenticare che per la legge italiana ciò che ha valore, prima di tutto, è il rapporto di sangue tra genitori e figli e che tutta la normativa che si occupa dei diritti e dei doveri tra padre, madre e figlio ruota attorno al concetto di responsabilità genitoriale. Ma cosa significa? Con questa piccola (ma importantissima) espressione in diritto si indica l’insieme dei diritti e dei doveri dei genitori verso i figli. E questo è  rilevante, così come apprezzabile l’espressione usata dal legislatore, perché fa ricordare che accanto a qualunque diritto vi è il corrispondente dovere, così come specularmente di fronte ad ogni dovere ricopre un ruolo importante anche il corrispettivo diritto. Ad esempio: è vero che ciascun genitore ha diritto di visita col figlio; ma è altrettanto vero che ha il dovere di mantenerlo. E questo principio vale sia che i genitori siano sposati sia che semplicemente convivano sia che, avuto il figlio, abbiano deciso di prendere ciascuno la propria strada. Ma il figlio rimane è l’unico punto fermo (ed intoccabile) della loro vita. Vediamo, dunque, quali sono i diritti di un padre anche se non è coniugato, convivente o meno con l’altro genitore, come il diritto di affidamento ed il diritto di visita oppure il diritto al congedo parentale ed il diritto all’assegno per il nucleo familiare.

La responsabilità genitoriale

Ti è mai capitato di avere un problema ad una gamba, come una operazione appena conclusa ad un ginocchio od alla caviglia, ed essere costretto a camminare, con o senza stampella? Bene, anche se non per diretta esperienza, sai che quando una sola gamba è operativa, ne risente tutto il corpo e la sua mobilità. Infatti, si diviene zoppicanti ed il passo rallenta, la velocità del movimento è un sogno lontano ed il dolore all’una gamba (perché causa della zoppia) ed all’altra (perché costretta a sopportare da sola il peso di tutto il corpo) diventa compagna fedele. Ecco, spesso la scienza aiuta a capire il diritto. Così accade nei rapporti tra genitori e figli.

Spesso si sente parlare di diritti dei genitori, soprattutto del padre e verosimilmente in occasione delle separazioni dalle mogli, ma troppo spesso ci si dimentica che accanto al diritto vi sono uguali doveri da rispettare. E così al contrario: molte altre volte si è costretti ad ascoltare le lamentele di donne che sollecitano l’adempimento dell’ex coniuge al pagamento dell’assegno di mantenimento del figlio ma trascurano di rammentare esse stesse che quel padre ha anche il diritto di visita col figlio come il diritto di costruire assieme allo stesso, benché non convivente, un rapporto stabile e duraturo.

Tutto questo discorso, come vale per i coniugi (o gli ex coniugi) al pari ha forza tra due persone che, sebbene non sposate, hanno avuto un figlio. La responsabilità genitoriale è un potere-dovere che nasce ogni qualvolta ci sia un figlio, a prescindere dal fatto che sia nato fuori o all’interno del matrimonio. E così, ad esempio, il genitore (ed anche, dunque, il padre non sposato) ha il dovere verso il figlio di:

  • istruzione, educazione, mantenimento ed assistenza morale;
  • rispettare le inclinazioni naturali, le capacità e le aspirazioni della prole.

Ma è anche vero che il genitore (ed anche il padre non sposato) vanta dei diritti per il fatto di essere padre o madre come il diritto di:

  • crescere la prole insegnando alla stessa i princìpi e le regole della vita;
  • rappresentare il figlio e gestire il suoi beni, quando è minorenne;
  • affidamento e visita del minore, anche quando i genitori separano le proprie vite o quando viene meno l’accordo tra gli stessi;
  • e ben altri diritti, anche nei confronti dei terzi, che discendono dal mero fatto di essere “padre”. Ecco, proviamo ad esaminare qualcuno di questi diritti.

Diritto di affidamento e di visita

Quando la coppia scoppia, beh, iniziano i problemi. E la circostanza dell’esistenza o meno di un matrimonio alle spalle dei partners ben poco importa. I dati ISTAT, tra l’altro, hanno dimostrato come anche in Italia ci sia stato un aumento delle cd. “coppie di fatto”, cioè, delle coppie che vivono come marito e moglie ma senza essere sposati. E cosa accade se la coppia ha dei figli? Dunque, non cambia pressoché nulla.

Per l’affidamento dei figli, sia che si tratti di coppie sposate che di conviventi o, anche, di persone non legate da matrimonio ma che sono genitori, occorrerà rivolgersi al tribunale ordinario. I figli, di regola, sono affidati ad entrambi i genitori e ben poco importa, dunque, se questi siano coniugati o meno. Per il famoso principio della bigenitorialità, che impone pari diritti-doveri in capo ai genitori di mantenere un rapporto sano e continuativo col figlio nonché di agire ed interagire per la loro educazione, indipendentemente che siano sposati, separati, divorziati, conviventi o semplicemente “mamma e papà”.

Solo in rari, rarissimi e speciali casi (ad esempio, tossicodipendenza, alcol dipendenza, pedofilia ecc.), il tribunale dispone l’affido esclusivo, cioè da esercitarsi da un solo genitore. In questa ipotesi, l’altro genitore non è “spogliato” dal potere-dovere sul figlio ma si trasforma in dovere di vigilare sulla istruzione ed educazione della prole, permanendo a carico del genitore affidatario il dovere di favorire –solo ove non contrario all’interesse del figlio- il rapporto di quest’ultimo con l’altro genitore e di assumere con questi le decisioni di maggiore interesse, sempre se non escluso dai giudici.

Quindi, è nell’interesse superiore del figlio, anche se nato fuori dal matrimonio, che i diritti-doveri del padre e della madre vengono letti ed applicati: non esistendo alcuna differenza tra figlio legittimo (cioè, nato all’interno del matrimonio) e figlio naturale (cioè, nato fuori dal matrimonio), non c’è posto neppure per la differenza tra padre legittimo (cioè, il padre coniugato con la mamma del piccolo) e padre non sposato. Né ha rilevanza se il padre non sposato convive o meno con l’altro genitore o con lo stesso figlio.

Tanto è vero ciò che, ad esempio, nel caso in cui il tribunale debba decidere, all’interno di una coppia non sposata né convivente, a chi affidare il figlio, non potendo applicare l’affidamento condiviso perché, magari, a titolo esemplificativo, la madre è alcolizzata, può ben stabilire l’affidamento del figlio al padre non sposato, non esistendo alcuna norma ostativa a tale decisione.

Ma non pensare che sia così in tutto il mondo. In Italia, infatti, esiste sia il principio di unicità dello “stato di figlio”, cioè, tutti i figli sono uguali davanti alla legge sia se nati all’interno del matrimonio sia nel caso opposto, sia il principio di unicità dello “stato di padre o madre”, quindi, tutti i genitori hanno pari diritti e doveri per il solo fatto di essere papà o mamma. Lo abbiamo appena visto.

Ma non così è in altri Stati europei dove, ad esempio, se il figlio nasce al di fuori del matrimonio lo “stato di padre” e la sua responsabilità parentale non è automatico ma gli possono essere attribuiti, ad esempio, solo dopo la nascita del figlio e sempre che ci sia un accordo con la mamma di quest’ultimo o sia stato emesso il provvedimento da parte del tribunale.

Diritto ai permessi allattamento

Ma: esiste il diritto al congedo parentale per il padre non sposato? Dunque, chiariamo di cosa stiamo parlando. In diritto con l’espressione diritto di congedo parentale si indica quel periodo in cui è possibile, per la madre e per il padre di un minore, di astenersi dall’andare a lavorare. È un congedo obbligatorio, vale a dire che è un vero e proprio diritto (che in legge si chiama, più tecnicamente, “diritto potestativo”) che mamma e papà, purché lavoratori dipendenti, possono esercitare.

La normativa, in pratica, prevede per le nascite o le adozioni o gli affidamenti, che avvengono dall’1 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018, di poter usufruire di alcuni giorni, in modo continuativo ma anche frazionato, entro il quinto mese di vita del piccolo che entra in famiglia. Cioè, sia la madre che il padre possono astenersi dal lavoro, al fine esclusivo di occuparsi direttamente del minore che è entrato in famiglia per nascita, adozione o affidamento, benché retribuiti con indennità dall’INPS. Il diritto di congedo parentale del padre è autonomo rispetto a quello della mamma e spetta anche se l’altro genitore non ne ha diritto: quindi, l’uomo può usufruirne anche se la madre del piccolo è una casalinga oppure una lavoratrice autonoma.

La presentazione della domanda deve avvenire per iscritto al proprio datore di lavoro, con un preavviso non inferiore a 15 giorni, con indicazione precisa delle date in cui si vuole fruire dei giorni di congedo. E solo nei casi di pagamento diretto da parte dell’INPS, la domanda si presenta tramite il sevizio dedicato on line.

In conclusione, se la tua domanda è se esiste il diritto ai permessi allattamento (molto spesso definiti anche così) per il padre non sposato: la risposta è sì!

L’assegno per il nucleo familiare

Fughiamo subito ogni possibile dubbio: l’assegno per il nucleo familiare è un diritto anche per il padre non sposato. Ma vediamo di cosa si tratta. Dunque, gli anf (assegni per il nucleo familiare) sono dei contributi dell’INPS per aiutare economicamente le famiglie (sposate o meno) che hanno dei figli, quando hanno delle difficoltà.

La richiesta deve essere fatta dal genitore che convive col figlio e che, comunque, rientra in una fascia di reddito bassa.

Come anticipato, la domanda di pagamento dell’anf può essere avanzata:

  • dai genitori coniugati;
  • dai genitori non sposati ma che convivono;
  • dai genitori non sposati e anche non conviventi;
  • dai genitori, sposati o non sposati, conviventi o meno, anche se uno di essi abita all’estero.

In tutti questi casi, l’assegno viene concesso purché sia rispettato lo scopo della norma che è quello di aiutare i genitori, che si trovano in difficoltà economiche, a mantenere la prole.

Ma vediamo meglio come funziona la concessione dell’anf nel caso in cui i genitori non sono sposati, sia che essi convivano sia che essi vivano separati. Intanto, l’assegno per il nucleo familiare può essere richiesto da uno dei due genitori senza che il reddito dell’altro possa avere alcun rilievo. Anzi, questa circostanza dovrebbe anche permettere l’aumento dell’importo della prestazione perché, senza il cumulo dei redditi, quello del richiedente sarà certamente più basso.

Ma come si fa a capire quale dei due genitori, se non conviventi, ha diritto a richiedere l’assegno per il nucleo familiare? È molto semplice: il diritto spetta [1] a quello dei genitori che convive stabilmente col figlio. Ciò determina che:

  • per come anticipato, anche se uno dei due genitori vive all’estero, l’altro convivente con la prole può richiedere l’anf;
  • l’assegno per il nucleo familiare può essere richiesto anche dal genitore, privo di reddito, sulla posizione lavorativa dell’altro genitore, sempre che quest’ultimo sia lavoratore dipendente non convivente;
  • il diritto spetta sia per i figli legittimi (nati all’interno del matrimonio) che per quelli naturali (nati fuori delo matrimonio);
  • il detto diritto spetta anche al padre non sposato che è con lui che convive il figlio.

Quindi, si possono verificare le seguenti ipotesi:

  • il padre non sposato che convive col figlio riconosciuto e con la madre del proprio figlio, può richiederlo (se lui stesso è lavoratore dipendente o, se lo è la moglie, sulla posizione di quest’ultima) senza che il reddito del genitore convivente si cumuli perché non è considerato “parte del nucleo”;
  • il padre non sposato che convive col figlio riconosciuto, ma non con la madre del proprio figlio, può richiederlo (se lui stesso è lavoratore dipendente o, se lo è la moglie, sulla posizione di quest’ultima);
  • il padre non sposato che non convive né col figlio né con la madre del proprio figlio, non ha diritto a chiedere l’anf che sarà domandato dalla donna che coabita con la prole.

Ad ogni buon fine, una volta accettata la richiesta, il datore di lavoro, al quale il lavoratore richiede l’anf, eroga la prestazione dell’assegno familiare direttamente al genitore convivente col figlio naturale (perché così stabilito per legge), secondo le modalità richieste nel modello per la domanda per l’anf.

note

[1] Circolare INPS n. 36/2008.


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