Diritto e Fisco | Articoli

Risarcimento per un dente rotto

3 Dicembre 2018


Risarcimento per un dente rotto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Dicembre 2018



La rottura di un dente, provocata da terzi, dà diritto al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.

La perdita o la rottura di un dente, per le conseguenze che ne derivano, è sempre traumatica. La sua mancanza o menomazione, oltre a compromettere il nostro aspetto estetico, può anche peggiorare, in maniera più o meno grave, il nostro stato di salute. Possono ad esempio presentarsi dolori ai muscoli facciali, uno spostamento degli altri denti, difficoltà nella masticazione, cefalee e disturbi posturali, difficoltà di pronuncia, ecc. Senza contare, poi, il fastidio e la spesa alla quale si è costretti per l’eventuale necessità di un intervento di riparazione dal dentista. Nel caso in cui la rottura di un dente ci venga causata dal comportamento altrui, la sofferenza patita per la perdita di funzionalità del dente stesso, e per l’eventuale sfregio estetico, fanno sorgere il nostro diritto ad essere risarciti. Un risarcimento spetta, altresì, in ragione dei costi sostenuti per la ricostruzione od occlusione del dente danneggiato. Probabilmente ti sarà capitato di ricevere un colpo in pieno volto a causa del quale hai perso un dente, o di spezzarti un dente con un guscio nascosto nella pietanza che stavi gustando al ristorante, oppure di inciampare in un dislivello non visibile del marciapiede comunale e sbattere con il muso a terra. Ti sarai domandato se, in conseguenza di tali eventi, si possa richiedere il risarcimento per un dente rotto. Di seguito spiegheremo gli aspetti principali di questo argomento.

Danno: cos’è?

Se vuoi richiedere un risarcimento per aver subìto una lesione da cui sia derivata la rottura di un dente, è anzitutto opportuno che tu abbia ben chiaro cosa si intenda per danno e quali siano le tipologie di danno risarcibile. Con questa espressione si fa riferimento alle lesioni, di qualsiasi natura ed entità, causate dall’altrui comportamento colposo o doloso ad un tuo interesse personale o patrimoniale.

Rientrano, quindi, nel concetto di danno tutte quelle lesioni che incidono in maniera negativa sul tuo patrimonio o sulla tua persona. Così, la rottura di un dente che ti venga causata da altri, intenzionalmente oppure per imprudenza e disattenzione, è un fatto che ti procura un danno.

Immagina al caso in cui, nel corso di una discussione con una persona, questa volontariamente ti colpisca al viso e ti provochi la rottura di un dente.

Immagina, ancora, al caso in cui il dentista, tenuto ad osservare norme di igiene, ti visiti a mani nude, o con strumenti non sterilizzati, e ti provochi una brutta infezione da cui deriva la perdita di un dente. In questi casi, subirai una sofferenza psico-fisica (dolore, il peggioramento del tuo aspetto estetico, il tuo turbamento emotivo) ed una sofferenza economica (i costi che devi sostenere per sistemare il dente e per le cure dei diversi problemi di salute che possono conseguirne).

Danni risarcibili: tipologie

Quando si parla di danno risarcibile si fa riferimento a due tipologie di danno:

  • danno patrimoniale, ossia quel pregiudizio che che può essere immediatamente quantificato in termini monetari. In sostanza, il danno patrimoniale può manifestarsi come danno emergente (effettiva diminuzione del patrimonio del danneggiato) e come lucro cessante [1] (mancato guadagno da parte del danneggiato, il quale, in conseguenza del danno sofferto, perde o vede diminuita la sua capacità lavorativa). Per comprendere meglio, ti suggeriamo un esempio. Immagina di inciampare in un dislivello non visibile e non segnalato del marciapiede comunale, quindi, di cadere e di sbattere con il muso a terra. In conseguenza dell’urto brusco, ti si spezza un dente. Premesso che in questo caso la responsabilità ricadrebbe sul comune, avresti diritto ad un risarcimento, da parte del responsabile, per il danno patrimoniale da te sofferto. Questo risarcimento verrebbe ad essere commisurato alle spese che saresti costretto a sostenere per farti riparare il dente e per comprare degli antidolorifici (ossia al danno emergente). Quindi se il danno emergente (ossia la spesa sostenuta per le cure necessarie) fosse pari ad €280,00, ti spetterebbe un risarcimento di €280,00. Nella quantificazione del risarcimento [2], si terrebbe conto anche del mancato ottenimento da parte tua di uno stipendio, per l’impossibilità di lavorare a causa del danno. Pensa, ad esempio, al caso in cui dalla perdita o rottura del dente derivassero cefalee e dolori facciali che ti costringerebbero al riposo a casa, una difficoltà nel parlare che non ti consentirebbe di tenere le lezioni di un corso, oppure problemi posturali e dolori alla schiena che non ti permetterebbero di svolgere le tue mansioni da magazziniere. In questi casi, il risarcimento verrebbe ad essere commisurato al guadagno effettivo che otterresti concretamente ove, invece, potessi lavorare (ossia al lucro cessante). Ad esempio, se a causa del danno riportato fossi costretto a stare a riposo per 6 mesi e, sulla base delle tue precedenti retribuzioni, si può ritenere che, ove avessi continuato a lavorare avresti ottenuto uno stipendio mensile di €1.000,00, ti spetterebbe un risarcimento pari ad €6.000,00 (ovvero €1.000,00x6mensilità). In caso di difficoltà a quantificare il danno patrimoniale nel suo preciso ammontare, il giudice può determinarlo in base a quanto ritenga equo in relazione al tuo caso [3];
  • danno non patrimoniale, che consiste in un pregiudizio non immediatamente quantificabile in termini economici [4]. Il danno non patrimoniale altro non è che la lesione di un valore inerente alla persona, tutelato dalla costituzione (ad esempio la salute, l’onore, la vita di relazione, ecc.). In particolare, possono considerarsi come danno non patrimoniale il danno biologico, il danno morale, e  il danno esistenziale [5]. Il danno biologico è quello causato al tuo fisico ed alla tua psiche, con conseguenze temporanee o permanenti sul tuo stato di salute fisica e mentale. Il danno morale è la sofferenza interiore, passeggera, che puoi provare a causa del danno subìto (ansia, timore, turbamento emotivo, ecc.), nonché il pregiudizio arrecato alla tua dignità ed integrità morale (ossia al tuo onore ed alla tua reputazione). Il danno esistenziale è quello che incide sulle tue abitudini e sulla tua vita di relazione. Immagina, ad esempio, di frapporti a due persone per interrompere una rissa tra loro e di ricevere un colpo in pieno viso. A causa del pugno, oltre a sanguinarti il naso, perdi un dente. Questo comporterà una sofferenza fisica (il dolore per il colpo ricevuto e tutti i dolori fisici ulteriori che possono derivare dalla rottura del dente), psicologica (il turbamento emotivo causato dal pugno, il timore di sottoporti ad un intervento del dentista, il dispiacere per la compromissione del tuo aspetto esteriore), nonché un peggioramento della qualità della tua vita (quando, ad esempio, l’imbarazzo di mostrarti agli altri senza un dente finisce per complicare le tue relazioni sociali).

Risarcimento danni: presupposti

Il risarcimento ha la funzione di riparare il danno, patrimoniale o non patrimoniale, da te subìto a causa del comportamento illegittimo altrui. Affinché tu possa richiedere il risarcimento da parte di un soggetto, è necessario che questi si sia reso responsabile di un comportamento lesivo nei tuoi confronti.

In particolare, si distinguono due forme di responsabilità:

  • responsabilità contrattuale [6], che è quella derivante dalla mancata, inesatta o ritardata esecuzione, da parte del responsabile del danno, di un contratto (accordo orale o scritto) tra di voi esistente. Si tratta, quindi, della responsabilità che grava su chi non osserva un dovere specifico, derivante dal rapporto contrattuale. Pensa, ad esempio, al caso in cui  ti affidi al tuo dentista [7] per farti curare un dente che ti procura un dolore intenso. Il rapporto contrattuale tra di voi sorge nel momento stesso in cui richiedi il suo intervento in cambio di un corrispettivo in denaro (lui svolge la prestazione medica nei tuoi confronti in cambio del pagamento, da parte tua, di una certa somma). In virtù di questo rapporto, il dentista ha il dovere specifico di eseguire il suo intervento in maniera corretta. Dopo aver guardato velocemente nella tua bocca, ti suggerisce di assumere un antinfiammatorio e di usare un colluttorio lenitivo. Le terapie alle quali il dentista ti sottopone non sembrano, però, avere un buon effetto. Il dolore aumenta e il dente cade. Persa la fiducia nei suoi confronti, ti rivolgi ad un altro specialista, il quale segnala la presenza di una grave infezione (che avrebbe dovuto essere curata con terapia antibiotica) e l’inadeguatezza delle cure adottate dall’altro medico, il quale aveva detto che si trattasse soltanto di una lieve infiammazione. In questo caso, il tuo dentista può essere tenuto a risarcirti il danno da responsabilità contrattuale, per aver trattato con superficialità il tuo problema (anziché con la dovuta diligenza), e quindi, per non aver eseguito correttamente la prestazione medica dovuta nei tuoi confronti [8].
  • responsabilità extracontrattuale [9], che è quella derivante da qualsiasi comportamento illegittimo che causi ad altri un danno. Si tratta della responsabilità che grava su chiunque vìoli il dovere generico di non ledere i diritti altrui. Immagina, ad esempio, di avere una carie che ti procura molto fastidio. Ti precipiti presso lo studio del tuo dentista. Quest’ultimo, senza sterilizzare i suoi strumenti per pigrizia, procede con l’intervento di otturazione. Subito dopo l’intervento, il dente otturato si infetta fino a cadere. Oltre che per responsabilità contrattuale (dovuta all’inosservanza del dovere specifico di eseguire la prestazione medica a regola d’arte), il dentista è tenuto a risarcirti il danno anche per responsabilità extracontrattuale, in quanto con il suo comportamento colposo (negligenza nell’osservanza delle norme di igiene) ha violato il dovere generico di non ledere il tuo diritto alla salute [10].

Affinché tu possa richiedere il risarcimento del danno devi provare, sia in caso di responsabilità contrattuale che in caso di responsabilità extracontrattuale, la presenza di due presupposti [11]:

  • l’esistenza del danno lamentato. Nel caso di rottura del dente, per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali, dovrai fornire la prova delle spese mediche sostenute (attraverso l’esibizione della relativa fattura), mentre, per ottenere il risarcimento dei danni non patrimoniali, dovrai fornire la prova del peggioramento delle tue condizioni di salute (attraverso l’esibizione della cartella clinica che lo attesti);
  • la riconducibilità diretta ed immediata del danno al comportamento del soggetto responsabile (cosiddetto rapporto di causalità). Nel caso in cui il dente ti si rompa al ristorante, dovrai provare che la rottura è stata causata da un guscio che il ristoratore aveva dimenticato nella pietanza che stavi gustando. A tal fine puoi avvalerti di testimoni (le persone che erano al ristorante insieme a te).

Per ottenere il risarcimento per rottura di un dente è necessario che il danno che affermi di aver subìto sia concreto, attuale, rilevante.

Non puoi, quindi  richiedere il risarcimento di un danno futuro che presumi di subire in seguito ad un intervento del tuo dentista (solo perché temi che il dentista potrebbe lesionarti un dente), né di un danno che non hai realmente subìto (dopo un intervento del dentista, il dente ti cade perché scivoli in casa e sbatti contro ad uno spigolo).

Parimenti, non puoi chiedere il risarcimento per un piccolo trauma al dente che, al di là di un lieve dolore temporaneo, non ti procuri ulteriori e più importanti conseguenze (il dente fa male ma non si è rotto).

Rottura del dente: ho diritto al risarcimento?

Attraverso diverse pronunce giurisprudenziali, è stato riconosciuto il diritto di chi ha subìto la rottura di un dente ad essere risarcito dei danni patrimoniali e non patrimoniali che ne sono derivati.

Il Giudice di Pace di Venezia [12] è stato chiamato a pronunciarsi in relazione ad un caso in cui un ristoratore aveva dimenticato un guscio di pistacchio nella pietanza servita ad alcuni turisti. Il commensale al quale è capitato il piatto, nel masticare il boccone in cui si nascondeva il guscio, si è rotto un dente.

Il giudice ha riconosciuto il diritto del danneggiato ad essere risarcito per i danni patrimoniali e non patrimoniali conseguiti al comportamento disattento del ristoratore. Questo principio, può applicarsi in tutti i casi in cui il comportamento illegittimo altrui ti causi, come conseguenza diretta ed immediata, la rottura di un dente. Per cui, ove tu subisca la rottura di un dente, potrai richiedere il risarcimento del danno da parte del responsabile.

A tal fine dovrai dimostrare il danno (ad esempio attraverso una panoramica dentaria ed un certificato di un dentista) ed il rapporto di causa-effetto tra il comportamento dannoso e la rottura del dente (ad esempio attraverso testimoni).

Rottura di un dente: come si valuta?

La rottura di un dente fa sorgere il tuo diritto ad essere risarcito, oltre che per il danno patrimoniale (spese per le cure), anche per il danno non patrimoniale (peggioramento delle condizioni di salute). Mentre il danno patrimoniale, in genere, viene quantificato con facilità (è pari, ad esempio, all’importo delle spese che sei costretto a sostenere per le cure), la valutazione del danno non patrimoniale varia in base all’elemento dentale che perdi (incisivo, canino, molare, ecc.) e a seconda dell’entità della menomazione (lieve, moderata, grave).

Ogni dente ha quindi il suo valore e questo valore aumenta in relazione alla gravità del danno funzionale ed estetico che subisci. I denti, oltre a consentirti di valorizzare la tua immagine con un bel sorriso, svolgono una importantissima funzione nel linguaggio (ti permettono di pronunciare bene le parole) e nella masticazione e digestione (ti permettono di sminuzzare bene gli alimenti e di digerire agevolmente).

Ad esempio, il danno biologico da rottura di un incisivo centrale superiore ha un valore percentuale maggiore rispetto al danno biologico da rottura di un terzo molare superiore. Per la quantificazione del risarcimento del danno non patrimoniale da rottura di un dente, si utilizzano delle tabelle specifiche [13] che, in base alla gravità della lesione, prevedono un valore percentuale di danno biologico, al quale corrisponde una certa misura di risarcimento. Tenuto conto anche della tua età, quanto maggiore è il valore percentuale della danno biologico che hai subìto, tanto maggiore sarà la somma che ti spetterà come risarcimento.

Ad esempio, supponiamo che tu abbia 30 anni e ti si rompa un canino superiore. Secondo la “tabella del danno odontostamatologico” dell’ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani), il danno biologico da te subìto sarebbe pari ad 1,5%. Nella “tabella del danno biologico di lieve entità” [14], a questa percentuale di danno biologico ed alla tua età, corrisponde un risarcimento pari ad €723,41. Le tabelle non vincolano il giudice nella valutazione del danno. Il giudice può quindi stabilire che al tuo danno si debba attribuire un valore percentuale diverso e che, quindi, ti spetti una somma diversa da quella calcolata attraverso le tabelle. Ciò che conta è che la quantificazione del giudice sia equa e adeguatamente motivata [15].

Ad esempio, la Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla responsabilità professionale di un dentista, il quale aveva causato un danno al suo paziente [16]. Dopo aver osservato che il professionista non aveva eseguito correttamente la sua prestazione, riconosceva in favore del paziente danneggiato il diritto ad essere risarcito. Con la stessa pronuncia, la Corte stabiliva che la perdita di funzionalità di un dente, ove non sia possibile applicare al danneggiato delle protesi fisse, determina un’invalidità permanente del 5%.

Il principio così affermato può essere applicato in qualunque caso in cui tu subisca la rottura di un dente.

Risarcimento dente rotto: come richiederlo?

Se vuoi richiedere il risarcimento dei danni da te sofferti per la rottura di un dente, puoi anzitutto optare per una soluzione bonaria e, anche con l’aiuto di un avvocato, inviare una lettera di diffida (con raccomandata a/r) al soggetto responsabile, per esortarlo a risarcirti il danno (di cui devi indicare la quantificazione) entro un certo termine (in genere 10 o 15 giorni).

Se in questo modo non ottieni nulla, prima di rivolgerti al giudice, puoi tentare la conciliazione presso l’organismo di mediazione del luogo ove ha sede il tribunale competente a decidere l’eventuale causa. Se attraverso la mediazione non si riesce a raggiungere un accordo, con l’assistenza di un avvocato, puoi rivolgerti al giudice per instaurare una vera e propria causa.

note

[1] Cass. sent. n. 11759/2018.

[2] Art. 2056 c.c. e Cass. sez. VI-2 civile ordinanza n. 5616 dell’8.03.2018.

[3] Art. 1226 cod. civ.

[4] Art. 2059 cod. civ.

[5] Cass. SS.UU. sent. n. 26972/2008.

[6] Art. 1218 cod. civ.

[7] Art. 2222 cod. civ.

[8] Cass. sent. n. 8845/1995.

[9] Art. 2043 cod. civ.

[10] Giudice di Pace Venezia sent. n. 554/2016.

[11] Cass. sez. I civ. sent. n. 21140/2007 e Cass. sez. II civ. sent. n. 6537/2006.

[12] Giudice di Pace Venezia sent. n. 554/2016.

[13] Tabelle di Milano, uniformemente utilizzate dai giudici per la determinazione del danno non patrimoniale, cui si affianca la Tabella Unica Nazionale sul danno biologico di lieve entità.

[14] Art. 139 del D. Lgs 209/2005 aggiornata al D.M. del 17.07.2017.

[15] Cass. sent. n. 3592/2015.

[16] Cass. sent. n. 29341/2017.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI