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Atti persecutori: quando si configura il reato

7 Dicembre 2018


Atti persecutori: quando si configura il reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Dicembre 2018



Le condotte che integrano il reato di stalking, le tipologie di evento e le circostanze aggravanti.

Hai da poco interrotto una relazione sentimentale con il tuo ex e lui ha iniziato ad inviarti messaggi o a fare chiamate sempre più frequenti al tuo cellulare; nonostante tu non risponda, continui a ricevere telefonate anche mentre ti trovi sul posto di lavoro ed i messaggi che ti vengono inoltrati hanno un contenuto sempre più minaccioso. Più di una volta ti capita di incontrare il tuo ex nei pressi della tua abitazione ed inizi a preoccuparti per la tua incolumità, quindi eviti di uscire di casa da sola o cambi il tragitto per recarti al lavoro. Ti sei da poco separata da tuo marito ma lui, che non si rassegna alla fine del vostro matrimonio, si presenta ogni giorno presso l’abitazione in cui vivi con i tuoi figli: entra in casa con la scusa di volerli vedere, ma una volta lì inizia ad essere aggressivo e a minacciarti; ti è capitato anche di vederlo più volte appostato sulla sua automobile di fronte al cancello di casa. Le condotte appena descritte costituiscono solo alcuni dei modi in cui si può realizzare il reato di atti persecutori o stalking [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo nel dettaglio atti persecutori: quando si configura il reato?

Cosa sono gli atti persecutori?

Il delitto di atti persecutori viene comunemente definito stalking, un termine importato dal lessico inglese dove il verbo to stalk viene utilizzato per descrivere il comportamento di colui che, a caccia di un preda, si apposta, la segue, la bracca; estrapolato dalla terminologia tecnica, assume il significato di assillare, molestare, disturbare, perseguitare.

Lo stalker è quindi colui che s’insinua nella vita privata di altre persone con telefonate, sms, email, minacce, pedinamenti, appostamenti.

Bisogna dire che lo stalking non è un fenomeno omogeneo, quindi non è possibile individuare un unico modello di condotta o un profilo comportamentale tipico dello stalker.

E’ stato accertato tuttavia che nella maggior parte dei casi, in una percentuale prossima all’ottanta per cento, i comportamenti assillanti appartengono a uomini, solitamente partner o ex partner della vittima, ma non mancano ipotesi in cui lo stalker sia un collega di lavoro, un amico, un conoscente o un vicino di casa. Tra l’altro si incorre in un’errata convinzione quando si pensa che il persecutore sia un soggetto con alle spalle precedenti, potendo invece trattarsi di un soggetto con la fedina penale assolutamente pulita.

Quanto alla serie di condotte che possono ritenersi atto persecutorio, è piuttosto varia. Talune delle azioni poste in essere dagli stalker, se considerate singolarmente, potrebbero apparire come comportamenti accettati sul piano sociale o ritenuti normali, ma si trasformano in stalking se caratterizzati da invadenza o se insistenti nel tempo, al punto da causare effetti di natura psicologica sulla vittima.

Solitamente il reato si realizza tramite la combinazione di condotte differenti: raccogliere informazioni sulla vittima, sorvegliarla, seguirla, aspettarla, introducendosi nella sua vita privata con sms o chiamate continue ed assillanti, con l’invio reiterato di posta, con appostamenti.

Costituisce reato di atti persecutori, inoltre, la diffusione di dichiarazioni a contenuto diffamatorio a carico della vittima (anche tramite social quali Facebook) e la minaccia di violenza non solo nei suoi confronti, ma anche rispetto a familiari ed altre persone alla stessa vicine.

Il reato di atti persecutori, quindi, è stato introdotto dal legislatore a tutela della tranquillità individuale della persona e della libera autodeterminazione [2].

Per aversi stalking è necessario che le condotte poste in essere siano continue, ripetute, tali da determinare in chi li subisce un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona comunque legata da relazione affettiva o che sono in grado di costringere la vittima ad alterare le proprie abitudini di vita.

A proposito del numero di azioni che servono a realizzare il reato, la giurisprudenza ha affermato che il numero minimo di condotte moleste o minacciose per integrare il reato di atti persecutori può anche essere di solo due azioni se queste due azioni sono idonee ad alterare le abitudini di vita della vittima o a provocare un turbamento emotivo in chi le subisce per il timore per la propria incolumità, per l’incolumità di un prossimo congiunto o di persona comunque legata da un rapporto sentimentale [3]. Un solo episodio, invece, per quanto grave e di per sé capace a determinare un serio turbamento psicologico nella vittima non è sufficiente per realizzare il reato di atti persecutori [4].

Gli atti persecutori possono realizzarsi anche quando le singole condotte vengano reiterate in un arco di tempo molto contenuto, ad esempio una sola giornata, a condizione però che si tratti di atti autonomi dai quali derivi un grave stato d’ansia, un fondato timore per la propria incolumità o a causa dei quali si mutino le proprie abitudini di vita [5].

Se quindi il tuo ex ti cerca costantemente per avere un contatto con te e tale comportamento ti crea ansia o timore, sta commettendo reato di atti persecutori.

A questo punto potresti chiederti: posso denunciare il mio ex anche se tra le varie condotte abbiamo ripreso per un breve periodo la relazione sentimentale? Si tratta di una questione che è stata affrontata di recente dalla Corte di Cassazione, la quale ha affermato che il delitto di atti persecutori sussiste anche nel caso in cui tra le varie condotte poste in essere si sia realizzato un rinnovato periodo di convivenza o di ripresa del rapporto sentimentale tra il reo e la vittima; secondo la Cassazione l’eventuale riconciliazione non è indicativa del venir meno delle ragioni che hanno indotto la vittima a denunciare i comportamenti molesti verificatisi antecedentemente la breve riconciliazione, i quali vanno considerati nel contesto di un unico crimine [6].

L’evento del reato

Come già sopra accennato, per poter sussistere lo stalking non è sufficiente che l’autore delle condotte ponga in essere azioni moleste ripetute, ma è altresì necessario che si verifichi uno dei tre eventi che sono stati individuati dal nostro legislatore.

Il codice penale individua infatti tre tipi di evento, tra di loro alternativi, che rappresentano la conseguenza dell’azione posta in essere dal persecutore, ossia:

  • il grave e perdurante stato di ansia e di paura;
  • il fondato timore per l’incolumità propria, di un prossimo congiunto o di persona comunque legata alla vittima da una relazione sentimentale;
  • l’alterazione delle proprie abitudini di vita.

Se quindi sei vittima di continue e ripetute azioni moleste da parte di una persona non gradita e stai subendo delle ripercussioni sulla tua psiche, se hai paura per te o per una persona a te vicina o se sei stata costretta a modificare le tue normali abitudini a causa delle azioni poste in essere dal tuo persecutore, allora puoi denunciare il fatto.

Ma analizziamo più da vicino in cosa consistono gli eventi sopra elencati

Il grave e perdurante stato di ansia e paura

In un processo avente ad oggetto il reato di stalking non bisogna accertare soltanto se il reo ha posto in essere la condotta molesta o minacciosa denunciata dalla vittima, ma occorre anche provare l’esistenza dell’evento.

Cosa si intende, allora, per grave e perdurante stato di ansia e paura e come si prova? Come accennato sopra, la condotta del reo deve cagionare nella vittima un effetto destabilizzante per la sua psiche.

La giurisprudenza ha chiarito che per provare l’esistenza di un grave e perdurante stato d’ansia non è necessario dare atto dell’esistenza di una patologia, quindi ha escluso sia necessario una perizia medica [7].

La Corte di Cassazione ha affermato che la prova dell’evento deve essere ancorata ad elementi sintomatici del turbamento psicologico patito dalla vittima delle condotte persecutorie; tali elementi sintomatici sono ricavabili dalle dichiarazioni stesse della persona offesa e dai comportamenti adottati a seguito della condotta posta in essere dallo stalker.

Se sei stata vittima di continue condotte moleste che ti hanno causato un turbamento psichico, quindi, non è necessario dare prova di una patologia tramite un referto medico, ma saranno sufficienti le tue sole dichiarazioni che verranno valutate dal giudice unitamente ad altri elementi quali, ad esempio, i tabulati telefonici o le dichiarazioni di eventuali testimoni come familiari o colleghi di lavoro.

Inoltre la Corte di Cassazione ha precisato che, una volta provati i fatti persecutori (come telefonate ossessive, pedinamenti, appostamenti) e la loro reiterazione nel tempo, si presume la loro capacità di causare una grave alterazione dell’equilibrio psicologico in chi li subisce [8].

Il fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona legata alla vittima da relazione sentimentale

Il secondo tipo di evento che viene indicato dal legislatore quale possibile conseguenza degli atti persecutori è il timore per l’incolumità propria o di persona vicina alla vittima, quale un parente o altro soggetto con il quale abbia un legame affettivo

Il timore deve essere fondato: ciò significa che questo secondo tipo di evento viene desunto dalla gravità delle azioni poste in essere dallo stalker e dalla loro capacità di rappresentare una minaccia credibile di un pericolo incombente.

Spesso gli atti persecutori assumono una gravità tale da poter quindi indurre la vittima a temere non solo per se stessa, ma anche per le persone vicine: al riguardo, va precisato che per prossimi congiunti si intendono gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti. Per persona legata alla vittima da relazione sentimentale, invece, il legislatore fa riferimento non a qualsiasi tipo di legame, ma alle relazioni affettive di un certo rilievo.

L’alterazione delle proprie abitudini di vita

Il terzo evento è quello della costrizione della vittima ad alterare le proprie abitudini di vita.

Per abitudini di vita devono intendersi esclusivamente quei comportamenti della vittima che hanno un significato rilevante per la sua stessa vita, e non anche le abitudini di scarsa importanza.

La Corte di Cassazione ha affermato che, ai fini della individuazione del cambiamento delle abitudini di vita, bisogna tenere conto del significato e delle conseguenze emotive degli atti persecutori sulle abitudini di vita cui la vittima sente di essere costretta e non del numero di variazioni [9].

Alla luce di quanto detto, costituisce alterazione delle abitudini di vita, ad esempio, il comportamento di chi evita di recarsi sul luogo di lavoro per paura di poter incontrare il proprio stalker o la condotta di chi non esce più di casa da solo temendo di poter imbattersi nel proprio persecutore.

Secondo un recente orientamento della Corte di Cassazione, l’alterazione delle abitudini di vita consiste anche nel cancellare il proprio account Facebook nel caso di continui messaggi inviati tramite il social network [10].

Le circostanze aggravanti

Il nostro legislatore ha previsto, poi, degli aumenti di pena in ipotesi particolari, laddove la condotta dello stalker assuma caratteri di maggiore gravità ed insidiosità.

Un primo aumento di pena è quindi previsto qualora gli atti persecutori vengano posti in essere dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa oppure se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici [11].

Inoltre, la pena prevista per il reato di atti persecutori viene aumentata ove il delitto sia posto in essere nei confronti di una vittima particolarmente debole: più precisamente deve trattarsi di fatto commesso in danno di un minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità [12].

Il trattamento più severo nel caso in cui gli atti persecutori siano stati posti in essere ai danni di un minore trova il suo fondamento nel fatto che la restrizione della libertà morale della vittima e la lesione della serenità psicologica sarà ancora più grave ed invasiva, poiché compiuta nei confronti di un soggetto non ancora maturo e pertanto più incline a subirne le conseguenze; la vittima minore, infatti, oltre a soffrire nel momento in cui viene posto in essere il reato potrebbe avere anche gravi ripercussioni sulla sua maturazione psico-fisica e, di conseguenza, sul suo intero percorso di vita.

note

[1] Art. 612 bis cod. pen.

[2] Trib. Avellino sez. II sent. n. 1144/2018.

[3] Trib. Torino sez. I sent. n. 969/2018.

[4] Cass. pen. sez. V sent. n. 33563/2015.

[5] Cass. pen. sez. V sent. n. 22194/2016.

[6] Cass. pen. sez. V n.33842/2018.

[7] Cass. pen. sez. V sent. n. 18999/2014.

[8] Cass. pen. sez V sent. n. 5011/2016.

[9] Cass. pen. sez. V sent. n. 24021/2014.

[10] Cass. pen. sent. n. 55041/2016.

[11] Art. 612 bis, co. 2 cod. pen.

[12] Art. 612 bis, co. 3 cod. pen.


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