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Termine a difesa: cos’è?

8 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 dicembre 2018



Termine per la difesa: cos’è e quando si applica? Il termine a difesa sospende la prescrizione? Quando non può essere concesso?

Secondo la Costituzione, la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento: ciò significa che tutti hanno diritto ad un avvocato e che, quando non possono permetterselo, lo Stato provvede a pagarne uno per loro. In pratica, se hai subito un torto e devi andare in tribunale per ottenere giustizia, devi nominare un avvocato: solo eccezionalmente, infatti, la legge ti consente di presenziare personalmente senza difesa. Se non hai i soldi per potergli pagare la parcella, il patrocinio a spese dello Stato ti consente di scegliere un difensore in un apposito elenco nei quali sono iscritti coloro che, a termine dell’incarico, potranno essere pagati direttamente dallo Stato. Ora, devi sapere che c’è una bella differenza tra processo civile e processo penale; nel primo, se vieni citato non sei obbligato a costituirti in causa: in altre parole, puoi disinteressarti completamente del procedimento, decidendo di rimanere contumace. In questa evenienza, non dovrai nominare nessun avvocato. Non è così, invece, nel processo penale: qui, la difesa tecnica è obbligatoria. In breve, ciò significa che se sei imputato in un procedimento penale, dovrai per forza avere un difensore; se non ne nomini tu uno di fiducia, ti verrà assegnato d’ufficio (e dovrai comunque pagarlo, salvo il ricorrere delle condizioni per poter accedere al gratuito patrocinio). Nel processo penale non puoi fare a meno di un difensore. La grande importanza assegnata dall’ordinamento giuridico italiano alla difesa nel processo penale ha comportato la previsione, all’interno del codice di procedura, di una disposizione molto importante, la quale consente all’avvocato appena nominato di chiedere un rinvio dell’udienza per poter prendere visione del fascicolo e degli atti di causa. Ti interessa quello che ti ho detto sinora? Pensi possa giovarti saperne di più? Se è così, ti invito a proseguire nella lettura: ti spiegherò cos’è il termine a difesa.

Termine per la difesa: a cosa serve?

Il processo penale è sempre materia delicata, se sol si considera che in gioco non c’è solo la libertà di una persona, bensì esigenze generali di giustizia che rendono necessario affrontare un lungo percorso per accertare la verità. Il termine a difesa rappresenta un istituto di incredibile importanza per le ragioni dell’imputato: come vedremo, senza di esso il difensore potrebbe trovarsi ad affrontare un intero procedimento senza avere precisa conoscenza dei fatti di causa. Fatta questa necessaria premessa, vediamo ora cos’è il termine a difesa.

Termine per la difesa: cosa dice la legge?

Cos’è il termine a difesa? Te lo dico subito: secondo il codice di procedura penale, nei casi di rinuncia, di revoca, di incompatibilità e di abbandono, il nuovo difensore dell’imputato o quello designato d’ufficio che ne fa richiesta ha diritto a un termine congruo, non inferiore a sette giorni, per prendere cognizione degli atti e per informarsi sui fatti oggetto del procedimento. Il termine può essere inferiore solamente se vi è consenso dell’imputato o del difensore o se vi sono specifiche esigenze processuali che possono determinare la scarcerazione dell’imputato o la prescrizione del reato. In tale caso il termine non può comunque essere inferiore a ventiquattro ore. Il giudice provvede con ordinanza [1].

Avrai senz’altro capito che il termine a difesa non è altro che un rinvio dell’udienza chiesto dal nuovo difensore dell’imputato. La richiesta è giustificata dall’esigenza di studiare gli atti di causa: se l’avvocato non avesse il tempo materiale di prendere visione del fascicolo, vi sarebbe un’intollerabile lesione del diritto alla difesa dell’imputato.

Ti faccio questo esempio: se sei imputato per aver commesso un reato e non sei soddisfatto di come ti sta seguendo il tuo avvocato, è tuo pieno diritto revocarlo e nominarne un altro. Il nuovo difensore, se viene da te nominato immediatamente a ridosso della prossima udienza (ad esempio, solamente pochi giorni prima di questa), avrà diritto a chiedere un termine a difesa, cioè un rinvio dell’udienza che gli consenta di presentarsi alla prossima in maniera adeguata.

Termine per la difesa: come funziona?

Per chiedere un termine per la difesa non occorre fare nulla: è sufficiente che il difensore, in udienza, chieda al giudice un rinvio motivandolo sull’esigenza di aver bisogno del tempo necessario a studiare la causa. Ovviamente, fondamentale per la concessione del termine per la difesa è la data che risulterà in calce al nuovo mandato: se l’avvocato presenta direttamente in udienza l’incarico ricevuto dal cliente, con data che si riferisce al giorno immediatamente antecedente, allora il giudice difficilmente potrà negargli un termine per la difesa. Negli altri casi, se la data del conferimento dell’incarico risulta essere precedente di molti giorni, il magistrato potrebbe anche non ritenere opportuna la concessione di un termine a difesa.

Termine a difesa: di quanto deve essere?

Il codice parla chiaro: il termine per la difesa deve essere congruo e non può mai essere inferiore a sette giorni, salvo vi sia il consenso dell’imputato o dell’avvocato, oppure vi siano gravi esigenze processuali, tipo la possibilità che il processo vada prescritto: in quest’ultimo caso, il termine a difesa può essere abbreviato, ma non può mai essere inferiore alle ventiquattro ore.

Nella pratica, in realtà, le cose sono abbastanza differenti: il rinvio che concede il giudice nel caso di richiesta del termine a difesa non è mai inferiore ad un rinvio normale dell’udienza, che, in genere, è di diversi mesi. Pertanto, di solito il termine concesso è sempre congruo.

La Suprema Corte ha detto che, nel caso in cui il giudice dovesse concedere un termine non adeguato, la difesa potrebbe eccepire la nullità dell’ordinanza con la quale si concede un termine inferiore a quello necessario all’avvocato per violazione del diritto di difesa [2]. Il caso riguardava la concessione di un termine per la difesa di soli quaranta minuti, pertanto inferiore anche a quello minimo stabilito dalla legge nei casi di particolare urgenza. In circostanze come queste, l’avvocato è tenuto ad eccepire immediatamente la nullità della decisione, facendola trascrivere direttamente a verbale.

La congruità del termine a difesa è molto importante, atteso che il rinvio del processo non sospende i termini di prescrizione [3]. In altre parole, l’avvocato che legittimamente chiede ed ottiene un termine per la difesa non blocca, con la sua richiesta, il decorrere dei termini prescrizionali: ciò significa che del rinvio potrà giovarsi l’imputato che intenda raggiungere la prescrizione del reato. Questo avviene, però, quando il termine per la difesa risponda ad esigenze processuali reali, come ti dirò nel prossimo paragrafo.

Termine a difesa: quando non si applica?

Non sempre il termine a difesa è un diritto dell’imputato e del suo difensore. Innanzitutto, non si può chiedere il termine per la difesa quando sono stati nominati due avvocati di fiducia: in ipotesi come questa, infatti, non c’è una reale esigenza di differire l’udienza, poiché il diritto alla difesa è garantito dalla presenza dell’altro patrocinatore, cioè di quello che non è stato sostituito dal nuovo [4].

Ancora, non è possibile concedere il termine per la difesa quando non risponda ad alcuna reale esigenza difensiva: ad esempio, se il nuovo mandato è stato depositato giorni prima in cancelleria e si tratta di un procedimento per un reato bagatellare, il giudice potrebbe ritenere, a ragione, che il rinvio sia superfluo e, pertanto, negare il termine a difesa. In ipotesi come queste (frequentissime nei tribunali), il giudice potrebbe però concedere comunque il rinvio dell’udienza, con sospensione dei termini di prescrizione: in altre parole, il magistrato accoglie la richiesta dell’avvocato qualificandola non come domanda di termine per la difesa, bensì come richiesta di mero rinvio.

In buona sostanza, la giurisprudenza ha negato il diritto al termine per la difesa tutte le volte in cui la richiesta è avanzata solo per strategie dilatorie (cioè, per guadagnare tempo) o, comunque, non vi è una reale esigenza difensiva alla base. Ad esempio, la Corte di Cassazione ha fermamente condannato la strategia difensiva di coloro che cambiano continuamente avvocato al solo fine di permettere al nuovo nominato di chiedere il termine a difesa [5]. Si tratterebbe, in poche parole, di un vero e proprio abuso delle facoltà processuali.

Il termine a difesa non può essere chiesto dal difensore d’ufficio immediatamente reperibile in aula: l’istituto, secondo la giurisprudenza, trova applicazione solamente quando l’imputato si trovi stabilmente privo di un avvocato di fiducia, e non anche quando il titolare della difesa sia solo momentaneamente sostituito da altro [6]. Pertanto, in sintonia con quanto disposto dalla norma, l’avvocato d’ufficio può chiedere un termine per la difesa solamente quando l’imputato si trovi privo di difensore, ad esempio perché quello di fiducia ha rinunciato al mandato.

Il termine a difesa, infine, non può essere chiesto dal sostituto processuale del difensore, a meno che quest’ultimo non sia di nuova nomina. Mi spiego meglio: la legge consente all’avvocato che non può essere presente all’udienza (perché impegnato altrove oppure perché impossibilitato per altre ragioni) di delegare un altro avvocato acché lo sostituisca. Orbene, il sostituto processuale non può presentarsi in udienza e chiedere al giudice un termine per la difesa perché non ha avuto modo di studiare le carte: questo perché il sostituto si intende come una sorta di “estensione” del difensore di fiducia. Detto ancora in altre parole, il sostituto non può chiedere ciò che non potrebbe chiedere nemmeno l’avvocato che sostituisce.

Da tanto deriva che, al contrario, il mero delegato all’udienza può chiedere il termine a difesa qualora l’avvocato delegante fosse di nuova nomina: ciò sempre perché al sostituto si estendono le stesse facoltà e le stesse preclusioni del legale che sostituisce. Quindi, in estrema sintesi: se nomini Tizio tuo nuovo difensore di fiducia nel procedimento penale che si celebrerà domani, e Tizio è impedito a presenziare, questi potrà nominare Caio, suo collega, sostituto processuale, delegandolo a depositare la nuova nomina in udienza e a chiedere un termine per la difesa.

note

[1] Art. 108 cod. proc. pen.

[2] Cass., sent. n. 51567 del 02.12.2016.

[3] Cass., sent. n. 16022 del 06.04.2004.

[3] Cass., sent. n. 5255 del 03.02.2017.

[4] Cass., sent. n. 43593 del 02.10.2018.

[5] Cass., sent. n. 2019 del 18.01.2006.

Autore immagine: Unsplash.com


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