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Perquisizione borsa dell’avvocato

8 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 dicembre 2018



Si può perquisire la borsa di un avvocato? Quali sono le procedure da seguire? Quando si può procedere a perquisizione di uno studio legale?

Un processo penale può essere intrapreso solamente quando ci siano seri elementi a carico di una persona, cioè soltanto quando, secondo la Procura, ci siano fondate ragioni per credere che l’imputato possa essere dichiarato colpevole. Per raccogliere tutti i mezzi di prova necessari, le autorità devono svolgere una serie di indagini volte a cercare tutti quegli indizi che possano essere posti a carico della persona sospettata di aver commesso il crimine. Tra gli strumenti principali utilizzati dagli inquirenti per cercare le prove vi sono sicuramente le ispezioni e le perquisizioni: si tratta di attività d’indagine piuttosto comuni, eseguite dalla polizia giudiziaria quando è alla ricerca di prove importanti a carico della persona indagata. Devi sapere, però, che la legge impone alcune limitazioni quando oggetto di perquisizione o di ispezione è lo studio di un avvocato: in queste circostanze, la ricerca delle prove può avvenire solo nei casi e nei modi tassativamente indicati dal codice di procedura penale. Secondo la giurisprudenza, inoltre, non solo l’ufficio del legale è protetto da questa speciale guarentigia, ma addirittura la sua borsa, quando essa possa essere considerata estensione del suo studio. Non hai compreso bene quello che ti ho detto oppure, semplicemente, non ci credi? Sono pronto a smentirti. Se proseguirai nella lettura di questo articolo ti dirò quando può avvenire la perquisizione della borsa dell’avvocato.

Perquisizione: cos’è?

Prima di parlarti della perquisizione della borsa dell’avvocato, devo necessariamente spiegarti cos’è e come avviene una perquisizione. La perquisizione consiste nell’attività di ricerca di una cosa da assicurare al procedimento o di una persona da arrestare; essa può essere personale o locale: nel primo caso, essa è disposta quando vi è fondato motivo di ritenere che una persona nasconda su di sé il corpo del reato (cioè la cosa su cui è stato compiuto o con la quale si è realizzato il reato) o cose pertinenti al reato; la seconda, invece, è prevista quando vi è il fondato motivo che suddette cose si trovino in un determinato luogo ovvero che in esso possa eseguirsi l’arresto dell’imputato o dell’evaso [1].

La perquisizione, come l’ispezione, è disposta con decreto dell’autorità giudiziaria (giudice procedente o pubblico ministero), la quale può procedere personalmente ovvero disporre che l’atto sia compiuto da ufficiali di polizia giudiziaria delegati con lo stesso decreto. Solo eccezionalmente, è possibile procedere a perquisizione senza la previa autorizzazione del magistrato: si tratti dei casi di flagranza di reato e di altre ipotesi ritenuti urgenti ed indifferibili dalla legge.

Quando la perquisizione dà esito positivo, si procede al sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato, cioè all’apprensione fisica del bene, che viene quindi sottratto a chi ne aveva la disponibilità.

Perquisizione: come funziona?

Le perquisizioni possono essere effettuate soltanto dall’autorità giudiziaria o, come avviene praticamente sempre, dagli ufficiali di polizia giudiziaria.

Quando deve procedersi all’interno di luogo privato occorre che l’autorità procedente esibisca il decreto (il famoso mandato) che autorizza le operazioni. Prima di poter perquisire una persona o la sua dimora, la polizia deve avvisarlo della possibilità di nominare un avvocato o altra persona di fiducia che siano, però, facilmente reperibili; la polizia non è quindi tenuta ad attendere nel caso in cui il proprio avvocato venga da luogo distante.

L’autorità giudiziaria, nel procedere alla perquisizione locale, può disporre con decreto motivato che siano perquisite le persone presenti o sopraggiunte, quando ritiene che le stesse possano nascondere il corpo del reato o cose pertinenti al reato. Può inoltre ordinare che taluno non si allontani prima che le operazioni siano concluse [2].

Particolare tutela è accordata alla perquisizione domiciliare: salvo eccezioni, la perquisizione in un’abitazione o nei luoghi chiusi adiacenti a essa non può essere iniziata prima delle ore sette e dopo le ore venti [3]. Nei casi urgenti, però, l’autorità giudiziaria può disporre che la perquisizione sia eseguita fuori dei suddetti limiti temporali.

Perquisizione avvocato: come avviene?

Quanto detto sinora costituiscono le regole generali della perquisizione; vediamo ora come funziona la perquisizione dello studio di un avvocato. Secondo la legge [4], le ispezioni e le perquisizioni negli uffici dei difensori sono consentite solo:

  • quando essi o altre persone che svolgono stabilmente attività nello stesso ufficio (i collaboratori, in pratica) sono imputati, limitatamente ai fini dell’accertamento del reato loro attribuito;
  • per rilevare tracce o altri effetti materiali del reato o per ricercare cose o persone specificamente predeterminate.

In pratica, uno studio legale può essere oggetto di perquisizione o ispezione solamente se l’avvocato oppure uno dei suoi collaboratori sia stato rinviato a giudizio, cioè abbia già acquistato la qualità di imputato, a meno che la ricerca non sia finalizzata a trovare specifici elementi, evidentemente già individuati nel provvedimento del giudice (ad esempio, una pistola, alcuni documenti falsi, ecc.). A questo proposito, la legge specifica che non si può procedere a sequestro di carte o documenti relativi al lavoro svolto dal difensore, salvo che costituiscano corpo del reato. In pratica, i fascicoli dell’avvocato possono essere sequestrati solamente se essi stessi sono stati utilizzati per commettere il reato. Allo stesso modo, non si può sequestrare la corrispondenza tra l’imputato e il proprio difensore, salvo che l’autorità giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere che si tratti di corpo del reato.

La legge assicura ulteriori garanzie all’avvocato che dovrà essere perquisito. Nell’accingersi a eseguire un’ispezione, una perquisizione o un sequestro nell’ufficio di un difensore, l’autorità giudiziaria, a pena di nullità, deve avvisare il consiglio dell’ordine forense del luogo affinché il presidente o un consigliere da questo delegato possa assistere alle operazioni. Alle ispezioni, alle perquisizioni e ai sequestri negli uffici dei difensori procede personalmente il giudice ovvero, nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero in forza di motivato decreto di autorizzazione del giudice. La violazione di queste disposizioni comporta l’inutilizzabilità dei risultati derivanti da suddette operazioni.

A maggior tutela dell’avvocato, quindi, la perquisizione del suo studio potrà essere effettuata solamente da un magistrato e soltanto previo avviso al consiglio dell’ordine di appartenenza, il quale dovrà inviare un delegato affinché assista all’attività. Quest’ultimo può chiedere che gli venga consegnata copia del decreto che dispone la perquisizione.

Perquisizione borsa avvocato: come avviene?

Giungiamo finalmente al punto più importante dell’articolo: come funziona la perquisizione della borsa dell’avvocato? Posta in questi termini, la questione sembra di facilissima risoluzione: l’agente che compie l’operazione apre la borsa e verifica quello che c’è dentro. Non è così. Secondo la Suprema Corte [5], la borsa che utilizza l’avvocato per il proprio lavoro è equiparabile al suo ufficio, costituendone, di fatto, una sorta di estensione o di prolungamento.

Cosa significa? Vuol dire che per procedere alla perquisizione della borsa di un avvocato occorre seguire tutta la complessa procedura che abbiamo analizzato nel paragrafo precedente, e cioè: dare avviso dell’operazione al consiglio dell’ordine forense di appartenenza; procedere a mezzo del giudice o del magistrato del pubblico ministero espressamente delegato dall’autorità giudiziaria e solamente nei casi e per i motivi indicati dalla legge, con divieto di sequestro di fascicoli o di corrispondenza con clienti, salvo che essi non costituiscano corpo del reato.

Bisogna ricordare, infine, che le garanzie previste dalla legge per le perquisizioni degli studi legali (da estendersi anche alle borse degli avvocati, come appena visto) non sono subordinate alla condizione che tale operazione sia disposta dall’autorità giudiziaria nello stesso procedimento in cui è svolta l’attività difensiva. In poche parole, lo studio legale è sempre tutelato, anche se la perquisizione è stata disposta dal giudice per un processo penale diverso da quello che l’avvocato sta seguendo [6].

note

[1] Art. 55 cod. proc. pen.

[2] Art. 251 cod. proc. pen.

[3] Art. 251 cod. proc. pen.

[4] Art. 103 cod. proc. pen.

[5] Cass., sent. n. 8031 del 20.02.2017.

[6] Cass., Sez. Un., sent. n. 24/1994.

Autore immagine: Pixabay.com


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