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Passaggio da part time a full time: il datore può obbligarmi?

8 Dicembre 2018 | Autore:
Passaggio da part time a full time: il datore può obbligarmi?

Il datore di lavoro può obbligare il dipendente a passare dal tempo parziale al tempo pieno senza il suo consenso?

Lavori come dipendente part time da parecchio tempo: inizialmente avresti desiderato lavorare a tempo pieno, per percepire uno stipendio più alto. Con gli anni, però, sei riuscito ad organizzarti: grazie al part time riesci infatti a conciliare il lavoro con le esigenze familiari, ed a svolgere qualche lavoretto extra. In questo contesto, la nuova esigenza del datore di lavoro, che vorrebbe assumerti a tempo pieno, cade come un fulmine a ciel sereno.

Più che una richiesta, poi, il passaggio da part time a full time ti è stato posto come un’imposizione: se non accetti al trasformazione a tempo pieno, sarai licenziato. Ma, per quanto riguarda il passaggio da part time a full time, il datore può obbligarti? Può licenziarti se ti rifiuti di passare al tempo pieno?

La risposta dipende dalla specifica situazione in cui ti trovi: un conto, difatti, è la richiesta di modifica del contratto, da tempo parziale a tempo pieno, un conto è lo spostamento o l’aumento occasionale delle ore di lavoro, nel caso in cui siano state firmate apposite clausole elastiche.

La situazione, ad ogni modo, non cambia se il passaggio richiesto è da full time a part time. Ma procediamo con ordine.

Aumento temporaneo dell’orario di lavoro: dipendenti part time

In diversi casi, il cambio di orario che desidera il datore di lavoro è un aumento temporaneo o una variazione temporanea della collocazione delle ore di attività: queste modifiche possono essere effettuate unilateralmente dal datore di lavoro solo se previste nelle cosiddette clausole elastiche, delle clausole che devono essere espressamente pattuite:

  • all’interno del contratto di lavoro (se lo prevede il contratto collettivo);
  • oppure in sede protetta, secondo quanto disposto dal Testo Unico dei contratti di lavoro [1].

Il diritto dell’imprenditore di variare la collocazione temporale dell’attività lavorativa è previsto, infatti, nei soli confronti dei lavoratori a tempo pieno, mentre, per quanto riguarda la possibilità di variare l’orario dei dipendenti part time, prevale il loro interesse alla programmabilità del tempo libero. La programmazione del tempo libero è una prerogativa essenziale per i dipendenti a tempo parziale, in quanto potrebbero svolgere un’ulteriore attività, o avere difficoltà nella conciliazione tra lavoro e vita privata.

Variazione da contratto part time a full time

Se ciò che vorrebbe realizzare il tuo datore di lavoro, invece, non è un aumento o una variazione occasionale delle ore di attività, ma è il passaggio permanente da un orario part time ad un tempo pieno, la situazione cambia.

Anche nel caso in cui il tuo orario a tempo parziale abbia una percentuale molto alta e si avvicini all’orario ordinario previsto per i dipendenti full time, il passaggio dal part time al full time non può in alcun modo essere deciso unilateralmente dal datore di lavoro.
Secondo un’importante sentenza della Cassazione [2], in particolare, il datore non può decidere unilateralmente di passare da un rapporto a tempo pieno a un part-time, quindi a una riduzione delle ore di lavoro, senza il consenso scritto del lavoratore. Non è possibile nemmeno il passaggio, con la sola volontà del datore di lavoro, da part-time a full time, a prescindere dalla percentuale di orario a tempo parziale.

Modifica del contratto di lavoro

La variazione, in aumento o in diminuzione, del monte ore pattuito è infatti una modifica del contratto di lavoro inizialmente concordato: questa modifica, perché abbia effetto, necessita di una rinnovata manifestazione di volontà.

La volontà di passare da un contratto part time a full time, e viceversa, non può essere desunta da un semplice comportamento concludente delle parti, come ad esempio dal fatto che inizialmente il lavoratore si sia recato sul posto e abbia iniziato a svolgere le mansioni secondo il nuovo orario, ma va confermata per iscritto.

Quest’orientamento è stato confermato da una recente sentenza della Cassazione [3], che ha ribadito l’impossibilità di trasformare un rapporto da part-time a full-time senza il consenso scritto del lavoratore. Dal 2012 non è più necessario che gli accordi che prevedono la trasformazione del contratto siano stipulati in sede protetta, ma è sempre indispensabile la forma scritta.

Che cosa succede se rifiuto il passaggio a full time?

Il rifiuto di trasformare un rapporto di lavoro da part time a full time, o viceversa, non integra mai un giustificato motivo di licenziamento: è espressamente stabilito dal decreto [4] che recepisce la direttiva europea [5] relativa all’accordo-quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES, oltre a essere stato confermato dalla sentenza della Cassazione inizialmente citata [2].

Se, dunque, il datore di lavoro ti licenzia perché hai rifiutato il passaggio al tempo pieno, si tratta di un licenziamento illegittimo.


In conclusione:
• il datore di lavoro non può modificare senza il consenso del lavoratore, in via permanente, l’orario da part time a full time, realizzando una modifica unilaterale del contratto di lavoro; nel caso in cui ti rifiuti di passare dal regime orario part time al full time, il datore di lavoro non può licenziarti per giustificato motivo;
• la modifica è possibile solo se la variazione oraria è temporanea, e se la possibilità è stata espressamente pattuita in apposite clausole elastiche.

note

[1] D.lgs. 81/2015.

[2] Cass. sent.n. 16169/2006.

[3] Cass.sent. n. 1375/2018.

[4] Art.5 D.lgs. 61/2000.

[5] Dir. 97/81/CE.


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