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Fisco: controlli su siti web e pagine facebook

18 Settembre 2017
Fisco: controlli su siti web e pagine facebook

È valido l’accertamento fiscale originato dalla semplice verifica del sito internet di chi svolge un’attività commerciale o professionale

Attenzione a pubblicizzare troppo la propria attività ed i propri successi lavorativi sul web. Tale “esultanza” potrebbe destare non pochi sospetti e dare il via ad imminenti controlli dell’Agenzia delle entrate. Di recente, infatti, il fisco ha preso di mira i siti internet e le c.d. fanpage di facebook di chi svolge un’attività professionale o commerciale. È bene, quindi, mantenere i “piedi per terra”. Al contrario, si potrebbero attirare non solo le invidie dei colleghi, ma – ciò che è peggio – sgraditi controlli del fisco. Ciò in quanto, le dichiarazioni fatte “on line” dal contribuente costituiscono, da un punto di vista giuridico, delle vere e proprie «confessioni» che consentono di avviare l’accertamento fiscale.

Quanto detto, non è solo una regola di prudenza dettata dal buon senso, ma costituisce quando di recente affermato dai giudici tributari [1], secondo i quali  è valido l’accertamento fiscale originato dalla semplice verifica del sito internet quando quest’ultimo è in grado di fruttare guadagni.

Al riguardo, gli esempi di cui si compone il web sono tantissimi: senza voler scomodare gli studi professionali che si contendono il monopolio sul mercato, sono in molti quelli che – ad oggi – si sponsorizzano e guadagnano dal web: si va dall’attività di vendita di artigianato a quella di lavorazione dei prodotti ortofrutticoli; dall’effettuazione di corsi di ripetizioni private e di recupero scolastico all’organizzazione di escursioni e viaggi; dai servizi di intrattenimento per bambini e babysitteraggio alla realizzazione di oggettistica su misura come borse, collane, orecchini; dalla vendita di stampe fotografiche alla realizzazione di veri e propri progetti per arredare la casa.

È vero: è cambiato il modo di lavorare e molte volte farsi pubblicità è fondamentale per sbaragliare la concorrenza o al solo fine di avere visibilità. Talvolta, però, “millantare” troppo la propria leaderschip sul mercato, esaltare più del dovuto le proprie competenze, i propri successi professionali, far credere all’utenza di avere un indefinito numero di clienti, di eventi o di attività in corso potrebbe essere controproducente. Più che aumentare i clienti, infatti, in questo modo potrebbero aumentare gli accertamenti fiscali le cui risultanze saranno, poi, difficilmente confutabili in una successiva causa.


note

[1] Ctp Trento, sent. n. 236 del 13.10.2016;  Ctp Sardegna, sent. n. 101 del 31.03.2017.

Autore immagina: Pixabay.com


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