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Assenza ingiustificata dal lavoro: sanzioni

1 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 novembre 2018



L’assenza ingiustificata è illecito disciplinare sanzionabile

Avrai sicuramente già sentito parlare di assenza ingiustificata. Questa si verifica tutte le volte in cui non ti presenti al lavoro senza una valida motivazione o comunque senza avere avvisato il datore. Una volta assunto sei infatti obbligato a presentarti al lavoro nei giorni e negli orari stabiliti dal contratto di lavoro o comunque per i turni assegnati dal datore. Dunque è evidente che se non ti presenti regolarmente al lavoro senza una valida motivazione, la tua assenza rappresenta una violazione dei tuoi obblighi e dunque può esserti contestata dal datore e sanzionata. Cercheremo allora di capire in questo articolo quando si verifica una assenza ingiustificata dal lavoro e quali sanzioni possono scattare per il dipendente.

L’assenza ingiustificata: quando si verifica

Il lavoratore ha diritto di assentarsi dal lavoro quando si verifica una delle cause di sospensione del rapporto previste dalla legge, dal contratto collettivo di categoria, nazionale o aziendale, oppure dal contratto individuale di lavoro; in questi casi il lavoratore ha un vero e proprio diritto di assentarsi dal lavoro.

Ciò avviene, ad esempio, in caso di malattia, di maternità, oppure quando il lavoratore fruisce delle ferie o dei permessi retribuiti, oppure quando il lavoratore si sposa e fruisce del congedo matrimoniale.

In tutti questi casi l’assenza è giustificata e il lavoratore ha solo l’obbligo di comunicare l’assenza con un congruo preavviso e con le modalità di solito definite nel contratto collettivo di riferimento. Si pensi al dipendente che si ammala e non si preoccupa di comunicarlo al datore, ma la sua patologia è documentata da un certificato medico: in questo caso siamo in presenza di una assenza giustificata, ma ugualmente illegittima perché non comunicata secondo quanto prevede il contratto collettivo di settore.

In tutte le ipotesi in cui non sussiste una delle predette ragioni giustificative, l’assenza del dipendente sarà ingiustificata ed esporrà il lavoratore ad un possibile procedimento disciplinare.

Il datore di lavoro può infatti avviare un procedimento disciplinare quando il lavoratore pone in essere un comportamento lesivo dei propri obblighi di correttezza, diligenza e buona fede e, in generale, in ogni ipotesi di inadempimento del contratto di lavoro.

L’assenza ingiustificata rappresenta indubbiamente uno dei comportamenti inadempienti del lavoratore che legittima l’avvio di un procedimento disciplinare.

Assenza ingiustificata, illecito disciplinare e procedimento disciplinare

L’assenza ingiustificata costituisce un illecito disciplinare che, nei casi più gravi, può comportare il licenziamento del dipendente.

Essendo un illecito disciplinare, prima applicare qualsiasi sanzione, il datore deve avviare il procedimento previsto dallo Statuto dei lavoratori (obbligatorio salvo intenda sanzionarlo solo con un rimprovero verbale).

Tale procedimento si compone di tre fasi:

  • lettera di contestazione al dipendente: deve essere effettuata nell’immediatezza della violazione o non appena il datore ne viene a conoscenza e deve essere precisa nell’addebito, non potendo poi essere modificata;
  • termine di 5 giorni lasciato al dipendente per presentare le proprie giustificazioni per iscritto o oralmente in un’apposita convocazione a cui ha diritto di partecipare accompagnato da un sindacalista
  • comunicazione dell’esito del procedimento disciplinare ed eventuale irrogazione della sanzione disciplinare.

Assenza ingiustificata e licenziamento

Probabilmente ti chiederai se una sola assenza ingiustificata può comportare l’applicazione della sanzione del licenziamento.

Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto controllare cosa prevede il CCNL di riferimento.

I contratti collettivi, infatti, spesso contengono una elencazione delle condotte inadempienti del dipendente prevedendo, per ciascuna, la relativa sanzione che il datore di lavoro può infliggere.

Spesso si prevede che il licenziamento possa essere comminato quando le assenze ingiustificate si siano ripetute nel tempo (c.d. recidiva) oppure quando l’assenza supera un determinato numero di giorni.

In generale, si ritiene che in alcuni casi di eccezionale urgenza il dipendente non può essere licenziato per non aver comunicato la propria assenza: si pensi all’ipotesi in cui il coniuge o il figlio del dipendente sia vittima di un incidente e questo debba recarsi immediatamente all’ospedale per assisterlo; l’assenza non comunicata non può portare al licenziamento anche se perdura per più giorni.

Licenziamento per assenza ingiustificata: spetta la NASpI?

Il licenziamento per assenza ingiustificata è classificabile come un licenziamento disciplinare.

Tuttavia, anche in questi casi il lavoratore ha diritto all’indennità di disoccupazione, avendo perso senza colpa il lavoro. Per “senza colpa” deve intendersi che il lavoratore, pur non essendosi volontariamente presentato al lavoro, ha perso la propria occupazione incolpevolmente, essendo onere del datore graduare la sanzione in base all’illecito disciplinare commesso e dunque potendo il datore anche applicare una sanzione conservativa, in luogo del licenziamento.

Assenza ingiustificata: vale come dimissioni?

La giurisprudenza è ormai molto critica nei confronti delle aziende che interpretano l’assenza ingiustificata come dimissioni. In tali casi, l’azienda deve piuttosto procedere alla regolare procedura di licenziamento.

Oggi infatti le dimissioni possono essere rassegnate, per essere efficaci, solo in via telematica, dunque la mera assenza di per sé non rappresenta una dimissione tacita dal rapporto di lavoro.

Pertanto, non è sufficiente la constatazione dell’assenza dal posto di lavoro e della mancanza di giustificazione per ravvisare lo scioglimento automatico del rapporto.

Il lavoratore assente dall’azienda non si può considerare dimissionario per tacito comportamento. 


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