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Diritto di visita non rispettato: che fare?

9 Dicembre 2018 | Autore:


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Quando non convivi con tuo figlio, può capitare che l’ex ti impedisca di incontrarlo o ti renda difficile trascorrere del tempo con lui. Come puoi difendere il tuo diritto di visita?  

Quando una coppia attraversa una crisi talmente forte da portarla a decidere di separare le proprie strade è doveroso che gli ex pensino, prima di affrontare qualunque altro aspetto, all’interesse dei figli che sono nati dalla loro unione. Questo perché, è evidente se ci si soffermasse a pensarci un attimo, che: mentre le conseguenze del fallimento della propria convivenza dipendono da scelte ed azioni riconducibili a se stessi, non così è per i figli, i quali, in linea di principio, non scelgono nè dove nè come nè quando né, tanto meno, “se” nascere. Va da sé, pertanto, che rispettando il proprio stato di genitore, oltre che di persona responsabile, ogni problema nella separazione o nel divorzio o nella fine della convivenza dovrebbe essere letto alla luce del fatto che, nel risolverlo, occorre trovare la soluzione più rispettosa dell’equilibrio psicofisico del proprio figlio. Il quale, inevitabilmente e senza propria colpa, si troverà a dover affrontare l’abbandono di quelle che erano le sue certezze e le proprie abitudini. Bene, questa linea di pensiero è stata fatta propria dal legislatore. Infatti, in più occasioni, legge e giudici (che sono chiamati ad applicare il diritto) richiamano il principio secondo cui, anche a fronte di vicende che vedono i genitori terminare la propria vita in comune, rimane fermo il diritto fondamentale del figlio, riconosciuto anche a livello internazionale, di mantenere un rapporto stabile e duraturo con ambo i genitori. Ma cosa accade quando né intelligenza né la collaborazione aiutano una coppia ad adeguare le proprie condotte a questi princìpi? E, quindi, cosa accade quando le disposizioni del giudice, che sono dettate sempre e solo all’interesse dei figli, vengono violate dall’uno o dall’altro genitore? Bene, si verifica semplicemente l’intervento della legge che, a gamba tesa, deve riportare forzosamente l’equilibrio nella coppia. E questo è ciò che accade anche con riferimento al caso in cui un genitore violi il diritto di visita dell’altro con i figli, atteso che molto spesso i rapporti con questi ultimi vengono definiti non di comune accordo dalla coppia “scoppiata” ma sulla scorta di una decisione, in un certo senso, calata dall’alto: cioè, dal giudice nelle aule di giustizia. Diritto di visita non rispettato: che fare?

Il diritto di visita

Con l’introduzione dell’affidamento condiviso che permette ad entrambi i genitori di esercitare i diritti ed i doveri nei confronti dei figli, e che viene definita con una unica espressione responsabilità genitoriale, si verifica, sia nelle separazioni sia nei divorzi sia nella disciplina dei rapporti tra genitori che non sono sposati, che il minore abbia la residenza presso uno dei due genitori, col quale conviverà per la maggior parte dell’anno. Si tratta di quello che viene definito tecnicamente collocamento prevalente del figlio. Il genitore collocatario è il genitore che convive col figlio. Il genitore non collocatario è, di contro, quello che ha il diritto di visita. Il collocamento prevalente, dunque, è l’espressione con la quale si identifica il luogo nel quale il figlio risiederà.

Di contro, all’altro genitore viene garantito il diritto di visita settimanale oltre alla possibilità di tenere con sè il figlio, per tempi più lunghi, nei periodi festivi. Questa complessiva forma di regolamento della gestione dei rapporti tra genitori e figli avviene perché per la legge la tutela principale è quella da apprestare all’interesse di questi ultimi.

In questa ottica, il giudice tende in linea generale a far conservare al figlio minore, o maggiorenne ma non indipendente economicamente, la residenza nel luogo dove ha sempre vissuto oltre che le abitudini di vita da sempre avute, almeno finché i genitori hanno convissuto. Qui è la spiegazione del fatto per il quale, nella stragrande maggioranza dei casi, il figlio fissa la propria residenza presso la casa coniugale, detta anche casa familiare, cioè l’immobile in cui la coppia ha vissuto, e perché alla donna viene quasi sempre assegnata questa casa, in cui entrambi avranno la residenza.

Soprattutto quando si tratta di minorenni, infatti, si tende a salvaguardare il “nido” e le consuetudini di vita del figlio, prevedendo che lo stesso conviva con la madre, oggettivamente più predisposta dell’uomo ad allevare e crescere la prole, ed assegnando alla donna la casa. La scelta, quindi, è determinata per salvaguardare quel minimo di stabilità delle abitudini dei figli e per evitare, quindi, che si aggravino le conseguenze psicologiche a danno degli stessi, i quali, quando una coppia si separa, devono già subire i cambiamenti determinati dalla fine del rapporto tra i genitori.

A fronte della convivenza presso il genitore che manterrà la casa familiare, come già osservato, viene garantito all’altro genitore non convivente col figlio, e che viene definito genitore non collocatario, il diritto di visita, che regola il modo in cui può passare del tempo assieme a quest’ultimo. Con l’espressione “diritto di vista”, infatti, si indica il diritto-dovere del genitore di avere dei giorni, più o meno prestabiliti, da trascorrere in modo esclusivo con il figlio, in un luogo diverso dalla sua residenza abituale e per un periodo limitato [1].

Questo è il metodo scelto dal legislatore per permettere al genitore che non vive quotidianamente il figlio di mantenere con lo stesso un legame costante, costruttivo e solido. Si riconosce e garantisce al figlio un lasso di tempo, variamente determinato o dagli accordi tra i genitori o dai provvedimenti dei giudici, da trascorrere in modo esclusivo col genitore con cui non convive e di cui, va da sé, sentirà la lontananza.

Infatti, nella prassi, i giudici stabiliscono quello che viene definito il calendario delle visite che rappresenta i giorni nei quali, compatibilmente con gli impegni del figlio, quest’ultimo potrà trattenersi fuori dalla propria residenza con il genitore con cui non convive.

Ad esempio, vengono decise:

  • delle visite settimanali da passare con l’altro genitore;
  • oltre che delle permanenze a weekend alterni, ad esempio, dal venerdì sera alla domenica sera;
  • oltre che dei soggiorni presso il genitore non collocatario che coincidono con le feste “comandate” come la Pasqua, il Natale e le stesse ferie estive.

Un provvedimento che stabilisce che il figlio fissi la residenza con la madre presso la casa familiare e che poi deve anche determinare il diritto di visita del padre, potrebbe così disporre il calendario:

  • due giorni infrasettimanali consecutivi, esempio, martedì e mercoledì, con pernottamento;
  • a fine settimana alternati dal pomeriggio del venerdì alle ore 8.00 del lunedì, con accompagnamento a scuola;
  • la festività di Pasqua da trascorrere, ad anni alterni, presso l’uno e l’altro genitore;
  • le festività di Natale e di Capodanno ad anni alterni, cioè, se le feste natalizie sono trascorse con la mamma, quelle di capodanno saranno del padre e viceversa;
  • il giorno del compleanno del figlio, da trascorrere con entrambi i genitori ma, se non vi fosse accordo in tal senso, anche in questo caso si potrebbe scegliere il criterio dell’alternanza di anno in anno (il 2018 con il papà ed il 2019 con la mamma e così di seguito).

Ma, come detto, il calendario delle visite può adattarsi alle più variegate esigenze dei figli e dei genitori, predisponendo giorni e modalità differenti per gli incontri in base alle diverse necessità.

In ogni caso, il principio da rispettare è che il figlio, nonostante la coppia sia “scoppiata” e, quindi, i propri genitori non convivano più con lo stesso, ha il diritto di mantenere rapporti solidi e continuativi sia con la madre che col padre. Tanto è vero quanto detto, che il diritto di visita può essere limitato oppure, nei casi più gravi, escluso, solo in rare e particolarissime ipotesi.

Gli esempi più noti sono quelli relativi ai genitori che fanno abuso di sostanze stupefacenti oppure di alcool o che hanno problemi di pedofilia e così via dicendo.

Ed, in ogni caso, deve sempre verificarsi quanto segue:

  • i gravi motivi determinanti la sua limitazione od esclusione (come: alcolismo, abuso di sostanze stupefacenti, pedofilia, violenza fisica ecc.) devono essere accertati in uno specifico giudizio;
  • deve essere provato, anche, che il diritto di visita si trasforma in una possibile lesione dell’equilibrio psicofisico del minore.

Diritto di visita del genitore che ha l’affidamento

Si è avuto modo di vedere che, quando si verifica un allontanamento tra i partner, in una coppia, il tribunale dispone nella maggior parte dei casi l’affidamento condiviso, cioè, quel sistema di gestione del rapporto genitore-figlio che prevede uguali diritti e doveri dei primi verso il secondo. Anche se, in alcuni casi, possono anche essere emesse decisioni che affidano il figlio solo ad un genitore (cd. affidamento esclusivo), mentre all’altro viene comunque garantito il mantenimento di un rapporto continuativo con la prole.

Ad esempio, può essere stabilito che il figlio fissi la residenza e conviva con la madre, la quale avrà diritto-dovere di prendere le decisioni sulla sua educazione e crescita senza confrontarsi col padre, a cui viene garantito un calendario di visite (come sopra precisato).

Ma, come in tutte le cose umane, non è scontato che l’accordo, tra le parti, o la sentenza, emessa dal giudice, sia rispettata. Ed, infatti, può verificarsi che, nonostante vi sia un provvedimento che stabilisce un calendario delle visite, indicando i giorni nei quali il genitore che non convive col figlio può andare a prelevarlo dalla sua residenza per condividere con lo stesso del tempo, in maniera costruttiva ed esclusiva, il genitore collocatario ne ostacoli la visita.

Ad esempio:

  • trovando scuse per evitare che il figlio esca da casa, come una inventata febbre dell’ultimo momento;
  • incitando il figlio contro l’altro genitore, cosicché il primo rifiuti di uscire col secondo;
  • non rispettando gli orari di vista, soprattutto se si tratti di minore, e così via dicendo.

Ma attenzione, perché se ciò accade, il genitore che non convive col figlio può mettere in atto diverse azioni per far sì che gli venga riconosciuto in concreto il diritto di stare del tempo con questi. Le armi che il genitore escluso ha in mano per difendersi si possono esercitare sia in sede civile che in sede penale.

Più di preciso, dal punto di vista penalistico, è possibile depositare una denuncia nei confronti del genitore che convive col minore perché non adempiente e per non aver rispettato (in diritto si dice “per aver eluso”) il provvedimento del giudice civile che riguarda l’affidamento dei figli. E c’è poco da scherzare perché la norma in materia [2] prevede l’applicazione della pena della reclusione fino a 3 anni e del pagamento di una multa che va da € 103,00 ad € 1.032,00.

In particolare, se il tuo ex ti impedisce di vedere tuo figlio, devi:

  • recarti presso la più vicina stazione dei carabinieri o della polizia di stato, dicendo di voler denunciare la violazione del diritto di visita tra te e tuo figlio;
  • in sostituzione al primo punto, e si tratta di un consiglio che si caldeggia nell’interesse della più celere e sicura tutela delle tue ragioni, contattare l’avvocato di tua fiducia, meglio se penalista, esponendo l’accaduto e concordando un appuntamento per procedere con la denuncia;
  • avere con te copia della sentenza (o dell’accordo) che dispone il calendario delle visite;
  • preparare preventivamente un promemoria sul quale indicare le occasioni in cui ti è stato impedito di vedere tuo figlio, specificando anche possibili testimoni;
  • sottoscrivere la denuncia e depositarla (quest’ultima è una attività a cui provvederà il tuo avvocato, se ne avrai scelto uno).

L’eventuale prova del comportamento scorretto dell’altro genitore può essere determinante per convincere anche il giudice civile ad applicare le relative sanzioni amministrative o a modificare il collocamento del minore o, ancora, a modificare l’affidamento del figlio.

Infatti, al genitore leso nel diritto di visita è possibile anche adire il giudice civile [3] chiedendo allo stesso:

  • di applicare i provvedimenti sanzionatori a carico del genitore che è stato inadempiente rispetto alle regole dell’affidamento;
  • di modificare le condizioni della collocazione del figlio o l’affidamento.

In merito alla procedura da seguire, più nello specifico, queste sono le fasi:

  • è necessario rivolgersi ad un legale, al quale si porteranno tutti i documenti e le prove del caso;
  • è necessario che la richiesta venga depositata presso il tribunale del luogo di residenza del figlio;
  • una volta che il tribunale avrà designato il giudice che dovrà decidere, questi convocherà entrambi i genitori, adottando quelli che reputerà i provvedimenti più giusti tra cui le modifiche alle modalità di collocamento (ad esempio, decidendo che il minore inizi a convivere con l’altro genitore) o di affidamento (ad esempio, disponendo l’affidamento esclusivo) del figlio ed eventuali sanzioni.

Come anticipato, infatti, se vi sono le prove di manifeste responsabilità del genitore collocatario nel porre in essere atti che arrecano pregiudizio al figlio ed ostacolano il corretto svolgimento delle modalità di affidamento, non solo può applicare allo stesso le sanzioni in base alla gravità dell’inadempimento, per quanto può anche modificare il provvedimento di collocamento [4] o di affidamento, giungendo finanche a poter stabilire, nei casi più gravi, l’affidamento esclusivo a carico dell’altro genitore.

Per quanto riguarda, invece, le sanzioni, il giudice può:

  • ammonire il genitore inadempiente. L’ammonizione non è altro che una sorta di “dichiarazione” con cui il magistrato, richiamato l’illegittimo comportamento del genitore, lo sollecita a non ripeterlo mai più, onde evitare in futuro l’applicazione di sanzioni pecuniarie e disposizioni più gravi;
  • disporre una somma per il risarcimento dei danni in favore del minore;
  • disporre una somma di denaro per il risarcimento dei danni in favore del genitore che ha visto leso il diritto di visita;
  • oppure, condannare il genitore non adempiente al pagamento di una sanzione amministrativa che va da € 75,00 ad € 5.000,00 a favore della cassa delle ammende.

Da ultimo, il genitore che ha visto non rispettato il proprio diritto di visita, nel caso in cui il giudice italiano non dovesse adottare i provvedimenti adeguati per risolvere il problema, può adire direttamente la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo [5] per richiedere la condanna del Paese per le sue incapacità a gestire la giustizia.

Diritto di visita del genitore che non ha l’affidamento

È evidente che l’atteggiamento ostruzionistico di un genitore a danno degli incontri che devono avvenire tra l’altro genitore ed il figlio, non fa che creare un danno molto profondo nella fase evolutiva della formazione della personalità e della sfera affettiva e di identità a discapito del figlio stesso. È ciò vale sempre, anche nel caso in cui egli abbia l’affidamento esclusivo del figlio, che si sostanzia nel fatto che può assumere le decisioni nelle scelte educative sul minore in autonomia, senza interpellare l’altro (contrariamente a quanto accade nell’affidamento condiviso).

Anche al genitore non affidatario deve essere garantito un sufficiente lasso di tempo col figlio per permettergli di creare o rafforzare il rapporto affettivo e di stima con quest’ultimo oltre che di contribuire moralmente, e non solo economicamente, alla sua crescita.

Quindi, anche in questo caso il diritto di visita del genitore che non ha ottenuto l’affidamento del figlio deve essere rispettato perché l’interesse prevalente rimane la sana crescita psicofisica della prole. Ed è in questa ottica che appare necessario il contributo della presenza di tutte e due i genitori. Ed è solo quando colui, che non ha l’affidamento del figlio, esercita il diritto di visita in modo obiettivamente pregiudizievole all’equilibrio psicofisico del minore, che il tribunale può vietare, su richiesta dell’altro genitore o dei servizi sociali, gli incontri.

Cosa si può fare se, ai danni del genitore che non convive né ha l’affidamento del minore, l’altro violi il diritto di visita, con un comportamento irresponsabile? Poiché il diritto di visita del genitore non affidatario non ha carattere assoluto ma dipende dall’interesse morale del figlio, si può dire che, in linea generale, al genitore non affidatario competono le stesse azioni di quello che ha l’affidamento condiviso. Ma con una rischio maggiore.

Perché nei casi di affidamento esclusivo, che di per sé depongono per la impossibilità (attuale) di disporre l’affidamento anche in favore del coniuge escluso, se al tribunale perviene la richiesta di intervento da parte del genitore non affidatario perché il proprio diritto di visita viene violato, è possibile che il giudice disponga l’affidamento del minore all’ente territoriale, cioè al comune, determinando l’obbligo dei servizi sociali di organizzare comunque degli incontri continuativi con il genitore non affidatario [6].

note

[1] L. n. 64/1994.

[2] Art. 388 co. 2 cod. pen.

[3] Art. 709 ter cod. proc. civ.

[4] Trib. Bergamo sent. n. 3201/2016;

[5] Corte Europea dei diritti dell’uomo sent. del 15/09/2016 su ricorso del 2012; Corte Europea dei diritti dell’uomo sent. n. 36168/2010 su ricorso del 2009.

[6] Trib. Varese sezione I° Decreto del 3.02.2011.


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