Lo Stato regala un terreno a chi fa il terzo figlio

31 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Ottobre 2018



Manovra: chi avrà un bambino dal 2019 riceverà per 20 anni un pezzo di terra da coltivare. Un provvedimento con qualche vantaggio e molte perplessità.

Hai già due figli e, con il tuo partner, avete pensato più volte di fare il terzo ma non osate: un’altra bocca da sfamare potrebbe essere troppo per le vostre possibilità. Ora il Governo vi vuole venire incontro: voi mettete al mondo un altro bambino ed avrete in omaggio un pezzo di terra. Proprio così: lo Stato regala un terreno a chi fa il terzo figlio. Attenzione, però: non sarà vostro a vita ma solo per 20 anni. In questo periodo di tempo, potrete lavorarlo e farlo fruttare come vi pare. Magari coltivando frutta e verdura per dare da mangiare alla prole.

L’intenzione del Governo con questo provvedimento inserito nella manovra 2019 è doppia. Da una parte vuole invertire la tendenza della natalità ed incoraggiare le coppie italiane a fare più figli. Dall’altra, vuole evitare che le terre di proprietà dello Stato vadano in malora perché nessuno le vuole coltivare. Il discorso fila, insomma.

Come diceva un brano di fine ‘800 scritto da Francesco Bertelli, «il tempo è dei filosofi, la terra è di chi la lavora».

Ecco, per 20 anni hai la possibilità di sentirti padrone di un pezzo di terra, ora che lo Stato regala un terreno a chi fa il terzo figlio.

Oltre alla procreazione-ter, ci sono altre condizioni per avere in concessione il terreno. Vediamo quali.

Terreno in regalo: i requisiti

Dunque, per avere in regalo dallo Stato un terreno bisogna fare un terzo figlio. Per cui, il primo requisito fondamentale è averne già due. Il terzogenito deve nascere tra il 2019 ed il 2021 compresi. Quindi, se sei incinta ed hai il termine a fine dicembre di quest’anno, tieni duro ed aspetta qualche giorno, che arrivi almeno quello di Capodanno. Altrimenti non vale.

Secondo requisito: che papà e mamma siano sposati. Al momento non dovrebbe essere coinvolto in questo «affare» chi convive o chi ha istituito un’unione civile e vuole adottare un terzo figlio. Perché? Perché a dettare le norme del provvedimento potrebbe essere il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, cattolico conservatore che vorrebbe tener fede alla tradizione. Niente famiglie allargate, niente coppie di fatto, men che meno unioni civili tra persone dello stesso sesso: soltanto marito e moglie legalmente sposati, con già due pargoli ed un terzo nel cassetto. La versione definitiva del testo contenuto nella manovra ci dirà se ciò sarà possibile: la legge, infatti, equipara per molti versi il matrimonio all’unione di fatto o all’unione civile.

Terzo requisito: essere residente in Italia da almeno 10 anni. Questo per fare una «scrematura» tra i cittadini stranieri. Escluderli del tutto (come si pensava di fare con il reddito di cittadinanza) sarebbe incostituzionale. In questo modo, quindi, si premia chi vive e paga le tasse in Italia da più tempo.

Terreno in regalo: per quanto tempo?

Come dicevamo, lo Stato regala un terreno a chi fa il terzo figlio ma non per tutta la vita. Sarebbe più opportuno dire «dà in prestito» un terreno. Per quanto tempo? Per 20 anni.

Si tratta di una concessione temporanea, non di un bene in omaggio da rivendere.

Ma molti nodi devono venire ancora al pettine, anche perché l’operazione – almeno da quello che si sa finora – non è così semplice.

Terreno in regalo: vantaggi e svantaggi

Ricevere in regalo dallo Stato un terreno se si fa un terzo figlio può essere un vantaggio soprattutto per chi ha in mente di cambiare vita e di avviare un’attività in mezzo alla campagna. Pensa ad esempio, a chi vorrebbe mettere in piedi un agriturismo o un’attività di vendita di prodotti biologici. Avere in mano gratuitamente (si fa per dire) il pezzo di terra può essere un bell’inizio.

Qualche svantaggio, o comunque qualche perplessità, c’è. Ammesso e non concesso che uno abbia voglia di fare il contadino, resta da capire perché lo deve fare in una terra che non sarà mai sua, a meno che il provvedimento definitivo contempli la possibilità di riscattare il terreno passati i 20 anni di concessione.

Seconda perplessità: è davvero un vantaggio avere un pezzo di terreno a condizione di fare un terzo figlio? Il bambino, chi lo mantiene? Chi gli paga le visite mediche, il latte, i pannolini, la scuola, i vestiti? Il terzo figlio resta, ovviamente da mantenere ed inoltre tocca lavorare la terra per dare un senso a ciò che lo Stato ti ha concesso.

Terza perplessità che il Governo dovrà spiegare (possibilmente prima che le coppie si mettano in moto per fare il terzo figlio): dove si trova quel terreno? C’è il rischio che oltre a fare un figlio in più tocchi traslocare a qualche decina o centinaio di chilometri di distanza? Ad oggi, lo Stato possiede circa mezzo milione di terreni agricoli per un valore di quasi 10 miliardi di euro. Legittimo chiedersi: perché il Governo li dà in prestito alle famiglie numerose e non li vende per finanziare, ad esempio, la flat tax o le pensioni?

Non è che la terra vale così poco da non trovare facilmente un acquirente?

Quarta perplessità: chi fa un terzo figlio in città e vuole continuare a lavorare in ufficio o in negozio anziché fare il contadino potrebbe sentirsi discriminato rispetto a chi riceve un terreno gratis dallo Stato? Lui non ha diritto ad un aiuto per contribuire ad aumentare l’indice di natalità in Italia (se veramente è questo l’obiettivo del Governo?

Quinta e (per ora) ultima perplessità: vale la pena fare un terzo figlio solo per avere un terreno in comodato?


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4 Commenti

  1. Salvini soffre della sindrome della visibilita, pur sapendo che la terra nessun giovane italiano vuole lavorare, Mussolini poté farla perché gli italiani di allora erano poveri ma con molta voglia di fare.

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