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A quanto ammonta la pensione sociale

1 novembre 2018 | Autore:


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Ecco a quanto ammonta la pensione sociale per chi non ha versato durante la sua carriera lavorativa i contributi necessari per ricevere una pensione diretta.

Non hai i contributi necessari per chiedere una pensione diretta all’Inps (Istituto nazionale della previdenziale social)? Oppure hai lavorato per tanti anni in nero che non ti hanno permesso di integrare e raggiungere gli anni minimi richiesti dall’Inps per godere della pensione di vecchiaia o della pensione anticipata? Ti starai sicuramente chiedendo se per te lo Stato ha riservato comunque una pensione minima per garantirti una sopravvivenza dignitosa. La risposta è assolutamente positiva. La soluzione alle tue preoccupazioni si chiama «pensione sociale». Ma a quanto ammonta la pensione sociale? Chi ne ha diritto? È necessario avere delle condizioni minime per goderne? Da chi viene pagata e cosa fare per averne diritto? Per sapere tutto nel dettaglio sulla pensione sociale ti basterà dedicare qualche minuto alla lettura di questo articolo. Andiamo quindi in ordine e vediamo nello specifico tutto quello che c’è da sapere sulla pensione sociale.

Che cos’è la pensione sociale?

Per prima cosa è necessario sapere che l’assegno sociale è una prestazione economica erogata a domanda dall’Inps. Essa può essere chiesta, sia dai cittadini italiani che dagli stranieri, che vivono in condizioni economiche di povertà e quindi con redditi inferiori alle soglie stabilite dalla legge.

L’assegno sociale, dunque, spetta a prescindere dal versamento dei contributi all’Inps, in quanto può essere chiesta anche da chi non ha versato neanche una settimana contributiva nelle casse previdenziali.

A chi spetta la pensione sociale? Quali soggetti possono chiedere la pensione sociale?

La legge stabilisce che possono farne richiesta:

  • i cittadini italiani;
  • gli stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del comune di residenza;
  • i cittadini extracomunitari/rifugiati/titolari di protezione sussidiaria con permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo. Questi soggetti devono però dimostrare di avere soggiornato legalmente in Italia ed in via continuativa da almeno 10 anni.

Da notare che chiunque voglia chiedere la pensione sociale deve avere in ogni caso la residenza effettiva in Italia. Ciò fa sì che un eventuale trasferimento all’estero comporta conseguentemente la perdita della pensione sociale.

Quali sono le condizioni da rispettare per ricevere la pensione sociale?

Come tutte le prestazioni economiche, affinché il richiedente possa fruirne è assolutamente necessario soddisfare delle condizioni minime che dettaglieremo di seguito.

Innanzitutto è necessario avere una determinata età anagrafica. Per l’anno 2018, infatti, occorre avere almeno 66 anni e 7 mesi. Requisito, questo, che deve poi essere adeguato alla speranza di vita stimata dall’Istat (Istituto nazionale di statistica), come previsto dalla riforma previdenziale dell’ex ministro Elsa Fornero [1]. Infatti, già a partire dal prossimo anno, ossia dal 1° gennaio 2019, il requisito anagrafico si incrementa esattamente di 5 mesi.

Pertanto, per il biennio 2019-2020, è necessario avere almeno 67 anni di età per poter richiedere all’Inps la pensione sociale. La seconda condizione da rispettare che, come la prima è imprescindibile per il conseguimento della domanda di pensione sociale, è il requisito economico.

Innanzitutto c’è da dire che esso si differenza a seconda che si tratta di:

  • pensionato individuale (in questo caso si conteggia solo il reddito del singolo pensionato);
  • oppure, pensionato coniugato (in quest’ultimo caso si fa riferimento, oltre al reddito del richiedente, anche al reddito del coniugato).

Nel primo caso, il limite di reddito è pari a 5.889,00 euro annui. Se invece si tratta di una persona coniugata, il limite di reddito sale a 11.788 euro annui.

A quanto ammonta la pensione sociale?

Entrando più nel dettaglio del funzionamento della pensione sociale, l’importo dipende sostanzialmente dal reddito posseduto. Nel senso che l’importo integrale spetta solamente a chi non ha alcun reddito. Mentre spetta una pensione ridotta a chi percepisce un reddito ai fini Isee inferiore a 5.889,00 euro annui. Per l’anno 2018, l’importo intero dell’assegno è di 453 euro, valevole per 13 mensilità, ossia 5.889 euro annui.

Ma a quanto corrisponde esattamente l’importo della pensione sociale se si è in possesso di un reddito inferiore al predetto importo. Ebbene, in tali casi l’assegno viene erogato per un importo ridotto pari alla differenza tra l’importo intero annuale dell’assegno sociale corrente e l’ammontare del reddito annuale.

Cosa significa? In termini pratici, se un soggetto guadagna un importo di 150 euro al mese l’assegno sociale spetterà in misura pari a 303 euro (che sarebbe 452 euro meno i 150 euro percepiti al mese). La tavola seguente riepiloga i limiti di reddito e la determinazione dell’assegno per gli anni 2017 e 2018.

Oltre alla pensione sociale, il pensionato può ricevere – a determinate condizioni – anche la maggiorazione [2] e l’incremento per gli over 7 0enni [3].

Per quanto riguarda la maggiorazione, pari a 12,92 euro, ai fini della sua spettanza il beneficiario coniugato deve rispettare, oltre al limite dei reddito coniugale, anche il limite di reddito personale.

La misura della maggiorazione sociale spettante è quella di importo meno elevato tra l’intero importo della maggiorazione e quello risultante dal calcolo effettuato sulla base del reddito personale e della sommatoria dei redditi del pensione a del coniuge.

In particolare:

  • in caso di pensionato individuale, spetta la maggiorazione intera se il reddito è inferiore a 5.889 euro. Mentre spetta in misura parziale per redditi inferiori a 6.056,96 euro;
  • mentre in caso di pensionato coniugato, spetta la maggiorazione intera se il reddito è inferiore a 12.485,46 euro. Mentre spetta in misura parziale per redditi inferiori a 12.653,42 euro.

Con riferimento all’incremento per gli over 70enni, invece, di importo pari a 190,86 euro, esso spetta per chi ha compiuto il 70esimo anno di età.

La somma è erogato in base al seguente meccanismo:

  • in caso di pensionato individuale, spetta l’incremento intero se il reddito è inferiore a 5.889 euro. Mentre spetta in misura parziale per redditi inferiori a 8.370,18 euro;
  • in caso di pensionato coniugato, spetta la maggiorazione intera se il reddito è inferiore a 11.788 euro. Mentre spetta in misura parziale per redditi inferiori a 14.259,18 euro.

Quali redditi influiscono sul calcolo della pensione sociale?

Ma quali sono i redditi che l’Inps considera ai fini del calcolo del limite Isee, che risulta dirimente per la spettanza o meno della pensione sociale? Ebbene, la legge afferma che bisogna considerare i redditi di qualsiasi natura al netto dell’imposizione fiscale e contributiva.

Inoltre vanno considerati anche i redditi esenti da imposte, quelli soggetti a ritenute alla fonte a titolo d’imposta o imposta sostitutiva, nonché agli assegno alimentari.

Di converso, restano fuori dal calcolo del limite Isee il Tfr (Trattamento di fine rapporto) ed eventuali anticipazioni, le competenze arretrate soggette a tassazione separata, il valore dello stesso assegno sociale nonché il reddito della casa di abitazione.

Dunque è possibile stilare un elenco di redditi che devono obbligatoriamente essere calcolati ai fini del calcolo di spettanza della pensione sociale, ossia:

  • i redditi assoggettabili all’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche), al netto dell’imposizione fiscale e contributiva;
  • i redditi esenti da imposta;
  • i redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (vincite derivanti dalla sorte, da giochi di abilità, da concorsi a premi, corrisposte dallo Stato, da persone giuridiche pubbliche e private);
  • i redditi soggetti a imposta sostitutiva come interessi postali e bancari, interessi dei CCT e di ogni altro titolo di stato, interessi, premi e altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, emessi da banche e società per azioni, ecc.;
  • i redditi di terreni e fabbricati;
  • le pensioni di guerra;
  • le rendite vitalizie erogate dall’Inail (Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro);
  • le pensioni dirette erogate da stati esteri;
  • le pensioni e gli assegni erogati agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordi;
  • gli assegni alimentari corrisposti a norma del codice civile.

Mentre non devono essere calcolati:

  • i trattamenti di fine rapporto e le anticipazioni sui trattamenti stessi;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • le competenze arretrate soggette a tassazione separata;
  • le indennità di accompagnamento per invalidi civili, ciechi civili e le indennità di comunicazione per i sordi;
  • l’assegno vitalizio erogato agli ex combattenti della guerra 1915-1918;
  • gli arretrati di lavoro dipendente prestato all’estero.

Cosa succede se supero i limiti di reddito Isee?

Laddove il pensionato superasse i limiti di reddito Isee in seguito alla percezione della pensione sociale, si verifica la sospensione dell’assegno. Il ripristino della pensione, in tali casi, può avvenire solamente se i redditi percepiti tornano al di sotto del limite Isee massimo prestabilito dalla legge.

A tal fine, si ricorda che è l’Inps a vigilare annualmente sulla spettanza della pensione sociale, verificando che il redditi di ciascun pensionato non oltrepassi il tetto previsto.

Da notare, inoltre, che la pensione sociale è erogata in maniera provvisoria dall’Inps che, sulla base delle dichiarazioni dei pensionati, conguaglierà l’importo entro il mese di luglio dell’anno successivo sulla base dei redditi effettivamente percepiti.

Anche la pensione sociale si ragguaglia alla pensione di cittadinanza?

Dal prossimo, inoltre, il governo ha stabilito che anche la pensione sociale sarà interessata dalla pensione di cittadinanza. Si tratta di una misura che il governo Conte intende mettere in campo dal prossimo anno e che interessa tutte quelle pensioni che percepiscono un importo al di sotto dei 780 euro.

Il meccanismo è molto semplice. Siccome l’importo di 780 euro rappresenta secondo l’Eurostat la soglia di povertà, al di sotto della quale non è possibile scendere, poiché si vivrebbe in condizioni disagiate, il governo prevede con la pensione di cittadinanza di integrare la pensione sociale fino all’importo di 780 euro.

Pertanto, se per esempio un pensionato senza reddito riceve 453 euro, dal prossimo anno riceverà 327 euro in più, fino a raggiungere l’anzidetto importo di 780 euro.

note

[1] L. n. 92 del 28.06.2012.

[2] L. n. 388 del 23.12.2000.

[3] L. n. 488 del 28 dicembre 2001.


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