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Madre che non fa vedere il figlio al padre: reato

1 novembre 2018 | Autore:


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La madre può impedire il diritto di visita al padre? Un genitore può rifiutare di vedere il proprio figlio? Quando è possibile non far vedere la prole all’altro genitore?

I rapporti tra marito e moglie, si sa, sono sempre complicati: ci si ama, ci si odia, ci si lascia per poi riprendersi. Quando va bene, la coppia regge l’urto del tempo e la famiglia va avanti; quando va male, invece, l’unione si spezza in maniera irreparabile. Devi sapere che il matrimonio è sì disciplinato dalle norme del codice civile, ma è tutelato anche dal diritto penale: la legge punisce diverse condotte che, se compiute ai danni del coniuge o dell’ex coniuge, possono essere sanzionate perfino con il carcere. Ti faccio un esempio: il codice penale punisce i maltrattamenti che avvengono in ambito familiare, mentre nulla dice della stessa condotta realizzata, però, in diverso ambito o nei confronti di persone con le quali non si ha nessun rapporto. La tutela penale riguarda non solo la fase del matrimonio, ma si estende anche a quella (eventuale) successiva, cioè il momento in cui il matrimonio si scioglie e i coniugi decidono di vivere separatamente. Ora, se marito e moglie non hanno figli, allora la legge penale interverrà solamente nel caso in cui la persona che è gravata dall’obbligo di versare il mantenimento o l’assegno divorzile a favore dell’ex coniuge venga meno al suo dovere; al contrario, se i coniugi hanno una prole, allora su di essi incombe non soltanto l’obbligo giuridico di continuare a mantenerli e assisterli come se il matrimonio non fosse cessato, ma anche quello di assicurare loro la continuità dei rapporti con l’altro genitore e con i parenti più stretti. Quello che voglio dirti è che il matrimonio è istituto talmente importante per il diritto che la tutela delle posizioni giuridiche che sono nate da esso permangono intatte anche dopo la separazione personale oppure il divorzio. Oltre alla protezione civile, poi, si aggiunge quella penale, per cui il genitore che disobbedisce alle prescrizioni del giudice rischia di incorrere in un reato a tutti gli effetti e, quindi, di dover affrontare un processo penale. In ambito familiare, le diatribe che sfociano nel penale riguardano generalmente il mancato versamento dell’assegno di mantenimento o di quello divorzile; la giurisprudenza, però, ha chiarito a più riprese che integra reato anche la condotta del genitore che impedisce al proprio figlio di vedere l’ex coniuge. Poiché la casistica ci dice chiaramente che, la gran parte delle volte, in caso di separazione o di divorzio la prole viene affidata alla donna, accade che questa, un po’ perché non si fida dell’ex partner, un po’ perché strumentalizza i figli per ripicca contro di lui, impedisce che il padre possa vedere il figlio, e viceversa. Ebbene, se anche tu ti trovi in questa situazione oppure semplicemente vuoi saperne di più su questo argomento, allora faresti bene a proseguire nella lettura: ti spiegherò perché commette reato la madre che non fa vedere il figlio al padre.

Matrimonio: quali doveri?

Prima di parlarti del reato della madre che non fa vedere il figlio al padre devo approfondire il discorso che ho cominciato nell’introduzione circa gli obblighi che nascono dalla contrazione del vincolo coniugale. Il matrimonio è un evento importantissimo non solo per la vita sentimentale dei coniugi ma anche per gli effetti giuridici che dallo stesso scaturiscono. Si tratta di un rapporto giuridico talmente importante che la legge vi riconduce obblighi e doveri anche dopo il suo scioglimento.

Nel momento in cui contraggono matrimonio, il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono gli stessi doveri: su entrambi incombe l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Inoltre, entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia. Ma non solo: dal matrimonio deriva, ovviamente, anche l’obbligo di mantenere la prole. Sempre secondo la legge, il matrimonio impone ai coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni.

Capirai, quindi, che il vincolo di coniugio non è roba di poco conto: chi si sposa potrebbe continuare a dover rispettare determinati doveri nei confronti del coniuge anche a seguito della fine del matrimonio: mi riferisco all’obbligo di versare, a favore del coniuge economicamente più debole, l’assegno di mantenimento dopo la separazione personale e l’assegno divorzile dopo il divorzio, oltre agli alimenti. Nei confronti dei figli, invece, è assolutamente certo che la fine dell’unione lasci intatti i doveri dei genitori: anche dopo il divorzio, gli ex coniugi devono mantenere ed educare la prole esattamente come prima, salvo ovviamente gli adeguamenti necessariamente dovuti a seguito dell’affidamento, condiviso o esclusivo, della prole. Il genitore non affidatario, cioè colui al quale non è stata concessa la custodia dei figli, deve comunque contribuire al mantenimento, sia partecipando alle scelte di vita più significative (immagina alla scelta della scuola, di un’attività ricreativa, ecc.), sia versando un mantenimento adeguato a preservare lo stile di vita cui il figlio era abituato prima della fine del matrimonio. In particolare, nel momento in cui i coniugi si separano, essi sono obbligati a sostenere le spese ordinarie e quelle straordinarie per la prole, ripartendole in modo differenziato a seconda di chi abbia l’affidamento della stessa.

Affidamento dei figli: cos’è?

Quando i coniugi si separano, occorre che sia stabilita una regolamentazione che preveda come debba continuare la vita di entrambi al termine dell’unione. Già saprai che il coniuge economicamente più debole ha diritto a un assegno di mantenimento e, successivamente al divorzio, se ne ricorrono i presupposti, ad un assegno divorzile.

Ciò che qui ci interessa, però, sono i provvedimenti del giudice riguardo alla prole. In poche parole: che fine fanno i figli dopo la separazione? È chiaro che le cose non possono continuare come prima, visto che la casa familiare verrà assegnata solamente a un coniuge e i figli, pertanto, potranno abitarvi solamente con uno di essi. La legge dice che, a meno che non vi siano evidenti cause ostative (cioè, impeditive), l’affidamento dei figli deve essere condiviso. Cosa significa? Vuol dire che, nei limiti del possibile, la prole deve continuare a stare con mamma e papà, suddividendo equamente il tempo da trascorrere con l’uno e con l’altro.

Perché l’affidamento sia congiunto è necessario, però, che i figli possano concretamente continuare a frequentare entrambi i genitori. Ciò ovviamente non può avvenire in tutta una serie di circostanze: pensa alla madre vada a vivere all’estero, oppure al padre che decida di convivere sin da subito con un’altra persona. Il giudice deve pertanto tenere conto di una serie di fattori, tutti da parametrare sulla base dell’interesse superiore dei figli acché possano crescere in maniera equilibrata e senza risentire della fine dell’unione dei genitori.

Con chi devono stare i figli?

In particolare, la legge, in materia di provvedimenti riguardanti la prole a seguito di separazione o divorzio, dice che il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Facile a dirsi, non tanto a farsi.

Per raggiungere questi obiettivi, il giudice adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse di essa. In prima battuta, il giudice deve optare per l’affidamento condiviso; quando ciò non è possibile, egli stabilisce a quale genitore i figli debbano essere affidati, determinando i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli.

La responsabilità genitoriale continua ad essere esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo. In caso di disaccordo, la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la responsabilità genitoriale separatamente.

Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico a carico di uno dei coniugi [1].

Madre non fa vedere figlio al padre: cosa succede?

Cosa accade se un genitore non fa vedere il figlio all’altro? Mettiamo il caso che il giudice abbia disposto a te e al tuo partner l’affidamento condiviso, in modo tale che il vostro bambino possa trascorrere del tempo in maniera eguale con entrambi. Se non sei d’accordo con questa decisione, non potrai fare di testa tua e impedire a tuo figlio di vedere il tuo ex coniuge: se farai ciò, potrai addirittura incorrere in reato!

Quello che puoi fare, al contrario, è di opporti alla decisione del giudice chiedendo l’affidamento esclusivo [2]. Ovviamente, per compiere ciò dovrai motivare la tua istanza, ad esempio dimostrando che l’altro genitore non ha alcuna cura del figlio, oppure che il bambino ha un cattivo rapporto con il genitore e che è sua intenzione trascorrere con lui il minor tempo possibile.

Madre che non fa vedere il figlio al padre: è reato?

Come anticipato, la madre che non fa vedere il figlio al padre commette reato: a stabilirlo è la Corte di Cassazione la quale ha affermato che il genitore che ostacola il diritto dell’ex coniuge a veder il proprio figlio come stabilito in sentenza si macchia del reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice [3].

Secondo il codice penale [4], è punito con la reclusione fino a tre anni o con la multa da 103 a 1032 euro, a querela della persona offesa, chi elude un provvedimento assunto nel procedimento di separazione personale dei coniugi o nel procedimento di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ovvero ancora l’esecuzione di un provvedimento del giudice civile, ovvero amministrativo o contabile, che concerna l’affidamento di minori o di altre persone incapaci.

In pratica, suddetta disposizione mira a proteggere l’autorità delle decisioni giudiziarie, punendo con il carcere coloro che disobbediscono alle prescrizioni imposte dai provvedimenti emanati dal giudice. Di conseguenza, si evince facilmente che la madre che non fa vedere il figlio al padre incorre in questo reato, poiché ella trasgredisce ad un preciso obbligo imposto dal giudice.

Secondo la giurisprudenza, la madre che non fa vedere il figlio al padre commette reato non soltanto quando impedisce all’ex coniuge qualsiasi tipo di contatto con il figlio, ma anche quando ne ostacola il suo legittimo diritto di visita. Questo significa che integra reato tanto la condotta volta ad escludere del tutto il padre dalla vita della prole, tanto quella volta solamente a limitarne la presenza.

Il reato prescinde dalla tipologia di affidamento prescelto dal giudice: sia esso condiviso oppure esclusivo, la madre che si oppone al padre nel suo diritto di stare con il figlio commetterà sempre reato, perché verrà meno alla statuizione del giudice; né potrà giustificare la sua scelta sulla base delle (presunte) esigenze del figlio: come detto sopra, l’unico modo per rivedere modalità e tempi dell’affidamento è quello di fare ricorso al giudice, domandando la revisione del provvedimento.

Padre che non vuole vedere il figlio: è reato?

Posto che la madre che non fa vedere il figlio al padre commette reato (e viceversa, ovviamente), bisogna specificare che non integra reato la condotta del padre che non rispetta gli orari di visita dedicati al figlio, cioè il comportamento di disinteresse del genitore nei confronti del figlio. Secondo la giurisprudenza [5], il genitore che non esercita il suo diritto di visita non commette alcun reato, poiché il provvedimento del giudice che gli consente di vedere il figlio affidato all’ex coniuge gli attribuisce una mera facoltà, non un obbligo. In altre parole, il padre non può essere costretto a vedere il figlio, anche se quest’ultimo (com’è prevedibile) ne dovesse risentire.

Padre che non mantiene il figlio: è reato?

La madre che non fa vedere il figlio al padre commette reato; il genitore che rifiuta volontariamente di vedere il figlio, invece, no. Attenzione: un conto è non voler esercitare il diritto di visita, un altro è privare la propria prole dei mezzi necessari alla loro sussistenza. In quest’ultima circostanza scatta il reato di violazione degli obblighi assistenziali, violazione che è punita sia in costanza di matrimonio [6] che successivamente, in fase di separazione o di divorzio [7].

In poche parole, il genitore che non vuole vedere il figlio è libero di farlo, ma non potrà mai sottrarsi all’obbligo di mantenerlo fino a quando non sarà economicamente indipendente. Quindi, il genitore che non versa l’assegno di mantenimento a favore del figlio commette sempre reato.

Quando la madre può impedire al padre di vedere il figlio?

Per concludere, devo dirti che, se è vero che la madre che non fa vedere il figlio al padre commette reato, è anche vero che ci sono delle ipotesi in cui ostacolare (o impedire del tutto) il diritto di visita dell’altro genitore non è reato.

Innanzitutto, la madre che porta via con sé il figlio per una vacanza o un viaggio non programmato o comunque non segnalato al padre, il quale non potrà perciò far visita al figlio, non compie una condotta penalmente illecita. Perché scatti il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice è necessario che al padre sia negato sistematicamente il suo diritto di visita: in altre parole, una trasgressione ogni tanto non fa nulla, a meno che non diventi una strategia per allontanare il padre dal figlio.

Secondo la giurisprudenza, poi, non commette reato la madre che non fa vedere il figlio al padre quando il provvedimento del giudice sia molto vago: nel caso affrontato dai giudici, la sentenza di separazione diceva che il padre poteva vedere il figlio “quando voleva” [8].  Secondo la Suprema Corte, la genericità della prescrizione avrebbe autorizzato l’ex compagno a esercitare in modo arbitrario il diritto, esponendo l’altro genitore a mettersi sempre a sua disposizione. In pratica, se la sentenza dice che il tuo ex marito può venire quando vuole a vedere il figlio, si creerebbe una situazione di indeterminatezza inaccettabile, visto che il tuo ex coniuge potrebbe bussare alla tua porta in qualsiasi momento.

Pertanto, non commette reato la madre che nega la visita del figlio se il padre può vederlo quando vuole; l’impedimento del diritto di visita del padre costituisce un illecito penale solo se la madre ha una precisa volontà di non far vedere il figlio. Deve sussistere quindi un vero e proprio intento di eludere l’obbligo imposto dal giudice. Il che è inconciliabile con un provvedimento del giudice che non indica quando farsi trovare a casa per consentire la visita.

note

[1] Art. 337-ter cod. pen.

[2] Art. 337-quater cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 38608/2018.

[4] Art. 388 cod. pen.

[5] Trib. Nocera Inferiore, Ufficio Gip, sent. del 14.03.2018.

[6] Art. 570 cod. pen.

[7] Art. 570-bis cod. pen.

[8] Cass., sent. n. 1748 del 16.01.2018.

Autore immagine: Pixabay.com


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