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Calendario visite genitori separati

29 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 novembre 2018



Stai per separarti ed hai paura che avrai diritto a poche visite con tuo figlio. Ma esistono delle regole che aiutano a stabilire il calendario degli incontri per tutelare il rapporto? 

Quando ci si separa non si sa a quale aspetto del proprio futuro pensare per primo: all’assegno di mantenimento da chiedere come coniuge, se se ne ha il diritto, o da pagare, se esiste il relativo dovere; alla permanenza nella propria casa o all’obbligo di cederla all’ex ed alla necessità di trovare un nuovo immobile; a chi dovrà paghare le rate di mutuo; a chi rimarranno affidati i figli ed a quanto ammonterà il costo per il loro mantenimento. Ma c’è un altro elemento, quello più propriamente affettivo, che può dilaniare il cuore di una persona che si sta separando in presenza di prole: quale sarà il calendario delle visite ai figli. E, quindi, in quali giorni si potranno incontrare e per quanto tempo. Se si passeranno con loro le festività natalizie o si sarà costretti a star loro lontani. Ma a questo proposito, esistono delle regole per determinare il calendario visite genitori separati oppure tutto dipende dalla sola volontà, ragionevolezza e, quindi, discrezionalità del giudice? Se capita un magistrato “a posto” si avrà diritto a giusti giorni di incontri con i propri figli, mentre chi sarà sfortunato nell’avere nel processo un giudice poco avvezzo alla materia si ritroverà con limitate visite con la prole? Ed ancora: fa qualche differenza se il figlio ha pochi anni oppure si trova in età adolescenziale? E se il figlio ed il genitore col quale questi non convive, risiedono in città o, addirittura, in Paesi lontani, si ha diritto a più giorni di visita oppure a pochi incontri, con periodi di tempo più lunghi, o, infine, è questa una circostanza indifferente per la legge? E se si volesse pernottare col figlio, nei giorni in cui è possibile vederlo, ci sono motivi che possono impedirlo od anche no? Bene, di fronte a questo genere di dilemmi, che sono emotivi ed evidentemente legati all’amore che ciascuno sente per i propri figli, si vuole offrire un ventaglio di risposte più aderenti alla realtà, per tranquillizzare gli animi ma anche per  porgere degli strumenti di conoscenza sempre utili.

Il calendario delle visite

Quando in una coppia termina il tempo dell’amore, spesso ne segue la separazione o il divorzio o, comunque, l’allontanamento degli ex che, magari, sono arrivati al punto di mal sopportarsi. Questo accade tanto se la coppia è sposata quanto se convive. È indifferente. L’elemento in comune, invece, è proprio l’allontanamento fisico tra uomo e donna che diventa gravoso quando di mezzo ci sono dei figli.

Ben si può sopportare, infatti, di non vedere più l’ex, soprattutto quando i rapporti tra i due sono pessimi, ma mal si digerisce il dover perdere quelle abitudini quotidiane che si erano costruite con i figli. E questo capita sempre, a carico dell’uno o dell’altro genitore, perché la legge dispone che, alla rottura della coppia, i figli debbano convivere con quello tra i genitori che ha più capacità a garantire l’equilibrio psico-fisico del minore e presso la casa familiare, cioè l’immobile in cui prima viveva la “famiglia” e nella quale si trova tutta la storia affettiva del figli, che viene assegnata proprio a chi risiede assieme alla prole.

Ma cosa accade al genitore che non convive più col proprio bambino? La legge ha pensato anche a questo: poiché se la coppia si separa, il legame finisce e ciascuno prende la propria strada, evento certamente prevedibile ai tempi attuali, pur sempre si rimane genitori così come non si può lasciare la responsabilità genitoriale nei confronti dei figli. Quest’ultima, infatti, è una condizione per la vita anche se, a seguito della divisione della coppia, certamente cambiano i ruoli di mamma e papà. E rimane cosa giusta, anzi assolutamente doverosa, che ogni figlio mantenga con ciascuno dei genitori (e non solo con quello con cui vivrà quotidianamente) un rapporto sano e continuativo. Nel senso che mentre dopo la separazione gli ex possono anche limitare i propri rapporti (o, addirittura, eliminarli) non così può accadere con i figli.

Ed, infatti, quando si va a regolare la gestione del rapporto genitori-figli, dovendo trovare tutela prima di ogni altra cosa l’interesse di questi ultimi, normalmente si permette al figlio minore, o maggiorenne ma non indipendente economicamente, di conservare la residenza nel luogo dove ha sempre vissuto, con tutte le sue abitudini, con uno dei genitori, col quale conviverà e che si definisce tecnicamente genitore collocatario. Mentre l’altro avrà diritto al calendario di visite sia che abbia ottenuto l’affidamento condiviso, e quindi possa assumere anche egli le decisioni sul figlio, sia che si tratti di genitore non affidatario, cioè che non abbia il potere-dovere di prendere decisioni, se non quelle più importanti.

È a questo punto che il rapporto con la prole, che deve continuare, deve salire di livello e di qualità. Il tempo si trasforma necessariamente da bene di quantità a bene di qualità. Ed, infatti, se durante la convivenza quasi tutto sembra scontato: la prima pappa, la prima volta che cammina, le prime parole, gli amichetti a casa e finanche le lezioni per insegnare come si fanno i compiti. Una volta che la quotidianità viene a mancare, anche le banalità diventano importanti: come fare la colazione assieme, litigare perché il bagno è sempre occupato, rientrare a casa di sera e poterli baciare mentre dormono, se sono piccoli, o tartassarli di telefonate perché, più grandicelli, non sono ancora rientrati, violando il “coprifuoco”.

Con l’allontanamento dalla casa familiare, il genitore che non vive col figlio, deve rinunciare a tutto questo? No. Ma le cose cambiano. E nuovi equilibri vanno trovati grazie al diritto di visita che regola il modo con cui il genitore non convivente può stare col figlio e che consiste nel diritto-dovere del primo di avere dei giorni, più o meno organizzati e per un periodo limitato, da trascorrere in modo esclusivo con la prole, generalmente in un luogo diverso dalla sua residenza abituale. Per questo motivo, viene stabilito il calendario delle visite che specifica le date in cui genitore e figlio possono vedersi.

Il calendario standard delle visite ai figli

Si deve partire da una premessa e, cioè, che se è vero, come lo è, che il calendario rappresenta un modo tramite il quale il genitore esercita il proprio diritto-dovere di continuare ad avere un rapporto col figlio, al pari è vero che la sua organizzazione avviene tenendo prima di tutto in debito conto le esigenze del figlio.

Questo vuol dire che il giudice, o gli stessi genitori se trovano un accordo che, però, deve essere sempre approvato dal tribunale a garanzia dell’interesse del minore, nello stabilire i giorni, le occasioni ed i momenti che la prole trascorrerà col genitore con cui non convive, lo fa fissando date che sono compatibili con le attività del figlio, come lo studio, la pratica di uno sport, le lezioni di una lingua straniera ecc., e con le sue esigenze, ad esempio, di riposo e di istruzione.

Non esiste, in verità, un calendario unico per tutti i genitori ed i figli. Questo perché il tempo, che diviene un “bene limitato” a seguito della fine della convivenza, deve essere organizzato nel contemperamento tra l’interesse del minore e le possibilità concrete di attuazione degli incontri.

Quindi, per stabilire un calendario di visite si devono analizzare molti fattori come:

  • l’età dei figli;
  • gli impegni scolastici ed extrascolastici;
  • la permanenza di genitori e figli nella stessa città o in diverse città o i diversi Paesi;
  • il tipo di lavoro del genitore e gli impegni lavorativi di questo.

Il buon senso, la ragionevolezza e la coerenza, poi, completano gli elementi necessari per addivenire ad un calendario di visite ben adeguato al caso di specie. Ovviamente, le date indicate dal giudice non rappresentano “il massimo del tempo” a disposizione tra genitore e figlio ma sono le “indicazioni minime” che devono essere rispettate perché il rapporto tra i due possa considerarsi continuativo.

Quindi, anche dopo la sentenza e la fissazione del calendario delle visite il figlio, quando vuole, potrà decidere di vedere in altri giorni, anche se aggiuntivi, il proprio genitore.

Nel decidere il calendario delle visite, si tiene conto di alcuni princìpi dettati dalla consuetudine, cioè, prescritti e seguiti da sempre e dalla maggior parte dei soggetti e che hanno dimostrato avere una buona efficacia, come:

  • la permanenza col genitore non convivente a fine settimana alterni;
  • il pernottamento o durante la settimana o nel week end;
  • la suddivisione ragionevole dei periodi di festività natalizie, pasquali e vacanze estive tra ciascun genitore.

Quali sono i tempi giusti?

Si è già avuto modo di dire che con l’allontanamento della coppia e la fine della convivenza coi figli, il tempo che si trascorre con loro si trasforma da “bene quantitativo” a “bene qualitativo”. Il diritto di visita, infatti, non si stabilisce in modo numerico, del tipo: se il bambino sta 5 giorni con la mamma, necessariamente esiste il diritto del papà a trattenere con sé il figlio per un tempo pari ad altri 5 giorni. Insomma: non c’è una regola ben precisa su quanto tempo sia giusto stare con mamma e quanto con papà.

Inoltre, come già osservato, il diritto di visita del genitore che non convive col figlio non è solo un diritto ma un dovere: quindi, questi deve prestare collaborazione, indipendentemente dal lavoro che svolge, perché la organizzazione del calendario di visite sia efficiente ed efficace.

Ora, per continuare sulle orme dell’esempio sopra esposto, quello che segue è uno dei modi in cui quantitativamente può essere determinato il calendario delle visite tra genitore non convivente (quindi, non collocatario) e figlio:

  • la permanenza col genitore non convivente nei fine settimana alterni può avvenire, ad esempio, dal venerdi sera alla domenica sera o dal venerdì sera al lunedì mattina;
  • il pernottamento è preferibile nel week end, perché evita che il figlio si trasformi in “pacco postale vivente” durante la settimana ed, inoltre, è più compatibile con gli impegni scolastici settimanali. Ma è possibile anche durante la settimana se, ad esempio, sono stabiliti due giorni infrasettimanali in cui il figlio può stare col genitore;
  • la suddivisione dei periodi di festività natalizia può avvenire, ad esempio, con l’individuazione di una settimana dedicata a ciascun genitore, e le rispettive famiglie di origine (nonni, zii, cugini ecc.);
  • la divisione dei periodi di festività pasquali può essere quantificata in almeno uno o due giorni con ciascun genitore oppure con l’alternanza annuale, cioè, un anno da trascorrere con la mamma ed un anno col papà;
  • la suddivisione secondo buon senso delle vacanze estive deve garantire almeno 15 giorni consecutivi con ciascun genitore.

L’età ed il pernottamento

Il pernottamento con papà o con mamma può diventare una “pacchia” quando le abitudini di vita sono sì stravolte ma trasformate anche in modalità che possono rivelarsi divertenti. Se normalmente si cenava composti, tutti a tavola, con la separazione ci si può “macchiare” del peccato di cenare sul divano, davanti al televisore. Qualche volta, poi, ci si può anche dimenticare di fare la doccia o di lavarsi i denti! Purché sia raramente.

Il pernottamento a livello psico-affettivo ha una grande importanza perché ripetere i rituali quotidiani come: cenare, chiacchierare, andare a letto, svegliarsi al suono della odiata sveglia, fare colazione insieme, è come ripristinare quelle abitudini che si avevano prima della rottura.

Si può dire, dunque, che dormire col genitore non collocatario è cosa buona e giusta e fa bene al rapporto ma quando il bambino ha una certa autonomia e, quindi, ha raggiunto una certa età. E ci si spiega meglio. Non è pensabile che un minore di qualche mese possa dormire la notte con papà, per quanto grande sia l’amore di questo genitore!

Perché un bambino così piccolo esige cure più accorte che solo la mamma può dare: le poppate, le cura della igiene e, persino, i “ruttini”. Questo non è sminuire la figura del papà ma solo applicare alla realtà quella ragionevolezza che ciascuno dovrebbe avere. E garantire ai figli, così piccoli quella stabilità che li aiuta a crescere bene ed a non sentirsi oggetti.

Per questa ragione, se manca l’accordo tra i genitori, il tribunale tende a negare il pernottamento col padre ai figli di età inferore ai 3-4 anni, cioè, quando sono in età materna.

Il trasferimento in altra città o altro Paese

Ma se uno dei genitori si trasferisce lontano dalla residenza del figlio, perde il diritto alle visite oppure trattiene il giudice dallo stabilire l’affido condiviso? Certamente no, perché non sono queste le circostanze che possono impedire ad un papà o ad una mamma di assumere decisioni per il bene della prole! Indubbiamente l’allontanamento incide negativamente sulla frequenza degli incontri tra genitore e figlio nonché sulla quotidianità ma non sulle capacità di amare e di ben gestire il rapporto.

Certamente, se genitore non convivente e figlio vivono in città diverse o, addirittura, Paesi differenti la prima regola da seguire è quella di non frazionare eccessivamente le visite. È evidente, infatti, che stabilire i week end alternati tra, ad esempio, la casa di mamma che si trova a Cosenza e quella di papà che si trova a Padova, trasformerebbe per il figlio quello che deve essere un piacere in un irragionevole (e folle) sacrificio. Senza considerare gli effetti pregiudizievoli che la stanchezza avrebbe sul rendimento scolastico (oltre che sulla salute) del ragazzo.

Ecco perché, quando le distanze tra genitore e figlio si allungano, è principio saggio quello di dilatare anche la durata della permanenza. Ad esempio, aumentando i giorni di visita nei periodi estivi o festivi. Oppure, privilegiando il prolungamento nei fine settimana –anche se distanziati- piuttosto che stabilire delle visite infrasettimanali.

Inoltre, il rapporto si mantiene vivo anche grazie alla tecnologia: telefonate, messaggi WhatsApp, audio e video trasmissibili pure con i social network rappresentano alcuni dei tanti modi per rendere continuativo il contatto tra genitore e figlio. Anche le forme di collegamento video come skype permettono al genitore che davvero vuole garantirsi il rapporto con la prole di essere presente nella vita dei figli.


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2 Commenti

  1. Speravo sinceramente di leggere a quale età il figlio può rifiutarsi di vedere l’altro genitore…..

  2. purtroppo le visite cadenzate ai figli e’ un capitolo veramente doloroso quando ci sono separazioni divorzi e quant’altro ma si dovrebbero eliminare una volta per tutte le visite a tempo con i figli; questi non sono oggetti da posizionare o togliere come dei mobili si dovrebbe dare molta importanza piu’ al lato affettivo e morale che non a quello giuridico bisognerebbe far intervenire sempre il tribunale dei minori a favore proprio dell’infanzia e non dare per esempio piu’ la prevalenza alla donna rispetto all’uomo nel dettato di legge cosi’ come si e’ sempre fatto.

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