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Decesso di un parente: conti correnti e pensione. Come regolarizzare

1 Ottobre 2018 | Autore:


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In questo articolo vedremo come comportarsi in caso di morte di un parente con specifico riferimento ai conti correnti e alla pensione intestati al defunto.

Qualche giorno fa è morto tuo padre. E’ ormai trascorsa una settimana, le visite si sono diradate, e, nonostante il dolore, devi cominciare a occuparti degli aspetti pratici della situazione. Oltretutto, sei figlio unico, quindi soltanto tu puoi e devi provvedere a porre in essere una serie di adempimenti, previsti dalla legge in situazioni come questa. Forse non è un male, perché questo ti costringe a distrarti. Sai di dover fare la dichiarazione di successione, ma non hai idea di come comportarti riguardo ad alcuni rapporti giuridici che facevano capo a tuo padre. In particolare vorresti sapere, in caso di decesso di un parente: conti correnti e pensione. Come regolarizzare? Questo articolo ti spiegherà come fare. Quando muore un parente, occuparsi dei conti correnti e della pensione che lo stesso percepiva è d’obbligo. Anzi, è qualcosa che bisogna fare con la massima urgenza, perché attendere troppo tempo può rendere più difficile regolarizzare i rapporti con la banca e con gli enti previdenziali. Niente di irreparabile, per carità: tuttavia un’attesa eccessiva può poi costringere a passaggi burocratici più lunghi e complessi, che vale la pena di evitare, oltre, in alcuni casi, a ben precise responsabilità. Vediamo dunque, di seguito, cosa bisogna fare in relazione ai conti correnti intestati al defunto e alla pensione che lo stesso percepiva.

Conto corrente intestato al defunto: cosa fare?

Occorre verificare al più presto, se non se ne è già a conoscenza, con quale istituto di credito il defunto intrattenesse un rapporto di conto corrente.

Fatto questo, bisogna informare la banca, il che può avvenire andandoci di persona (soluzione raccomandata, perché più veloce), oppure tramite comunicazione con raccomandata con avviso di ricevimento. Qualora il conto corrente fosse intestato soltanto al defunto, bisogna consegnare alla banca il blocchetto degli assegni, il bancomat e l’eventuale carta di credito. Se i parenti non riescono a trovare questi documenti, devono fare una denuncia in Questura o ai carabinieri e consegnarne una copia alla banca.

Ricevuta la comunicazione, la banca blocca il conto, sul quale non è possibile, temporaneamente, effettuare operazioni. Qualora il defunto avesse concesso ad altri il potere di compiere operazioni sul conto, questo viene meno. Si pensi al caso dell’anziano genitore che non è più in grado di uscire di casa, e che concede al figlio il potere di firma nelle operazioni sul conto corrente: prelievi, depositi, bonifici, e così via. alla morte dell’intestatario del conto, il figlio non potrà più compiere legittimamente nessuna attività su quest’ultimo.

Facendo questo, l’istituto di credito tutela gli eredi, impedendo che vengano effettuate operazioni, ad esempio un prelievo di denaro, da parte di persone che non ne avrebbero titolo. Ovviamente, la banca tutela anche se stessa, evitando che possano venirle mosse delle contestazioni, cosa che accadrebbe qualora gli eredi rinvenissero delle operazioni, effettuate dopo la morte dell’intestatario, sul suo conto corrente, da parte di persone non legittimate a farlo.

Naturalmente, a richiesta, la banca fornirà ai parenti il saldo e la lista movimenti del conto. Il saldo dovrà essere indicato nella dichiarazione di successione.

Insieme alla comunicazione della morte dell’intestatario del conto, vanno presentati alla banca una serie di documenti, che sono:

  • il certificato di morte dell’intestatario del conto;
  • una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà ad opera di uno degli eredi, nella quale si dichiara che vi sono, appunto, degli eredi che effettueranno operazioni sul conto in questione.

A questo punto, la banca si comporterà diversamente, secondo che il conto sia intestato al solo defunto, oppure anche ad altri; e, in quest’ultimo caso, secondo che sia a firma congiunta o a firma disgiunta.

Precisamente:

  • se il conto era intestato soltanto al defunto, viene, come detto, bloccato. Occorre effettuare la dichiarazione di successione, dalla quale risultano tutti gli eredi. Dopo che questa verrà consegnata alla banca, il conto sarà sbloccato e sarà reso disponibile per gli eredi;
  • se il conto era cointestato con firma congiunta, per compiere qualsiasi operazione è necessaria la sottoscrizione di tutti i cointestatari. Questi ultimi sono, per il 50%, l’altra persona, ancora vivente, alla quale era intestato il conto (di solito il coniuge); e per il restante 50% gli eredi. Facciamo un esempio: muore Tizio, il quale aveva un conto cointestato, a firma congiunta, con la moglie Caia. Ciò significa che tutte le operazioni dovevano essere effettuate con la firma di entrambi i coniugi. I due hanno quattro figli. Dopo la morte di Tizio, il 50% del conto resta di Caia; il rimanente 50% spetta agli eredi, che sono la stessa Caia e i quattro figli. La banca però, avuta la notizia della morte di Tizio, ha bloccato il conto, quindi nessuno di loro può compiere operazioni. Una volta consegnata la dichiarazione di successione alla banca, il conto viene sbloccato, e gli eredi potranno disporre del 50% del saldo;
  • se il conto era cointestato con firma disgiunta, in linea teorica il cointestatario ancora vivo potrebbe continuare a compiere sul conto tutte le operazioni che ritiene opportune. Continuando con l’esempio già fatto, Caia potrebbe tranquillamente continuare ad operare sul conto. Nel momento in cui gli eredi produrranno in banca la dichiarazione di successione, ognuno di essi potrà compiere operazioni senza che vi sia necessità della firma di tutti; potrebbero, però, trovare il conto vuoto, o quasi, per effetto di operazioni nel frattempo compiute dall’altro intestatario ancora in vita. Per evitare controversie derivanti da simili situazioni, le banche sono solite bloccare anche i conti cointestati a firma disgiunta, finché non venga prodotta la dichiarazione di successione.

Pensioni percepite dal defunto: cosa fare?

Se il familiare defunto era titolare di pensione, i familiari superstiti devono, per prima cosa, dare comunicazione della morte all’Inps o ad altro ente erogatore della pensione stessa. Se vi era un libretto di pensione, questo va restituito. Alla comunicazione del decesso va allegato un certificato di morte rilasciato dal Comune, oppure un’autocertificazione a firma dell’erede che si fa carico della comunicazione stessa.

In essa vanno inseriti i seguenti elementi:

  • nome e cognome del defunto;
  • luogo e data di nascita di quest’ultimo;
  • suo codice fiscale;
  • suo indirizzo di residenza al momento della morte;
  • numero della pensione;
  • luogo, data e ora del decesso;
  • nome, cognome e grado di parentela dell’erede che effettua la comunicazione;
  • data e luogo di nascita del suddetto erede;
  • località e indirizzo di residenza dell’erede;
  • suo codice fiscale;
  • richiesta di sospensione dell’erogazione della pensione del defunto;
  • luogo, data e firma.

La comunicazione va inviata all’ente erogatore della pensione. Il relativo indirizzo è  ricavabile dall’ultimo cedolino; se non si riesce a trovare, si può fare riferimento alla sede dell’ente erogatore presente nel luogo di residenza del defunto.

La comunicazione può essere trasmessa:

  • mediante raccomandata con avviso di ricevimento;
  • a mezzo posta elettronica certificata (pec);
  • mediante consegna allo sportello dell’ente erogatore, avendo cura di annotare il numero di protocollo della ricezione.

Può essere anche che il defunto percepisse più assegni, anche da parte dello stesso ente: in questo  caso, occorre inviare una comunicazione per ognuno di essi.

L’invio della comunicazione deve essere più tempestivo possibile. Infatti,  se si perde tempo, le somme nel frattempo accreditate devono essere immediatamente restituite. In mancanza, si incorre nel reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato [1], punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Se la somma indebitamente trattenuta non supera i 3.999,96 euro, si applica soltanto una sanzione pecuniaria, che comunque è abbastanza consistente: essa, infatti, va da un minimo di 5.164 euro a un massimo di 25.822 euro.

Qualora il decesso sia avvenuto poco prima dell’accredito della pensione, i familiari potrebbero non avere avuto il tempo di provvedere alla comunicazione, tenendo conto anche delle numerose incombenze che accompagnano la morte di una persona: prima tra tutte, la necessità di occuparsi dei funerali. In tal caso, ciò che conta è  che eventuali  somme nel frattempo accreditate vengano restituite immediatamente, anche se si perde qualche giorno per provvedere alla comunicazione.

Se, come quasi sempre avviene, la pensione viene accreditata su un conto corrente bancario o postale, la banca o la posta, alle quali occorre comunicare l’avvenuto decesso, provvederanno alla restituzione delle somme all’ente erogatore.

Se il decesso avviene quando la pensione è già stata erogata, anche se non materialmente pervenuta sul conto dell’intestatario, essa non va restituita. Poniamo che l’ente erogatore effettui il bonifico il 27 del mese, e questo pervenga sul conto il 29: se il beneficiario muore il 28, quando già la pensione era stata erogata, gli eredi non dovranno restituirla. Qualora, invece, la morte si verifichi a metà mese, la pensione spetta solo in parte, per i giorni in cui il pensionato era ancora in vita.

Quanto detto a proposito della pensione vale anche nel caso in cui il defunto percepisse vitalizi, da parte di enti, di assicurazioni o di fondi pensioni.

Come richiedere la pensione di riversibilità?

La pensione di riversibilità è una prestazione periodica (di solito mensile) di importo pari alla pensione già percepita dal defunto, o ad una percentuale di essa.

Se il defunto non era ancora pensionato, si parla di pensione indiretta: in tal caso, essa viene calcolata in base ai contributi già versati.

La pensione di riversibilità spetta sempre al coniuge, e, a determinate condizioni, ai figli, si nipoti, ai genitori, si fratelli e alle sorelle. Si tiene conto, a tal fine, delle condizioni personali del soggetto interessato: ad esempio, essa spetta ai figli minori del defunto, oppure a quelli inabili al lavoro che erano a suo carico; non anche a quelli che hanno un’attività lavorativa propria.

Per ottenere l’erogazione di questa pensione, dopo aver inviato all’ente la comunicazione del decesso del pensionato, occorre fare specifica richiesta.

Ora sai quali sono le incombenze delle quali devono occuparsi i superstiti in caso di morte di un parente; in particolare sai come regolarizzare conti correnti e pensioni. Seguendo le mie indicazioni ti sarà agevole procedere nel giusto modo a questi adempimenti.

note

[1] Art. 316-ter cod. pen.


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