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Matrimonio crisi

1 novembre 2018


Matrimonio crisi

> Donna e famiglia Pubblicato il 1 novembre 2018



Sono moltissime le coppie che, dopo il matrimonio, attraversano dei momenti di crisi. Spesso questi periodi sono passeggeri oppure potrebbero segnare l’inizio della fine. Come comportarsi?

La crisi del settimo anno ormai non esiste più: esiste la crisi matrimoniale e basta, senza aggettivi o precisazioni di sorta. Infatti il fallimento può investire la coppia in ogni momento: sia subito dopo aver celebrato il matrimonio che dopo molti anni. Tuttavia secondo l’ISTAT la durata media di un matrimonio è di circa 17 anni. Secondo le statistiche, in caso di separazione, l’età media delle donne è di 45 anni mentre per gli uomini di 48 anni. Molti sono i fattori che possono portare una crisi in una coppia anche se la più comune sembra essere la mancanza di comunicazione. Pertanto aumentano matrimonio crisi e divorzi. Un dato o una tendenza che la dice lunga sull’istituzione del matrimonio, ma anche su come esso viene vissuto dagli attori principali: ovvero il marito e la moglie. Dunque il matrimonio sembra sganciarsi dalla formula solenne “finché morte non ci separi”. Non esiste un vademecum su come creare un matrimonio perfetto perché, come ogni relazione che si instaura tra gli individui, ognuno è diverso a modo proprio e questa diversità rende unico il legame tra le persone. Pertanto, non ci sono ricette che possano andare bene per tutti. Ciò nonostante si possono senz’altro mettere in atto dei comportamenti positivi per salvaguardare il rapporto tra chi si giura amore eterno.

Cos’è la crisi matrimoniale?

Il matrimonio è un’istituzione socialmente riconosciuta in quanto alla base di qualsiasi tessuto sociale. Ogni qualvolta in cui due persone decidono di unirsi lo devono fare passando per dei riti: che siano civili, religiosi, simbolici o tradizionali, i riti sono un fatto pubblico che coinvolge la comunità che circonda i futuri sposi.

Ecco perché il momento della crisi viene avvertito dalle coppie come un carico eccessivo e che investe non solo se stessi ma entrambe le famiglie e quindi la società stessa. Pertanto spesso si associa alla crisi del matrimonio il fallimento dello stesso. Tuttavia, sebbene dalla difficoltà di coppia al tracollo matrimoniale il passo è breve, essere in crisi con il proprio partner non vuol dire necessariamente aver fallito.

La crisi matrimoniale spesso è una tappa che la maggior parte delle coppie attraversano. Si potrebbe dire che sia un momento quasi fisiologico di un rapporto di coppia. L’etimologia stessa del termine “crisi” non tradisce questo concetto. Infatti “crisi” deriva dal verbo greco “krino” che significa “separo” ed in senso figurativo “decido”. Pertanto la crisi segna un momento di riflessione, di giudizio e di discernimento, presupposto necessario per affrontare un cambiamento. Non ogni cosa che cambia lo fa in peggio. Ci sono anche i cambiamenti positivi, le rinascite!

Ecco che la crisi matrimoniale si inserisce in questo contesto: c’è crisi ogni qualvolta ci sia un cambiamento.

Fasi critiche del matrimonio

La relazione matrimoniale è in continuo divenire e, come ogni relazione mai uguale a se stessa, ad ogni cambiamento corrisponde un momento di fragilità della coppia che, se non risanato subito e rinsaldato insieme attraverso la comunicazione e alla forte complicità, rischia di generare drastiche fratture.

Una coppia attraversa diverse fasi.

Si comincia con la fase dell’infatuazione che, secondo gli psicologi, durerebbe pochi mesi. È il momento in cui forte è la passione, la chimica tra due persone e la tendenza a mostrare il meglio di sé guardando anche il meglio dell’altra persona. Tendenzialmente in questo step iniziale si è inclini ad idealizzare l’altro.

Successivamente si passa alla fase dell’innamoramento: si comincia a parlare più di sé e a conoscere meglio l’altro cercando di appagare i bisogni di affetto reciproci. Tuttavia non si è ancora totalmente innamorati dell’altro ma di ciò che proviamo per l’altro e che questo ci fa sentire.

Si comincia a provare vero amore nella fase di differenziazione della coppia, un momento decisivo e cruciale. Si comincia ad esplorare l’altro vedendolo con le sue debolezze, con la sua personalità e per ciò che realmente è. Nello stesso tempo si conosce anche tanto di sé e di come si è in coppia considerando, appunto, le differenze con il partner.

Poi arriva l’amore che è nutrito giorno dopo giorno dalla coppia distaccandosi dalla simbiosi e rispettando lo spazio altrui ed il proprio. Si ama l’altro per quello che è, non per ciò che appare.

Giunti a questa fase spesso si decise di sposarsi. Ecco che molte coppie provano quello che comunemente è chiamato “panico prenuziale”. È come se ci fosse un indietreggiamento al fine di valutare se si riesce a controllare la distanza dal partner.

Dopo il matrimonio, la coppia si ritrova ad avere le consapevolezze della fine dell’idillio: viene a mancare l’aurea romantica che aveva contraddistinto il periodo prenuziale accorgendosi che il proprio partner ha delle mancanze e non è proprio come si era idealizzato.

In questa fase il rischio è che uno dei due compagni di vita voglia continuare a mantenere con un’altra persona l’atmosfera idillica svanita.

Altra fase decisamente a rischio e quella in cui la coppia cerca di ritagliarsi una propria identità del tutto nuova rispetto a quella delle due famiglie di origine. La coppia non vuole sentirsi una mera continuazione delle vecchie famiglie. Per questo motivo ognuno dei partner chiede all’altro di fare una valutazione critica della propria famiglia decidendo quali valori tenere e quali escludere.

In questa fase l’individuo può sentirsi solo, tagliato fuori o isolato tanto rispetto alla famiglia d’origine quanto alla nuova e tale solitudine si potrebbe tradurre in un distacco emotivo e fisico dal proprio partner.

La nascita di un figlio, ed in generale l’allevamento dei figli, segna un momento di grossa transizione della coppia. Già di per sé la decisione di avere dei figli, delle volte, genera delle problematiche soprattutto se essa non rispecchia il volere di entrambi i coniugi. La nascita di un figlio, ebbene, è un momento che, da un lato funge da collante per l’intera famiglia (sia la nuova che quelle di origine), da un altro lato è un momento di grande impegno e confronto per i coniugi. Essi dovranno discutere su tutte le questioni che interessano la vita del figlio. Soprattutto quando è piccolo, il bambino ha bisogno di accudimento, specie dalla mamma (pensiamo all’allattamento, al cullarlo per ore prima che si addormenti, al cambio continuo di panni ecc.).

Ecco che c’è un allontanamento forzato della coppia. Se tale allontanamento è protratto per molto si potrebbe generare un conflitto in cui uno dei coniugi vede l’altro unicamente come madre o come padre e potrebbe sentirsi trattato da figlio. Questa inversione dei ruoli genera malcontento e ribellione.

Senz’altro il rischio di cercare evasione dal rapporto di coppia e dalla famiglia è alto in questa fase. Se il partner si butta a capofitto nel lavoro o nello sport, tende a stare molto tempo fuori casa, scarica la responsabilità dell’allevamento dei figli sull’altro o c’è un controllo sull’altra persona delle modalità di accudimento senza prendersi le responsabilità, allora il rapporto è indubbiamente in crisi.

Il distacco dal sesso senz’altro è uno dei fattori che innesca la crisi matrimoniale. Spesso avviene in età avanzata ma l’invecchiamento non porta necessariamente con sé la mancanza del sesso. Sono molti gli ultracinquantenni uomini e donne che lo praticano. I motivi vanno ricercati in altre circostanza e non nell’età biologica.

La crisi di mezza età colpisce soprattutto gli uomini ed è un malessere personale ed individuale che però si ripercuote anche sulla coppia. Infatti si tende ad essere concentrati più se stessi e poco o niente sull’altro. Superare insieme questo impasse non è facile soprattutto se si pensa che potrebbe portare a forme depressive.

Altro momento davvero critico è la sindrome del nido vuoto che si verifica quando i figli vanno via di casa.  Capita che molte coppie siano tenute assieme dai figli e che, una volta in cui questi si allontano da casa, il matrimonio si sfalda.

Eppure quando i figli guadagnano la propria indipendenza la coppia si ritrova ad avere maggiore intimità e più tempo da condividere. L’importante è che questo desiderio trovi la compartecipazione di entrambi i coniugi: può darsi, infatti, che uno voglia condividere del tempo col proprio partner mentre l’altro voglia usare quel tempo per sé. Quest’asimmetria di bisogni genera difficoltà di coppia.

Spesso il matrimonio mette in luce degli aspetti totalmente negativi dell’altro e le tentazioni, sia che siano relazioni extraconiugali o altri generi di evasioni dalla routine, sono davvero tante. Si scoprono le imperfezioni non solo della coppia ma anche di sé, dell’altro, dei figli e della famiglia a largo spettro.

Per superare questi momenti critici servono amore, impegno e comprensione.

Come superare la crisi matrimoniale?

Ci sono vari modi per superare un conflitto matrimoniale. Ecco di seguito alcuni aiuti per la coppia:

  • psicoterapia di coppia. È un percorso con il quale si analizza la relazione per capire la crisi ed i suoi significati. Si cerca di agire per scardinare un sistema disfunzionale della coppia che deve appunto seguire una terapia, una sorta di cura, per appianare le proprie difficoltà rimanendo insieme;
  • mediazione familiare. È un percorso mediante il quale si cerca di riallacciare i canali comunicativi della coppia. Si lavora molto sugli stili comunicativi dei coniugi e si offre un nuovo modello di comunicazione finalizzato all’accoglimento ed al rispetto dei bisogni reciproci;
  • consulenza familiare. È un aiuto alla coppia in crisi in cui si predispongono dei compiti di sviluppo per rinsaldare il rapporto familiare inteso ad ampio raggio e cioè il rapporto fra i coniugi, il rapporto genitori – figli, il rapporto con le famiglie d’origine;
  • counseling. È un aiuto che il counselor mette a disposizione per fortificare l’auto consapevolezza di sé e della coppia.

Separazione e divorzio breve

La crisi può essere superata anche attraverso la separazione e il divorzio. Non sempre questa cesura ha dei risvolti negativi: gli ex coniugi vivono questo momento come un’occasione di libertà e di svolta. Tuttavia grava ancora nell’immaginario collettivo la visione fallimentare della separazione e questa ha un carico emotivo non indifferente e molto doloroso. La pena della fine di un matrimonio si riflette soprattutto sulla nuova organizzazione familiare e sui nuovi equilibri da raggiungere nel bene dei figli, se ci sono.

Oggi come oggi, per risparmiare alle coppie lungaggini processuali spesso dolorose, si è optato per il divorzio breve. Si ha il divorzio dopo che sia trascorso un anno dalla separazione. Si tratta di una separazione consensuale che può essere scelta solo se non ci sono figli minori, portatori di handicap grave o incapaci, o maggiorenni non economicamente autosufficienti.

Si presenta la domanda al sindaco del comune di residenza di uno dei due coniugi o di quello dove è stato celebrato il matrimonio. Vi sono risparmi non solo in termini economici ma anche di tipo emotivo in quando si fa presto a finire un legame che era già rotto e rifarsi una vita.

Certo, così il matrimonio ha perso un po’ il carattere di sacralità, ma questo non è sancito da un rito o da un ufficiale civile o ecclesiastico. L’aspetto sacro del matrimonio è custodito nel cuore di chi decide di accogliere e riconoscere l’altro come compagno di vita.

Di VALENTINA CALASSO


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