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Cos’è il part time?

15 Dicembre 2018


Cos’è il part time?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Dicembre 2018



La legge fissa il limite massimo dell’orario di lavoro settimanale e giornaliero ma non obbliga le parti del rapporto di lavoro a prevedere l’orario di lavoro massimo. Le parti possono decidere di prevedere un orario di lavoro ridotto.

Il contratto di lavoro, al pari di qualsiasi contratto civilistico, è un contratto di scambio. Il lavoratore offre al datore di lavoro il proprio tempo lavorativo e, in cambio, il datore di lavoro gli paga lo stipendio. Come in ogni rapporto di scambio, esiste una stretta proporzionalità tra la quantità del bene venduto, in questo caso la quantità del tempo lavorato, e l’ammontare della retribuzione. Da questa premessa si ricava che azienda e lavoratore possono anche decidere di prevedere che il dipendente lavori per un numero di ore inferiore al normale orario di lavoro previsto dalla legge e dal contratto collettivo di lavoro. In questo caso al lavoratore spetterà una retribuzione proporzionata alla quantità di lavoro svolto. Quando le parti decidono di prevedere un orario di lavoro inferiore a quello normalmente previsto si parla di contratto a tempo parziale o part time. Cerchiamo di capire che cos’è il part time?

Che cos’è l’orario di lavoro?

Uno degli elementi fondamentali del contratto di lavoro è l’orario di lavoro. Il dipendente deve infatti sapere quanto tempo dovrà lavorare a favore del datore di lavoro e come si colloca la sua prestazione di lavoro dal punto di vista temporale. Nel contratto di lavoro viene infatti indicato:

  • quanti e quali giorni a settimana il dipendente deve lavorare;
  • quante e quali ore al giorno il dipendente deve lavorare.

Facciamo un esempio. Tizio viene assunto come impiegato amministrativo da una società e nel contratto di lavoro si legge: “Il suo orario di lavoro sarà il seguente: dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle ore 13.30 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30”.

Le parti non sono del tutto libere di determinare l’orario di lavoro. Un’eventuale clausola del contratto di lavoro che prevedesse un numero di ore di lavoro superiore al tetto massimo fissato dalla legge [1] o dal contratto collettivo di riferimento sarebbe nulla.

In particolare, in base alla legge l’orario normale di lavoro è fissato in 40 ore settimanali.

I contratti collettivi di lavoro possono stabilire, ai fini contrattuali, una durata minore e riferire l’orario normale alla durata media delle prestazioni lavorative in un periodo non superiore all’anno. In effetti ci sono alcuni contratti collettivi di lavoro che prevedono un orario normale di lavoro pari a 38 ore settimanali. Il contratto collettivo può derogare la disposizione di legge solo in senso maggiormente favorevole al dipendente e, cioè, riducendo l’orario normale di lavoro. I contratti collettivi non potrebbero fare il contrario, ossia aumentare l’orario normale di lavoro rispetto al tetto di legge delle 40 ore settimanali.

Stabilire qual è il normale orario di lavoro di un dipendente è fondamentale perchè le ore lavorate in eccesso rispetto a questo valore rappresentano lavoro straordinario. Se invece il contratto individuale di lavoro prevede un orario settimanale inferiore al normale orario di lavoro fissato dalla legge o dal contratto collettivo parleremo di contratto di lavoro a tempo parziale o part time.

Che forma deve avere il part time?

Il contratto di lavoro a tempo parziale deve essere stipulato dalle parti in forma scritta ai fini della prova.

All’interno del contratto di lavoro a tempo parziale dovrà essere puntualmente indicata la durata della prestazione lavorativa e la collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno. Questa indicazione, nei casi in cui l’organizzazione del lavoro è articolata in turni, può avvenire anche mediante il rinvio a turni programmati di lavoro articolati su fasce orarie prestabilite.

Che cos’è il lavoro supplementare?

Il lavoratore part time, al pari di qualsiasi lavoratore, può trovarsi a dover lavorare per un numero di ore superiore all’orario di lavoro fissato nel contratto. Torniamo all’esempio di prima. Tizio potrebbe essere assunto come impiegato amministrativo con un part time al 50% e lavorare sempre su cinque giorni a settimana ma per quattro ore al giorno, dalle 8.30 alle 12.30, con un orario settimanale pari a 20 ore. In determinati periodi, ad esempio quando occorre chiudere la contabilità, l’azienda gli potrebbe chiedere di lavorare oltre le 12.30. In questo caso parleremo di lavoro supplementare. Per prestazione di lavoro supplementare deve intendersi il lavoro svolto oltre l’orario concordato fra le parti nel contratto ma entro i limiti dell’orario normale di lavoro fissato dalla legge o dal contratto collettivo di lavoro. Nel caso di Tizio, il contratto individuale prevede un orario di lavoro pari a 20 ore settimanali. Le ore lavorate dalla 21° alla 40° costituiscono il lavoro supplementare.

Come funziona il lavoro supplementare?

Di solito il lavoro supplementare è disciplinato nel contratto collettivo di lavoro che prevede i limiti entro cui si può utilizzare il lavoro supplementare e quanto vanno remunerate le ore di lavoro supplementare.

Nel caso in cui il contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro non disciplini il lavoro supplementare, la legge prevede che [2] il datore di lavoro può richiedere al lavoratore lo svolgimento di prestazioni di lavoro supplementare in misura non superiore al 25 per cento delle ore di lavoro settimanali concordate.

In tale ipotesi, il lavoratore può rifiutare lo svolgimento del lavoro supplementare purché il rifiuto sia giustificato da comprovate esigenze lavorative, di salute, familiari o di formazione professionale. Per quanto concerne la remunerazione, il lavoro supplementare deve essere retribuito con una maggiorazione del 15 per cento della retribuzione oraria globale di fatto, comprensiva dell’incidenza della retribuzione delle ore supplementari sugli istituti retributivi indiretti e differiti.

Il lavoratore part time può fare straordinario?

Lo straordinario, ossia l’orario di lavoro prestato oltre il normale orario di lavoro previsto dalla legge o dal contratto collettivo, può essere svolto anche dal dipendente part time con gli stessi limiti e le stesse condizioni previsti, in generale, per l’effettuazione dello straordinario da parte della generalità dei dipendenti. Occorrerà consultare la parte del contratto collettivo relativa allo straordinario per conoscere:

  • quando è legittimo il ricorso allo straordinario;
  • con quali limiti si può chiedere lo straordinario;
  • con quale maggiorazione va remunerata la prestazione di lavoro straordinario.

Cosa sono le clausole elastiche nel part time?

Le clausole elastiche hanno la funzione di prevedere una maggiore flessibilità per il datore di lavoro nel decidere con quale collocazione temporale il dipendente deve prestare la propria prestazione di lavoro.

Queste clausole servono, dunque, a limitare la rigidità della collocazione della prestazione di lavoro, prevedendo la possibilità di inserire nel contratto di lavoro una clausola in base alla quale, nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, è riconosciuto al datore di lavoro il potere unilaterale di modificare la collocazione della prestazione ovvero aumentarne la durata.

Tornando al nostro esempio, il contratto di lavoro tra Tizio e la società potrebbe prevedere una clausola elastica in base alla quale l’azienda potrà cambiare la collocazione temporale dell’orario di lavoro di Tizio, spostando l’orario, originariamente previsto dalle 8.30 alle 12.30, dalle 14.30 alle 18.30.

Le clausole elastiche sono legittime se previste nei contratti collettivi di lavoro. Se questi non le prevedono, le clausole elastiche possono essere pattuite per iscritto dalle parti di fronte alle commissioni di certificazione [3], ossia degli organismi creati dalla Legge Biagi per certificare i contratti di lavoro. Il dipendente può farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro. In ogni caso, se l’azienda decide di esercitare la clausola elastica e cambiare la collocazione temporale o la durata della prestazione, il dipendente ha diritto ad un preavviso minimo di due giorni per organizzarsi in base alle nuove condizioni di lavoro.

Il rapporto può essere trasformato in part time?

Le parti del rapporto di lavoro possono in ogni momento, con accordo scritto, disporre la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale.

Il dipendente ha diritto ad ottenere il part time?

Ci sono molti dipendenti, soprattutto madri di famiglia, che vorrebbero ottenere la trasformazione del loro rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale. In generale si deve premettere che, con l’eccezione di alcuni casi che vedremo, non esiste un diritto al part time. La trasformazione del tempo pieno in rapporto a tempo parziale è frutto di un accordo tra le parti. Il dipendente può richiederla ma l’azienda non è tenuta a concederla.

Ci sono però dei dipendenti che hanno diritto ad ottenere il part time lavoratori del settore pubblico e del settore privato affetti da patologie oncologiche nonché da gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti, per i quali residui ci sia una ridotta capacità lavorativa, eventualmente anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata da una commissione medica istituita presso l’azienda sanitaria locale territorialmente competente.

Se i dipendenti che hanno diritto e che hanno ottenuto il part time chiedono il ritorno al tempo pieno il rapporto di lavoro a tempo parziale è trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo pieno.

Altri dipendenti non hanno un vero e proprio diritto al part time ma gli viene riconosciuta la priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale:

  • il lavoratore o la lavoratrice che hanno il coniuge, i figli o i genitori affetti da patologie oncologiche o gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti;
  • il lavoratore o la lavoratrice che assiste una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa con connotazione di gravità che abbia necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita;
  • il lavoratore o la lavoratrice che ha un figlio convivente di età non superiore a tredici anni o un figlio convivente portatore di handicap.

In ogni caso di trasformazione del rapporto da tempo pieno a part time la legge prevede per il dipendente il diritto di precedenza nelle assunzioni con contratto a tempo pieno per l’espletamento delle stesse mansioni o di mansioni di pari livello e categoria legale rispetto a quelle oggetto del rapporto di lavoro a tempo parziale.

note

[1] D. Lgs. n. 66 dell’8.04.2003.

[2] Art. 6 co. 2 D. Lgs. n. 66 dell’8.04.2003.

[3] Art. 76 D. Lgs. n. 276/2003.


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