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Cambiare continuamente avvocato: cosa si rischia

2 Dicembre 2018 | Autore:


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Cos’è il termine per la difesa? Cosa succede se si cambia sempre avvocato? Si può chiedere il rinvio dell’udienza ad ogni nomina di nuovo difensore?

Se devi far valere un tuo diritto, devi difenderti da un’accusa o, più in generale, devi ricorrere in tribunale, dovrai servirti di un avvocato. Questo già lo sai. Sono pochissimi i casi in cui la legge ti consente di difenderti da solo; in tutti gli altri, avrai necessariamente bisogno di un difensore. A meno che tu non sia imputato in un procedimento penale e non voglia interessarti di nulla (nel qual caso ti verrà assegnato direttamente dal pubblico ministero un difensore d’ufficio), la scelta del legale che dovrà seguirti è assolutamente personale: ciò significa che sarai libero di nominare l’avvocato che più ti aggrada. In Italia, ove il numero di avvocati è esorbitante, trovarne uno non è un problema: sono sicuro che il tuo amico, tuo cugino, tuo zio o qualche altro parente eserciti la professione forense. Molto probabilmente ti rivolgerai a lui. È anche possibile, ovviamente, che tu abbia già un difensore di fiducia che ti ha seguito in passato per alcune controversie, oppure che tu decida di nominarne uno nuovo di zecca. L’incarico che conferisci al difensore si chiama mandato ed è un contratto a tutti gli effetti. Caratteristica del rapporto che si instaura tra te e l’avvocato è la fiducia, nel senso che gli affidi le questioni più delicate sulla base di un rapporto di totale apertura dell’uno nei confronti dell’altro. Altro requisito fondamentale del mandato difensivo è che esso è sempre revocabile: in qualsiasi stato e grado del procedimento potrai decidere di togliere l’incarico all’avvocato per affidarlo ad un altro. Ovviamente, sarai tenuto a pagare l’operato del precedente difensore, a meno che la revoca non sia giustificata da un grave inadempimento del professionista. La possibilità di revocare e nominare a proprio piacimento il difensore di fiducia non deve tramutarsi, però, in una strategia poco limpida, volta solamente a far perdere tempo al giudice; ciò avviene soprattutto nel processo penale, ove i reati sono soggetti a prescrizione anche a procedimento instaurato. La Suprema Corte di Cassazione ha condannato l’abuso del cambio di difensore, con una sentenza che ti illustrerò nel corso di questo articolo. Pertanto, se quanto detto ti interessa oppure rispecchia la situazione in cui ti trovi, ti consiglio vivamente di proseguire nella lettura dell’articolo: ti spiegherò cosa si rischia a cambiare continuamente avvocato.

Avvocato: serve per forza?

Come anticipato, sei sempre libero di cambiare avvocato quando lo ritieni più opportuno: il rapporto che si crea tra te e il tuo difensore è assolutamente personale e, pertanto, sei libero di porvi fine quando vuoi. D’altronde, sei tu che paghi il professionista: perché non potresti decidere di “congedarlo” se ritieni che non sta svolgendo bene il suo lavoro?

Se quanto appena detto è vero, è altrettanto vera un’altra cosa: la legge, in determinati casi, ti impone di avere un avvocato. Nel processo penale, ad esempio, non è possibile che tu sia sfornito di difensore: la legge non consente la celebrazione di un procedimento a carico di una persona accusata di un crimine senza che questa non sia assistita legalmente. Ed infatti, se decidi di disinteressarti del processo (cosa che sei liberissimo di fare), l’ordinamento ti assegna un difensore d’ufficio, che dovrai comunque retribuire (a meno che tu non possa avvalerti del patrocinio a spese dello Stato).

Nel processo civile (ma anche in quello amministrativo o tributario), invece, non c’è alcun obbligo di nominare un difensore: se vieni citato e tu non ti presenti, semplicemente il processo andrà avanti nonostante la tua contumacia.

Cambiare avvocato: cos’è il termine a difesa?

Soffermiamoci sul processo penale, cioè su quello in cui la presenza del difensore è necessaria per legge. Ti arriva l’avviso di conclusione delle indagini e decidi di nominare un difensore che ti segua nelle more del procedimento. L’avvocato che hai scelto ti spiegherà come funziona il processo penale, come conviene agire in base al capo di imputazione, quali testi citare, come essere sentiti direttamente dal giudice, e così via. Tra le altre cose, il tuo avvocato ti dirà sicuramente che il reato di cui sei accusato andrà in prescrizione. La prescrizione è una via molto allettante per la maggior parte degli indagati/imputati: considerati i tempi della giustizia italiana, è molto facile cercare di far estinguere il reato, così da uscire (relativamente) puliti dal processo.

Ma cosa c’entra il cambio di avvocato con la prescrizione? Te lo spiego subito: nel nostro codice di procedura penale c’è un articoletto [1] che consente al difensore di nuova nomina che subentra al precedente di chiedere al giudice un termine per la difesa, cioè un rinvio dell’udienza per poter studiare gli atti di causa. In parole povere, succede questo: in vista dell’udienza che si terrà domani, decidi di nominare un nuovo difensore, revocando l’incarico a quello che già avevi. Giunto il giorno della celebrazione dell’udienza, il tuo nuovo difensore andrà in aula e depositerà il mandato che gli hai conferito nemmeno ventiquattro ore prima; ovviamente, trattandosi di un processo penale (per definizione molto delicato), il tuo nuovo legale ha diritto a prendere visione del fascicolo, nonché di quant’altro utile per poterti assistere adeguatamente. Chiede così al giudice un termine per la difesa, cioè chiede che l’udienza venga rinviata consentendogli così di prepararsi per la prossima.

Secondo la legge, il termine a difesa è un vero e proprio diritto per l’avvocato di nuova nomina: di conseguenza, il giudice che accoglie la richiesta non può sospendere i termini di prescrizione, i quali continueranno a decorrere durante tutto il periodo concesso al nuovo avvocato. Ora, immagina che, ad ogni udienza, si decida di fare così: un nuovo difensore nominato strategicamente il giorno prima (o, addirittura, la mattina stessa!) dell’udienza. Cosa accadrebbe? In teoria, il giudice dovrebbe concedere sempre il rinvio, fino a che il reato non vada prescritto. Secondo la Corte di Cassazione, però, non è così.

Cambiare sempre avvocato: è abuso?

Secondo una significativa pronuncia della Corte di Cassazione [2], cambiare continuamente avvocato, quando non c’è una reale esigenza difensiva, costituisce un abuso dei mezzi processuali e, pertanto, il giudice è legittimato a non concedere il termine per la difesa.  Praticamente, la Suprema Corte ha condannato quella prassi volta a sfruttare le disposizioni di legge a proprio favore, eludendone il significato vero.

Nel caso del termine per la difesa, la norma vuole garantire all’imputato di essere assistito da un difensore che sia effettivamente preparato, in modo tale da assicurargli un reale diritti alla difesa. Tuttavia, una disposizione pacificamente voluta a tutela dell’imputato, se adoperata male, cioè se piegata ad una strategia processuale scorretta, va condannata. Nel caso di specie, l’abuso del termine a difesa era finalizzato ad ottenere numerosi rinvii fino al raggiungimento della prescrizione del reato. Una condotta impropria che la Corte di Cassazione ha pensato bene di biasimare.

D’altronde, non va sottaciuto che il giudice, davanti alle numerose istanze finalizzate ad ottenere un termine a difesa, se ravvisa nella condotta una abuso degli strumenti difensivi, può anche decidere di concedere il rinvio, ma sospendendo i termini di prescrizione: così facendo, aggirerebbe la tattica dilatoria consistente nel cambiare continuamente avvocato.

note

[1] Art. 108 cod. proc. pen.

[2] Cass., sent. n. 43593 del 02.10.2018.

Autore immagine: Pixabay.com


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