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Totalizzazione: che cos’è e come funziona

14 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Dicembre 2018



La totalizzazione è una sorta di cumulo o di ricongiunzione però è gratuita. Ma vediamo nel dettaglio quali sono tutti i vantaggi.

Che cos’è e come funziona la totalizzazione? Grazie al meccanismo della totalizzazione [1] si possono ottenere più facilmente le pensioni di anzianità, di vecchiaia, di inabilità e quella destinata ai superstiti. Come nel caso della ricongiunzione e del cumulo gratuito, è possibile farvi ricorso per cumulare gli anni di contributi versati (in differenti casse, gestioni o fondi previdenziali) necessari ai fini pensionistici, così da costituire una pensione unica, ma in maniera completamente gratuita per i lavoratori, al contrario della ricongiunzione ad esempio. Va detto, però, che tutte le pensioni che verranno elargite a seguito di totalizzazione sono soggette a tassazione Irpef, ossia l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Come funziona la totalizzazione

Se, da un lato, non è possibile mai cumulare una totalizzazione parziale, dall’altro è possibile – invece – fare ricorso persino (soprattutto per i giovani) alla totalizzazione internazionale (cioè sommandovi i periodi di lavoro svolto all’estero, che deve essere di almeno un anno). Infatti è stato abolito [2] il vincolo temporale fissato dalla Riforma Fornero, per cui ogni esperienza lavorativa doveva aver portato a maturare non meno di un triennio di contributi.

Inoltre concerne anche i liberi professionisti iscritti alle relative casse private e privatizzate (tipo i giornalisti all’Inpgi), gli iscritti alla gestione separata [3] e gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago). La totalizzazione permette di cumulare i contributi versati presso differenti enti previdenziali, non solo l’Inps (l’Istituto nazionale di previdenza sociale). Non solo, ma coinvolge diverse categorie di lavoratori autonomi e dipendenti (tra cui persino quelli religiosi) [4].

Ovviamente, per percepire la pensione grazie alla totalizzazione, non si deve essere già in possesso di un’altra pensione (come la pensione di invalidità ad esempio); oppure non si deve aver fatto richiesta di ricongiunzione. Inoltre è sempre l’Inps a pagare l’assegno pensionistico, anche se non vi sono quote che spettano al lavoratore per contributi versati presso l’Inps stesso, quindi paga anche a nome di altri enti previdenziali (con cui ha stipulato specifiche convenzioni e accordi). Tuttavia la domanda, per valutare se si hanno le condizioni per accedere alla pensione in totalizzazione, può essere rivolta a qualsiasi degli eventuali diversi enti previdenziali cui si sono versati anni di contributi, sebbene generalmente ci si riferisca all’ultimo di essi. I periodi di tempo di contributi cumulati in momenti diversi, presso differenti enti previdenziali, sono sommati; mentre quelli cumulati nello stesso arco di tempo, sono conteggiati una sola volta.

Ciononostante resta reale il sistema pro quota, e di calcolo retributivo misto pertanto, che prevede che ogni ente previdenziale verserà la quota corrispondente agli anni di contributi versati presso la sua struttura. Da precisare, però, che ogni ente, fondo o cassa previdenziale, gestione, può ‘versare’ i fondi relativi agli anni di contributi versati all’Inps, al fine della totalizzazione e che siano cumulati nel conteggio al fine pensionistico, come pensione unica quindi, ma non li può ‘versare’ e ‘rigirare’ ad altri fondi o casse previdenziali simili.

In sintesi la totalizzazione dà diritto al cosiddetto decorso (quello della cosiddetta finestra come è meglio noto) della decorrenza. Lo slittamento decorrenza (c.d. finestra) è variabile a seconda del tipo di pensione cui si potrà accedere: pensione di anzianità, di vecchiaia, di inabilità, ai superstiti. Andiamo a vederle più da vicino.

 

La totalizzazione ai fini della pensione di anzianità, vecchiaia, inabilità, ai superstiti

Importanti al fine del conteggio dei contributi versati, al fine della pensione di anzianità in regime di totalizzazione, è la voce dei cosiddetti contributi figurativi. Questi ultimi sono tutti quei contributi che il lavoratore ha accumulato, senza alcun costo economico, nonostante l’interruzione dell’attività lavorativa; quindi ha continuato a maturare i contributi, pur non lavorando in un determinato momento, per causa di forza maggiore, come ad esempio gravidanza, malattia o disoccupazione. Per raggiungere la pensione di anzianità servono ben 40 anni e sette mesi di contributi versati per il 2018 (come nel 2016 e nel 2017, con un incremento di quattro ulteriori mesi rispetto ai 40 anni e tre mesi previsti nel 2014 e nel 2015); mentre, per il 2019 e il 2020, saranno necessari ben 41 anni.  Dunque risulta quanto mai vantaggioso ricorrere alla formula della totalizzazione per poter poi usufruire della cosiddetta ‘finestra’, che farà ‘scontare’ ben 21 mesi sul calcolo degli anni di contributi da dover versare ai fini pensionistici.

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia ancora per il 2018 (così come nel 2016 e nel 2017) si ottiene con i 65 anni e sette mesi di età e venti anni di contributi; prima, nel 2014 e nel 2015, il limite di età era di 65 anni e tre mesi; infine, a partire dal prossimo anno (cioè dal 2019), per i due successivi anni (quindi per tutto il 2020 compreso), salirà a 66 anni. Dunque un anticipo di 18 mesi, grazie alla ‘finestra’ ottenibile per mezzo della totalizzazione, aiuterà.

Anche perché si parla sempre di speranza di vita, cambiata e mutevole proprio in continuazione in considerazione della qualità e dello stile di vita del lavoratore, che fa oscillare tali parametri temporali della pensione di vecchiaia e di anzianità. Dunque, innalzare l’età pensionabile non solo ha creato non poche polemiche, ma ci dà modo di accennare alla possibilità anche di ottenere una pensione di inabilità assoluta e permanente per il lavoratore stesso; ciò richiederà la verifica della reale veridicità delle condizioni gravi e gravose di chi ne faccia richiesta e attestate nei requisiti dell’assicurazione.

Infine, esiste un ultimo tipo di pensione: quella ai superstiti. Ovvero l’assicurato [5] lascia in eredità la sua pensione ai superstiti, pensione che sarà totalizzata da questi ultimi, che otterranno così – al contempo – il diritto alla pensione e alla totalizzazione, di cui avranno piena facoltà.

note

[1] Fissata con il decreto legislativo 42/2006.

[2] Con il decreto legge 201/2011.

[3] In base all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
[4] Tra cui: artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri; ma anche: sacerdoti secolari e ministri del culto delle confessioni diverse dalla religione cattolica, autorizzate dal ministero dell’Interno con relativo decreto, iscritti nell’apposito Fondo di previdenza.
[5] Che giuridicamente diventerà e sarà definito come dante causa, cioè persona che perde il diritto a seguito di una successione.

Autore Immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Salve, se la manovra dice si al stop di aspettativa di vita per pensioni anticipati 2019, vale lo stesso anche per la pensione con totalizzazione?

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