Diritto e Fisco | Articoli

Assegno sbarrato: è un titolo valido?

20 Settembre 2017


Assegno sbarrato: è un titolo valido?

> Business Pubblicato il 20 Settembre 2017



L’azienda che riceve in pagamento un assegno sbarrato è in possesso di un titolo di credito perfettamente valido

La tua azienda ha ricevuto un assegno sui cui erano presenti due linee nella parte anteriore e hai creduto che non fosse valido? Puoi stare sereno, perché si tratta dell’assegno sbarrato, ossia di un titolo perfettamente valido e regolare. Nella pratica, l’assegno sbarrato costituisce uno dei metodi di pagamento meno utilizzati nell’ambito dei rapporti commerciali. Questo, però, non significa che sia meno importante dei suoi omonimi più famosi, ossia l’assegno circolare e l’assegno bancario. Quella in questione è, infatti, una particolare forma di emissione dell’assegno, caratterizzata dalla possibilità, per il traente (cioè colui che emette l’assegno) o per il portatore (cioè colui che materialmente possiede il titolo) di apporre due linee parallele nella parte anteriore dell’assegno stesso.

Questo tipo di assegno, espressamente previsto dalla Legge [1], può essere:

  • generale (ed in questo caso si parla di assegno sbarrato generale) se tra le due linee non viene indicato nulla, ovvero se viene indicata genericamente la parola “banchiere” o altra similare;
  • speciale (ed in questo caso si parla di assegno sbarrato speciale) se tra le due linee è indicato il nome di uno specifico “banchiere“.

Attenzione: per “banchiere” si deve intendere un Istituto di credito riconosciuto ed autorizzato dallo Stato Italiano all’esercizio dell’attività di credito.

Assegno sbarrato: perché è utilizzato?

Per via delle caratteristiche sopra indicate, l’assegno sbarrato serve soprattutto ad impedire che lo stesso possa essere incassato da un soggetto “sconosciuto” dalla banca. L’assegno sbarrato, infatti, può essere incassato solo nella banca (qualsiasi se c’è lo sbarramento generale; specifica se c’è lo sbarramento speciale) in cui il beneficiario ha già in essere un rapporto di conto corrente. Questa particolare forma di assegno, dunque, serve a tutelare maggiormente il traente (ovverosia colui che emette l’assegno) soprattutto in caso di smarrimento.

È il caso di precisare che l’assegno sbarrato non va confuso con l’assegno non trasferibile. Quest’ultimo, infatti, ha come scopo quello di impedire a soggetti diversi dal beneficiario del pagamento di riscuoterlo. Al contrario, invece, l’assegno sbarrato ha come scopo quello di limitare le possibilità di incasso/di pagamento solo a quelle persone che sono già conosciute dal sistema bancario, ovverosia ai clienti della banca.

Assegno sbarrato: quando utilizzarlo?

Le ragioni che inducono all’emissione di un assegno sbarrato sono connesse al timore che possa essere smarrito. Difatti, nella quotidianità dei rapporti economici, può accadere di dover pagare – con assegno appunto – una somma inferiore a mille euro. Oggi, per tali importi, non vi è alcun obbligo di indicare la “non trasferibilità” dell’assegno. Se questo venisse smarrito, pertanto, il “fortunato” trovatore potrebbe tranquillamente incassarlo mediante la cosiddetta girata. Lo sbarramento, in questi casi, minimizza i rischi di smarrimento poiché, come detto, chi presenta l’assegno al pagamento deve essere conosciuto dalla banca, deve essere cioè un cliente della stessa. Lo scopo, dunque, è proprio quello di evitare che l’assegno finisca nelle mani di soggetti che non sono conosciuti al sistema creditizio.

Assegno sbarrato: come incassarlo?

Quando si è in possesso di un assegno sbarrato, questo può essere incassato in due diversi modi:

  • se si tratta di assegno sbarrato generale, si potrà riscuotere presso la banca in cui si ha già un conto corrente, qualunque essa sia. Se si è titolari di un conto postale si potrà versare l’assegno anche in Posta;
  • se si tratta di assegno sbarrato speciale, allora si potrà incassare l’assegno solo nella specifica banca indicata nell’assegno stesso.

Quindi, non si può incassare un assegno sbarrato se non si è titolari di un conto corrente. In tali casi, tuttavia, si potrà procedere mediante versamento su un libretto postale (se ne si è titolari).

note

[1] Art. 40 R.d. n. 1736 del 21.12.1933.

Autore immagine: Pixabay.com


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA