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Datore di lavoro responsabile del mobbing posto dai propri dipendenti

6 Marzo 2013


Datore di lavoro responsabile del mobbing posto dai propri dipendenti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Marzo 2013



Il datore di lavoro deve risarcire il proprio dipendente dei danni da questi subiti per il mobbing causato dal comportamento dei colleghi, qualora ne sia a conoscenza e non si sia attivato per farli cessare.

Il “mobbing” (dall’inglese “to mob”, che significa assediare, attaccare) indica le pratiche vessatorie, aggressive e persecutorie, più o meno gravi, poste dal datore di lavoro e/o dai colleghi (mobber) nei confronti di un lavoratore.

Con una recente pronuncia [1], la Cassazione ha ricordato che il datore di lavoro deve adottare tutte le misure per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore. Il che vuol dire che egli è responsabile dei danni da mobbing subìti dal proprio dipendente anche se le condotte mobbizzanti siano state poste da altri colleghi di lavoro e non dal datore di lavoro stesso.

Il datore di lavoro non può esonerarsi dalla propria responsabilità sostenendo di non essere a conoscenza dei fatti avvenuti all’interno della propria azienda. La sua responsabilità, infatti, si fonda sulla mancata predisposizione delle misure necessarie a impedire il compimento di atti di persecuzione psicologica del dipendente. Il datore di lavoro, quindi, ha sempre l’obbligo di proteggere il proprio dipendente, anche dalle condotte illecite poste da altri soggetti all’interno del luogo di lavoro. Se non lo fa, è tenuto a risarcire la vittima per il danno subito  [2].

di ANDREA BORSANI

Come il buon padre di famiglia, il datore di lavoro deve controllare tutto ciò che avviene all’interno dell’azienda rispondendo anche dei comportamenti mobizzanti posti dai propri dipendenti nei confronti dei sottoposti.

note

[1] Cass. sent. n. 1471/13.

[2] Art.2087c.c.: secondo un recentissimo e consolidato orientamento dottrinario,  affermatosi anche in campo europeo, nel risentire delle interpretazioni degli artt. 32 e 41 Cost., risponde al principio di “umanizzazione del posto di lavoro”.


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