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Tutti i diritti del lavoratore dipendente licenziato

10 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Dicembre 2018



Reintegra e indennizzo per licenziamento illegittimo, stato di disoccupazione, Naspi, assegno di ricollocazione, incentivi all’assunzione: agevolazioni per il dipendente licenziato.

Si parte dalla reintegra e dall’indennizzo in caso di licenziamento illegittimo, per proseguire col diritto allo stato di disoccupazione, all’indennità Naspi ed al voucher di ricollocazione, e terminare con gli incentivi alle nuove assunzioni di lavoratori disoccupati: i diritti del lavoratore dipendente licenziato sono diversi, e finalizzati a limitare ed attenuare lo stato di bisogno.

La maggior parte degli incentivi e delle agevolazioni è collegata allo stato di disoccupazione: a questo proposito, bisogna osservare che può ottenere lo stato di disoccupazione anche il lavoratore che non è stato licenziato, ma che comunque ha perso involontariamente l’impiego. Può essersi, ad esempio, dimesso per giusta causa, o entro l’anno dalla nascita di un figlio.

I benefici, inoltre, si possono perdere se si perde lo stato di disoccupazione, o, più precisamente, la condizione di non occupazione, o disoccupazione parziale: questo particolare status si perde, ad esempio, se si rifiuta un’offerta di lavoro congrua, oppure se non si partecipa alle iniziative di politica attiva del lavoro.

Ma procediamo per ordine e passiamo in rassegna tutti i diritti del lavoratore dipendente licenziato

Reintegra e indennizzo per licenziamento illegittimo

Innanzitutto, se il lavoratore dipendente è licenziato illegittimamente, può aver diritto, a seconda del contratto di lavoro stipulato (a tutele crescenti o meno), alla reintegra nel posto di lavoro, a un risarcimento o a un indennizzo.

Ne abbiamo parlato in: Licenziamento illegittimo, conseguenze

Stato di disoccupazione

Il lavoratore licenziato, anche in caso di licenziamento pienamente legittimo o, addirittura, per giusta causa, ha diritto a numerose tutele.

La maggior parte delle agevolazioni è collegata al possesso dello stato di disoccupazione, o della condizione di non occupazione. Ma come si ottiene lo stato di disoccupazione? Vediamolo nel dettaglio.

Quali lavoratori licenziati hanno diritto allo stato di disoccupazione?

Lo stato di disoccupazione si acquista in tutti i casi in cui si perde involontariamente il lavoro, indipendentemente dalla durata del rapporto e dal motivo del licenziamento: non ha dunque importanza che il contratto lavorativo sia terminato a causa di un licenziamento disciplinare o per giusta causa o, ancora, durante il periodo di prova. Il lavoratore, in tutti i casi in cui è licenziato, acquista comunque lo stato di disoccupazione.

Anche il lavoratore il cui contratto a termine è cessato ha diritto alla disoccupazione.

Lo stato di disoccupazione non si ottiene, invece, nel caso in cui il rapporto lavorativo si sciolga di comune accordo, cioè nei casi di risoluzione consensuale (a meno che la risoluzione non sia conseguente al tentativo di conciliazione obbligatoria o a specifici casi di trasferimento) e nel caso in cui sia il lavoratore a cessarlo per dimissioni: fanno eccezione le sole dimissioni per giusta causa o durante il periodo tutelato di maternità.

Ha diritto allo stato di disoccupazione, o meglio allo stato di non occupazione, anche l’inoccupato, cioè chi non ha mai svolto attività lavorativa. Inoltre, è considerato in stato di non occupazione anche il disoccupato parziale, cioè chi svolge lavoro subordinato o una collaborazione con reddito inferiore a 8mila euro annui, o un’attività di lavoro autonomo, anche occasionale, con reddito inferiore a 4.800 euro annui: queste attività, difatti, non determinano la perdita dello stato di disoccupazione.

Stato di disoccupazione: la procedura per ottenerlo

Perché l’interessato possa ottenere lo stato di disoccupazione o di non occupazione, però, sono necessari alcuni passaggi:

  • in primo luogo, il lavoratore deve presentare la Did, dichiarazione di immediata disponibilità: si tratta di una dichiarazione con la quale il disoccupato conferma di rendersi disponibile per nuove attività lavorative e per attività formative, orientamento e ricerca di lavoro organizzate dai servizi per l’impiego; la Did può essere presentata:
    • recandosi presso un centro per l’impiego;
    • presso il nuovo portale Anpal, cioè il portale delle politiche attive del lavoro;
    • in sede d’invio all’Inps della domanda d’indennità di disoccupazione (ora Naspi);
  • inoltre, il lavoratore deve recarsi, entro 15 giorni da quando è stata resa la Did, presso il centro per l’impiego per firmare il patto di servizio, un progetto che prevede delle attività personalizzate, finalizzate a ricollocare il disoccupato.

A cosa dà diritto lo stato di disoccupazione?

Se il lavoratore in stato di disoccupazione, o di non occupazione, può far valere almeno 13 settimane contribuite negli ultimi 4 anni e 30 giornate di lavoro nell’anno, ha diritto alla Naspi, la nuova indennità di disoccupazione, la cui durata è pari alla metà delle settimane di contributi e il cui ammontare è pari al 75% della retribuzione imponibile media mensile degli ultimi 4 anni (sino a 1.208,15 euro; se l’imponibile medio è superiore, l’indennità Naspi deve essere così determinata: 75% di 1.208,15 euro, più il 25% della differenza tra 1.208,15 euro ed il maggior importo, sino ad un limite massimo erogabile di 1.314,30 euro).

Il disoccupato può poi fruire dell’assegno di ricollocazione, che non è un semplice sostegno del reddito, ma una misura di politica attiva del lavoro. L’assegno è erogato sotto forma di voucher e consente di fruire dei servizi pubblici e privati per trovare una nuova occupazione.

Possono beneficiare del voucher di ricollocazione tutti i disoccupati da almeno 4 mesi, se destinatari della Naspi. Gli interessati devono:

  • aver già presentato la Did, la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro;
  • aver firmato il patto di servizio.

L’ammontare dell’assegno, erogato sotto forma di voucher, dipende dal profilo di occupabilità del beneficiario e va da un minimo di 250 euro a un massimo di 5mila euro.

Il disoccupato può decidere se spendere il voucher nel proprio centro per l’impiego o in un’agenzia per il lavoro accreditata dalla Regione di residenza.

I disoccupati (anche in stato di non occupazione o disoccupazione parziale) ed i loro familiari a carico, hanno poi diritto all’esenzione dal ticket, se:

  • appartenenti ad un nucleo familiare con un reddito complessivo inferiore a 8.263,31 euro;
  • il reddito è incrementato fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge ed in ragione di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico (Codice E02).

Incentivi all’assunzione

Il lavoratore licenziato in possesso dello stato di disoccupazione o della condizione di non occupazione può aver diritto a numerosi incentivi all’assunzione: in pratica, le aziende che lo assumono hanno diritto a benefici economici o a una riduzione dei contributi da pagare.

Per conoscere gli incentivi operativi attualmente: Bonus assunzione 2018.

Come si perde lo stato di disoccupazione?

Ottenuto lo stato di disoccupazione come soggetto privo d’impiego, lo si può perdere se si svolge una qualsiasi attività di lavoro autonomo, parasubordinato o subordinato, a prescindere dal reddito prodotto; interviene la sospensione dallo stato di disoccupazione solo se la nuova occupazione è un lavoro subordinato, che dura meno di 6 mesi.

Lo stato di disoccupazione come soggetto privo d’impiego non va confuso, come già osservato, con lo stato di non occupazione, o di disoccupazione parziale: la condizione di “non occupazione” è quella di coloro che non sono occupati in un’attività lavorativa in forma subordinata, parasubordinata o autonoma, oppure di coloro che, pur svolgendo tale attività, ne ricavino un reddito annuo inferiore ad 8mila euro, se dipendenti o parasubordinati, e ad 4.800 euro se lavoratori autonomi (in questo caso la condizione di non occupazione è anche detta disoccupazione parziale).

Per il diritto alla maggior parte dei benefici, come la Naspi e l’esenzione ticket, è sufficiente lo stato di non occupazione, o di disoccupazione parziale.

Lo stato di disoccupazione e la condizione di non occupazione, o disoccupazione parziale, si perdono in ogni caso se:

  • il lavoratore si assenta per 3 volte alle convocazioni o agli appuntamenti previsti nel patto di servizio (alla prima assenza l’eventuale trattamento di disoccupazione mensile è decurtato di ¼, alla seconda è decurtata una mensilità);
  • il lavoratore si assenta per 2 volte alle iniziative di orientamento attivate nei suoi confronti (alla prima assenza si perde una mensilità dell’eventuale indennità di disoccupazione);
  • il lavoratore è rioccupato come lavoratore dipendente a tempo indeterminato con reddito superiore a 8mila euro annui, o in una nuova attività di lavoro autonomo con introiti annui superiori a 4800 euro;
  • il lavoratore raggiunge i requisiti utili alla pensione;
  • il lavoratore acquisisce il diritto alla pensione o all’assegno ordinario d’invalidità (ma può optare per l’indennità di disoccupazione, se più favorevole);
  • il lavoratore inizia un’attività subordinata, autonoma o d’impresa senza comunicarlo all’Inps entro 30 giorni (col modello Naspi- Com), a meno che la durata del rapporto sia inferiore ai 6 mesi o che il rapporto sia comunicato dal datore di lavoro con modello Unilav.

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