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Conto cointestato: le opzioni per i creditori

21 Settembre 2017 | Autore:
Conto cointestato: le opzioni per i creditori

I creditori personali di un coniuge titolare di un conto cointestato devono limitare il pignoramento alla sola sua quota

Succede di frequente che i coniugi abbiano un conto corrente cointestato: marito e moglie sono cioè entrambi titolari di un unico conto in banca.  Tutti e due, quindi, potranno compiere sul conto le stesse operazioni. Generalmente, i coniugi depositano sul conto cointestato il denaro proveniente dalle proprie attività lavorative e lo utilizzano in comune per le spese e le esigenze familiari senza alcuna ulteriore specificazione. Avere un conto corrente cointestato è molto comodo. Concretamente, però, il deposito di denaro su un conto corrente cointestato crea una certa confusione circa le diverse provenienze del denaro, tanto che potrebbe essere difficile capire di chi effettivamente siano i soldi (se del marito o della moglie) e quali siano le rispettive quote.

Abbiamo già affrontato la problematica relativa alle sorti del conto corrente cointestato in caso di morte di un contitolare. Leggi al riguardo: Conto cointestato: se uno dei cointestatari muore? Adesso cerchiamo di comprendere quali siano per il creditore personale di un solo cointestatario le possibilità di soddisfazione del proprio credito in caso di conto corrente cointestato. In altri termini: cosa potrà fare il creditore personale di uno dei coniugi? Il creditore può “aggredire” l’intero conto? L’eventuale aggressione del conto corrente blocca l’intero conto o solo una quota? A tanto risponderemo con il presente articolo.

Conto cointestato e creditori personali del coniuge

La risposta a tutte le domande sta nella legge. Infatti, il denaro depositato su un conto corrente cointestato si presume di proprietà dei titolari in parti uguali (salva la prova contraria). Infatti, qualora i coniugi dovessero procedere alla chiusura del conto, le somme sullo stesso depositate verranno divise tra loro nella misura del 50% ciascuno. L’unica eccezione a tale regola è il caso in cui uno dei due contitolari riesca a provare che il denaro versato, o parte dello stesso, sia di sua proprietà esclusiva [1]. Ad esempio, il denaro ottenuto a titolo di prezzo dalla vendita di un bene personale rimane nella esclusiva disponibilità del coniuge alienante anche quando viene depositato sul conto corrente intestato ad entrambi.

Pertanto, in caso di conto corrente cointestato, l’eventuale pignoramento fatto dal creditore di uno solo dei cointestatari si limita alla sola quota di proprietà di quest’ultimo: non si estende dunque all’intera somma depositata sul conto. Atteso che si presume che il coniuge cointestatario sia proprietario al 50% delle somme presenti sul conto, il creditore può pignorare al massimo la metà delle somme depositate sul conto stesso. Da ciò ne deriva che il conto corrente non viene bloccato integralmente, ma resta possibile disporre delle somme ancora presenti sul conto e di titolarità del coniuge non debitore. Allo stesso modo, i successivi accrediti sul conto saranno bloccati solo per la quota di proprietà del debitore, mentre la restante parte resta nella disponibilità dei coniugi.

Pignoramento del conto corrente cointestato

Al fine di agire regolarmente, è bene che il creditore pignori solo la quota del proprio debitore personale. Infatti, se il pignoramento del conto cointestato si dovesse estendere anche alla quota di proprietà del coniuge non debitore, lo stesso sarebbe nullo. Dunque, come chiarito, la quota del coniuge non debitore non è pignorabile e deve essere garantita a quest’ultimo, da parte della banca, la possibilità di prelevarla anche interamente dal conto. Pertanto, è bene che la banca, nell’ipotesi di pignoramento del conto per debiti di un solo coniuge intestatario, conceda all’altro coniuge la possibilità di prelevare dal conto cointestato le somme di sua spettanza. In ogni caso, ai fini della validità del pignoramento, il creditore deve notificare l’atto di pignoramento del conto corrente cointestato sia al debitore che all’altro contitolare. Diversamente – anche in questo caso – il pignoramento sarebbe nullo.

Fisco e pignoramento del conto cointestato

Il medesimo discorso vale quando il creditore che intende procedere al pignoramento è il fisco. Ed infatti, si applicheranno le stesse regole viste sopra anche quando creditore è l’Agenzia delle Entrate. Il pignoramento, inoltre, non avviene in via diretta, ma è necessario l’intervento del giudice che limiti l’assegnazione delle somme in favore dell’erario a quelle di titolarità del debitore. Nemmeno la presenza del nuovo ente a disposizione del fisco (Agenzia delle Entrate – Riscossione) [2] con maggiori poteri di indagine, sfugge alla regola della divisione in parti uguali delle somme depositate sul conto cointestato. Diversamente, un’aggressione complessiva del conto corrente determinerebbe una lesione dei diritti di un soggetto non obbligato sanzionata dal nostro ordinamento con la nullità.


note

[1] Cass., sent. n. 19115/2012 del 06.11.2012

[2] Agenzia delle Entrate – Riscossione, introdotta dal D. l. n. 193 del 22.10.2016.


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