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Controllo bonifici bancari

1 novembre 2018


Controllo bonifici bancari

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 novembre 2018



Accertamento fiscale sui soldi e accrediti ricevuti sul conto corrente: che possibilità c’è che l’Agenzia delle Entrate ti chieda di giustificare il bonifico?

Quando si parla di fisco, sono poche le persone che possono dire di non aver nulla da nascondere. Fosse anche per pochi euro, l’evasione è un fenomeno che accomuna molti. A volte deriva dalla non perfetta conoscenza delle norme tributarie (non in molti sanno, ad esempio, che la prima casa non si può vendere prima di cinque anni); a volte gli importi da versare all’erario sono così irrisori che solo riportarli nella dichiarazione dei redditi costerebbe più tempo e fatica (pensa a un regalo di 20 euro ricevuti da un amico, sul quale dovresti versare allo Stato un’imposta di 1,6 euro, pari cioè all’8%). Quando però il denaro viene scambiato tramite bonifici bancari bisogna prestare maggiore attenzione: ciò perché si tratta di operazioni tracciabili, sui quali l’Agenzia delle Entrate può esercitare un controllo. Controllo tuttavia che, sino ad oggi, è stato solo sulla carta. Come più volte sottolineato dalla Corte dei Conti, infatti, il nostro Fisco, pur potendo effettuare il controllo dei bonifici bancari grazie all’Anagrafe dei conti correnti non l’ha mai fatto. Ora però il vento sta cambiando, almeno nelle intenzioni, e l’Agenzia ha dichiarato di aver avviato una più massiccia verifica delle operazioni bancarie.

Come però abbiamo già spiegato in Versamento sul conto corrente: rischi, le verifiche fiscali possono essere effettuate solo sui soldi accreditati in banca e non su quelli prelevati. I prelievi vengono messi sotto controllo solo se si tratta del conto di un imprenditore o di una società e sempre che le somme prelevate superino mille euro al giorno o cinquemila euro al mese.

Il fisco controlla i bonifici bancari?

Il controllo dei bonifici bancari è tutt’altro che una ipotesi scolastica, sebbene per piccole cifre resta tutt’oggi improbabile. Se, ad esempio, hai acquistato, per conto di un amico lontano, il biglietto di un concerto e questi ti ha inviato sul conto il rimborso del prezzo è inverosimile che un giorno l’amministrazione finanziaria ti possa chiedere spiegazioni di tale denaro. Così com’è inverosimile che, se hai fatto un bonifico a una coppia di parenti come regalo del matrimonio e hai dimenticato di indicare la causale, tu possa avere problemi con l’Agenzia delle Entrate.

Resta il fatto che, per importi fino a 3mila euro, si può ancor oggi utilizzare i contanti: ed il cash non crea quasi mai problemi con il fisco non essendo tracciabile. Se i soldi dovessero essere utilizzati per l’acquisto di un bene di lusso (ad esempio un’auto), l’amministrazione potrebbe chiedere spiegazioni della loro provenienza solo se la dichiarazione dei redditi del contribuente non è in grado di giustificare tale spesa (in ogni caso deve sussistere un divario di almeno il 20% tra il valore del bene acquistato e il potere di acquisto risultante all’Agenzia delle Entrate dalla dichiarazione dei redditi del contribuente).

Bonifici bancari: bisogna giustificarli?

Se ricevi un bonifico bancario non sei tenuto subito a giustificare la provenienza del denaro al fisco. In questo caso hai due alternative.

La prima è quella di “denunciare” tale importo nella dichiarazione dei redditi, ammettendo che si tratta di un reddito e quindi pagandoci le tasse. In tal caso nessuno ti verrà mai a chiedere ragione della provenienza del denaro (sempre che non derivi da traffici illeciti o da crimini).

La seconda strada è quella di non dichiarare l’importo al fisco e di accettare il rischio che, un giorno – non più tardi comunque di sette anni dal suo ricevimento (leggi Accertamenti fiscali retroattivi) – l’Agenzia delle Entrate possa chiedertene ragioni. Potresti addirittura ricevere direttamente un accertamento fiscale col quale l’ufficio ti tassa il denaro ottenuto sul conto per non averlo trovato riportato nella dichiarazione dei redditi. Così prevede la legge [1]. Oltre alle imposte saresti ovviamente tenuto a versare anche le sanzioni. Bene, in questo caso puoi sempre difenderti: puoi cioè impugnare l’accertamento sostenendo che il denaro non andava dichiarato in quanto non costituisce reddito. Ma per sostenere tale tesi devi anche dimostrarlo. E l’unica prova che ammette il processo tributario è quella scritta (con data certa). Non puoi, ad esempio, portare tua nonna all’ufficio delle imposte per confermare che il denaro è il frutto di un regalo di tuo cugino.

In sintesi, per salvarsi dal controllo sul bonifico bancario bisogna giustificarlo, ossia dimostrare di essere in regola. È la stessa legge, peraltro, a dirti come vincere questa presunzione di colpevolezza: devi dimostrare che il denaro che ti è stato bonificato era esentasse (ad esempio un risarcimento del danno) o era già stato tassato alla fonte (ad esempio una vincita al totocalcio).

Bonifici bancari: chi rischia?

Le brutte notizie non vengono mai da sole. Se dobbiamo poi passare a elencare le tipologie di contribuenti che rischiano un controllo sul bonifico bancario non possiamo esimerci da indicarle tutte. È finita l’era in cui solo i professionisti e gli imprenditori erano destinatari delle attenzioni del fisco. Anzi, sembra che una gran fetta di evasione proviene proprio dai lavoratori dipendenti (che svolgono lavori in nero o attività secondarie senza denunciare i relativi proventi) o dai titolari di immobili (redditi da locazione).

Il punto però è che, come abbiamo anticipato in apertura, non sono le piccole somme a insospettire il fisco e a giustificare l’avvio della macchina tributaria. Difficilmente avrai problemi per 100 o 200 euro. Certo, se non si ha nulla da nascondere non c’è ragione di nascondersi: in tal caso la cosa migliore da fare è, a fronte dell’accredito sul conto, indicare una causale quanto più precisa possibile. Leggi a riguardo Cosa scrivere nella causale di bonifico. Ad esempio, per i doni di Natale o di compleanno basterà far riferimento alla data dell’evento, dichiarando che si tratta di una “regalia”.

Peraltro i bonifici tra conviventi (ad esempio tra coniugi o tra genitori e figli) difficilmente insospettiscono il fisco, trattandosi di normali elargizioni che, nello spirito familiare e di reciproca assistenza, si è soliti fare anche informalmente e senza tante cautele.

Anche però quando si tratta di bonifici di importo elevato, il controllo fiscale non è scontato. Certo, c’è l’Anagrafe dei conti correnti a rendere l’operazione perfettamente trasparente. Per di più, se uno dei due soggetti è un’impresa o un professionista, il controllo incrociato favorisce l’allert dell’Agenzia delle Entrate. In ogni caso anche qui c’è sempre un margine statistico di farla franca e di non essere sottoposto a controllo.

note

[1] Art. 32 Dpr 600/1973.

Autore immagine: 123rf com


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