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Blocco prescrizione

11 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Dicembre 2018



Cos’è il blocco della prescrizione? Quali sono le cause di sospensione e di interruzione della prescrizione? C’è differenza tra prescrizione civile e penale?

La prescrizione è uno di quegli istituti giuridici costantemente sotto l’occhio dell’attenzione mediatica e politica: sebbene esista da quando esiste il diritto stesso, non c’è stagione che passi senza un disegno di legge volto a proporne la modifica. Mi riferisco alla prescrizione in ambito penale, essendo quella civile molto più pacifica rispetto alla prima. In generale, possiamo dire che la prescrizione è quella vicenda in ragione della quale un diritto o un reato si estinguono a causa del decorso del tempo. In modo ancora più efficace, possiamo dire che la prescrizione è lo strumento utilizzato dal diritto per spazzare via posizioni giuridiche oramai vecchie e, pertanto, divenute irrilevanti per il mondo giuridico. Ovviamente, una cosa è l’estinzione di un credito, altra cosa è l’estinzione di un reato: mentre il credito è espressione di un rapporto privatistico tra un debitore e il suo creditore, il reato trascende la sfera privata per diventare rilevante in quella pubblicistica. Non a caso, il diritto penale è una branca del diritto pubblico, cioè del diritto che si occupa della rilevanza dei rapporti al di là dei singoli legami che si creano tra cittadini. Quello che sto cercando di dirti è che un fatto criminoso è rilevante non soltanto per chi lo compie e per chi lo subisce, ma per la comunità tutta. Mentre il rapporto di credito unisce solamente le persone coinvolte nella vicenda (ad esempio, colui che ha prestato i soldi e colui che li ha ricevuti e non li ha restituiti), un reato unisce sì l’autore del fatto alla vittima, ma la condotta delittuosa viene punita nell’interesse dello Stato, non della singola persona offesa. Non a caso, ogni processo penale è intrapreso dalla Repubblica italiana contro il criminale. Tutto ciò per dirti che la prescrizione penale ha un rilievo pubblicistico che non ha la prescrizione civile. Quante volte in televisione hai sentito parlare della riforma della prescrizione? Quante volte è stata criticata la prescrizione che consente ai delinquenti di farla franca? Si tratta di un aspetto delicato che va affrontato nella giusta maniera, distinguendo la prescrizione civile da quella penale. Le differenze tra le due prescrizioni sono rilevanti, così come lo è anche il calcolo della stessa, il meccanismo delle interruzioni e quello delle prescrizioni. Devi sapere, infatti, che la prescrizione è legata al decorrere del tempo, ma la legge prevede delle ipotesi in cui il calcolo deve ricominciare daccapo oppure deve rimanere sospeso per un po’. Se questo argomento ti interessa, ti invito a proseguire nella lettura: ti spiegherò tutto ciò che c’è da sapere sulla prescrizione, sul suo calcolo, sulla sospensione e l’interruzione, nonché sul blocco della prescrizione.

Prescrizione: cos’è?

Prima di addentrarci nel complesso mondo della prescrizione, e prima ancora di parlare del blocco della prescrizione, devo necessariamente procedere per gradi e spiegarti, in maniera semplice e chiara, cos’è la prescrizione. La prescrizione è una causa di estinzione legata al trascorrere del tempo: in pratica, passato un determinato periodo di tempo fissato dalla legge, il diritto o il reato si intende estinto, cioè non esiste più.

Prescrizione: come funziona?

Gli elementi fondamentali della prescrizione sono due: il decorso di un lasso di tempo e l’inerzia. Mentre sul primo ci siamo già soffermati, sul secondo requisito è sufficiente dire che la prescrizione matura solamente se, per tutto il periodo previsto dalla legge, nulla (o quasi) è stato fatto per realizzare il diritto o l’esigenza punitiva connessa al reato.

In poche parole, quindi, succederà questo: se sei creditore di una determinata somma e, per dieci anni (termine ordinario di prescrizione) non ti sei attivato per ottenere ciò che ti spettava, allora il tuo diritto è andato prescritto a causa della tua negligenza. Nel diritto penale, se lo Stato non giunge ad una sentenza definitiva di condanna entro il tetto massimo stabilito dalla legge prima che maturi la prescrizione, allora il giudice dovrà dichiarare estinto il reato per intervenuta prescrizione. In entrambi i casi, quindi, c’è un soggetto, che è il titolare dell’azione sottesa alla vicenda (il creditore nel diritto civile, lo Stato nel diritto penale), che ha tardato ad agire e che, pertanto, viene “punito” con la prescrizione.

Prescrizione civile: come funziona?

È ancora troppo presto per parlarti del blocco della prescrizione, ma ci stiamo avvicinando. Vorrei essere sicuro che tu abbia compreso bene l’istituto della prescrizione e, pertanto, ti parlerò separatamente della prescrizione civile e di quella penale. Cominciamo dalla prima. Per il diritto civile, la prescrizione ordinaria è di dieci anni [1] che cominciano dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere [2]. Presupposto fondamentale è che, per tutto il tempo previsto affinché maturi la prescrizione, il titolare del diritto non faccia nulla per esercitarlo. Esempio: se hai prestato dei soldi a un tuo amico e dopo undici anni ti fai vivo per chiedergli la restituzione, non ti spetterà più nulla perché il tuo diritto nel frattempo è andato prescritto. Se, al contrario, pur non avendo ricevuto i soldi hai tentato di riaverli, ad esempio scrivendo al tuo “amico” di restituirteli, allora il tuo diritto non si è prescritto, perché la lettera che gli hai inviato è sufficiente a far cominciare da capo i dieci anni necessari affinché maturi la prescrizione.

Come detto, la prescrizione è, solitamente, decennale, salvi i casi diversi previsti dalla legge: ad esempio, l’azione di annullamento si prescrive in cinque anni, così come quella per ottenere il risarcimento dei danni extracontrattuali; il diritto al risarcimento derivante da sinistri stradali, invece, si prescrive in due anni.

Prescrizione penale: come funziona?

Nel diritto penale, invece, la prescrizione comincia a decorrere automaticamente dal giorno in cui il crimine è stato commesso, a prescindere dal fatto che un procedimento sia stato intrapreso nei confronti del reo. La prescrizione penale estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo mai inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, anche se puniti con la sola pena pecuniaria [3].

In poche parole, per capire quando un reato si prescriverà, sarà necessario far riferimento alla pena massima prevista dalla legge per il reato stesso. Ti faccio un esempio: il peculato è punito con la pena da quattro a dieci anni e mezzo di reclusione: questo vuol dire che il delitto di peculato si prescriverà decorsi dieci anni e mezzo dal fatto.

I delitti che sono puniti con una pena inferiore ai sei anni, invece, si prescriveranno sempre in sei anni: è questa la soglia minima posta dalla legge. Così, ad esempio, il furto semplice, pur essendo punito al massimo con tre anni di reclusione, si prescriverà comunque in sei anni. Per le contravvenzioni, invece, il termine di prescrizione non è mai inferiore a quattro anni.

Prescrizione: cosa sono le sospensioni e le interruzioni?

Abbiamo detto che la prescrizione si compie una volta che sia trascorso il tempo necessario prescritto dalla legge. Il punto è che il calcolo della prescrizione è diverso a seconda che si tratti di prescrizione civile o penale: in quest’ultimo caso, come vedremo, le ipotesi in cui il decorso del tempo incorre in un ostacolo sono molto più frequenti.

Starai pensando: “Calcolare la prescrizione è semplice: basta sapere quando è sorto il diritto oppure quando è stato commesso il reato e poi contare gli anni previsti dalla legge”. Non è così facile. L’ordinamento giuridico prevede alcune circostanze al ricorrere delle quali il decorso della prescrizione subisce un blocco: parlo della sospensione e dell’interruzione della prescrizione. In altre parole, ci sono delle cause che prolungano i termini di prescrizione, facendo sì che i tempi ordinari risultino ampiamente dilatati.

Più in particolare, la sospensione è un evento che “congela” la prescrizione, nel senso che la blocca completamente; quando questo evento sarà trascorso o rimosso, allora la prescrizione comincerà nuovamente il suo corso, riprendendo da dove si era fermata.

L’interruzione, invece, comporta l’azzeramento del tempo trascorso fino al verificarsi della vicenda interruttiva, dopo la quale il computo ricomincia daccapo. Ad esempio, una lettera formale di messa in mora inviata al tuo debitore interromperà la prescrizione, nel senso che essa comincerà di nuovo daccapo anche se nel frattempo erano trascorsi nove anni. Ma vediamo meglio come si effettua il calcolo della prescrizione.

Prescrizione civile: come si calcola?

Il calcolo della prescrizione civile è relativamente semplice, poiché le cause di interruzione fanno cominciare sempre daccapo il calcolo della stessa, mentre le sospensioni sono ipotesi residuali, legate ai rapporti intercorrenti tra debitore e creditore (ad esempio, se debitore e creditore si sposano, la prescrizione del credito resta sospesa durante tutto il rapporto di coniugio).

Come vedremo nel prossimo paragrafo, inoltre, una differenza fondamentale con la prescrizione penale sta nel fatto che la prescrizione civile resta interrotta durante tutto il processo: questo significa che, se il tuo credito non è prescritto prima di citare in giudizio il debitore, allora potrai stare tranquillo che, durante la causa (durasse anche una vita intera), il tuo diritto non andrà prescritto. Ciò non avviene nel processo penale, in cui l’avvio del procedimento non blocca il tempo necessario alla prescrizione.

Prescrizione penale: come si calcola?

Mentre la prescrizione civile scatta in tempi pressappoco certi, il calcolo della prescrizione penale è reso più difficoltoso dalle molteplici sospensioni e interruzioni in cui può incorrere.

Secondo il codice penale, la sospensione congela il decorso della prescrizione, il cui termine rimane bloccato fino a che la causa sospensiva non viene meno; a questo punto, la prescrizione riprende normalmente. La legge indica una serie di cause sospensive [4]: tra queste, solo a titolo di esempio, si ricordano quelle derivanti dall’impedimento del difensore oppure dell’imputato. A seguito della recente riforma Orlando, tra l’altro, il corso della prescrizione rimane altresì sospeso:

  • dal deposito della motivazione della sentenza di condanna di primo grado sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza che definisce il grado successivo di giudizio, per un tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi;
  • dal deposito della motivazione della sentenza di condanna di secondo grado sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza definitiva, per un tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi.

Diversa è l’interruzione: la prescrizione interrotta, infatti, comincia a decorrere daccapo dal giorno dell’interruzione [5]. Questo significa che l’interruzione azzera il tempo decorso fino al momento della sua verificazione, tempo che comincerà a calcolarsi nuovamente dal principio. Esempi di cause interruttive sono l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria, la richiesta di rinvio a giudizio, il decreto di fissazione della udienza preliminare, il decreto che dispone il giudizio.

Poiché l’interruzione comporterebbe un allungamento eccessivo dei termini di prescrizione, il codice dice che, pur in presenza di cause che giustificano l’interruzione, in nessun caso i termini di prescrizione possono superare di oltre un quarto quelli stabiliti per legge (salvo eccezioni per alcuni particolari reati) [6]. Volendo fare un esempio, abbiamo detto che il reato di furto si prescrive in sei anni; in presenza di interruzioni, il tempo massimo di prescrizione può aumentare, ma non più di un quarto. Questo significa che il furto si prescriverà, tenendo conto delle interruzioni, in sette anni e mezzo (sei anni + un anno e mezzo, cioè un quarto di sei = sette anni e mezzo).

Blocco della prescrizione: cos’è?

Per blocco della prescrizione si intende quell’evento che sospende la prescrizione, a tempo determinato o indeterminato. In pratica, i casi di blocco della prescrizione coincidono in linea di massima con quelli della sospensione. Pertanto possiamo dire che la prescrizione civile è bloccata ogni volta che ricorra una causa di sospensione, ovvero quando c’è un processo in corso (cosa che, tecnicamente, comporta un’interruzione della prescrizione).

Lo stesso dicasi nel campo penale: si ha blocco della prescrizione ogni volta che il tempo necessario a farla maturare resta sospeso, cioè impossibilitato a scorrere. Pensa al caso della richiesta di rinvio del processo avanzata dal difensore, oppure al nuovo blocco della prescrizione previsto dalla riforma Orlando al termine del primo e del secondo grado. Sulla prescrizione penale vale la pena di spendere qualche parola in più.

Blocco della prescrizione penale

Come avrai sicuramente compreso leggendo questo articolo, il legislatore è molto più sensibile alla prescrizione penale che a quella civile: ciò per le ragioni di ordine pubblico sopra menzionate. Negli ultimi anni in particolare, si sta cercando di combattere il sempre più crescente numero di reati che cadono in prescrizione: se consideri che la prescrizione non viene sospesa dal procedimento in corso, e che questo, tenuto conto di tutti e tre i gradi di giudizio, mediamente dura una decina d’anni, capirai che per un imputato è molto più semplice cercare la via della prescrizione che quella dell’assoluzione.

Già nel 2017, con la succitata riforma Orlando, è stato previsto il blocco della prescrizione di un anno e mezzo a seguito di condanna non definitiva in primo e secondo grado. Ora, il legislatore sta vagliando l’ipotesi di inserire un nuovo blocco, questa volta permanente, che andrebbe applicato dopo ogni sentenza di primo grado, sia essa di assoluzione o di condanna.

Se il disegno di legge andrà in porto, assisteremo ad un blocco della prescrizione penale, questa volta da intendersi alla lettera in quanto, a differenza della sospensione che comporta un “fermo” momentaneo, la prescrizione scomparirà del tutto dopo il primo grado di giudizio. L’intento è quello di sottrarre all’imputato la scappatoia della prescrizione, anche se ciò comporterà delle conseguenze negative su altro fronte: il blocco della prescrizione, infatti, significherebbe un aumento notevole delle cause pendenti in appello e in cassazione, con un’inevitabile dilatazione dei tempi processuali per le cause ancora da decidere.

note

[1] Art. 2934 cod. civ.

[2] Art. 2935 cod. civ.

[3] Art. 157 cod. pen.

[4] Art. 159 cod. pen.

[5] Art. 160 cod. pen.

[6] Art. 161 cod. pen.

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