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Animali maltrattati: che fare?

14 Dicembre 2018 | Autore:
Animali maltrattati: che fare?

Cos’è il maltrattamento di animali? Quando è reato? Cosa fare in presenza di animali maltrattati? A chi sporgere denuncia?

L’ordinamento giuridico italiano tutela non solo le persone, ma anche gli animali. Sensibile al problema del maltrattamento degli animali, soprattutto se da affezione, la legge ha dedicato un intero titolo del codice penale alla loro protezione, mediante la previsione di diverse condotte che costituiscono reato. La legge non soltanto punisce l’uccisione ingiustificata degli animali, ma anche tutta una serie di comportamenti che attentano alla loro integrità. Un vero e proprio piccolo codice dedicato agli animali. Si tratta sicuramente di un segnale forte lanciato dall’ordinamento nei confronti di coloro che lucrano sulle sevizie che alcune povere bestie sono costrette a sopportare. Il problema, però, è che a volte il maltrattamento ai danni degli animali non è facile da scoprire: poiché la vittima non può (ovviamente) segnalare l’accaduto, si pone la questione di non poco conto di come denunciare queste fattispecie di reato. Sicuramente il maltrattamento si configura come un reato spesso occulto, non visibile alle persone. Quando, però, ci si rende conto che qualcosa non quadra, che ci sono degli animali in pericolo di vita a causa delle condotte dei propri padroni, allora occorre intervenire subito. Ma come? Chi contattare? A chi effettuare una segnalazione? Se sei una persona legata al mondo animale, oppure semplicemente ti incuriosisce questo argomento, allora ti invito a proseguire nella lettura: ti dirò che fare in caso di animali maltrattati.

Animali maltrattati: cosa dice la legge?

Animali maltrattati: che fare? Prima di dirtelo, devo brevemente spiegarti cos’è il reato di maltrattamento di animali. La legge punisce con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da cinquemila a trentamila euro chiunque, per crudeltà o senza necessità, provoca una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche. La pena è aumentata della metà se da questi fatti deriva la morte dell’animale.
La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi [1].

In caso di condanna o di patteggiamento è sempre disposta la confisca dell’animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato; la sospensione da tre mesi a tre anni dell’attività di trasporto, di commercio o di allevamento degli animali se la sentenza di condanna o di applicazione della pena è pronunciata nei confronti di persone che svolgono le predette attività; in caso di recidiva è disposta l’interdizione dall’esercizio delle attività medesime.

Animali maltrattati: quando è reato?

Prima di comprendere che fare in caso di animali maltrattati, bisogna capire bene cosa si intende per maltrattamenti penalmente rilevanti: ed infatti, sarebbe sicuramente eccessivo denunciare il padrone di un cane solamente perché ogni tanto, durante la passeggiata, gli dà uno strattone con il guinzaglio, oppure gli rifila un buffetto sul naso.

Per fortuna ci viene in soccorso la Corte di Cassazione, secondo cui i comportamenti insopportabili imposti all’animale idonei ad integrare il reato di cui parliamo sono quelli incompatibili con il comportamento proprio della specie di riferimento dello stesso, così come ricostruito dalle scienze naturali [2].

Interessante è il dibattito giurisprudenziale sorto in merito all’utilizzo del collare elettrico per cani. Secondo la Corte di Cassazione, l’abuso nell’uso del collare elettronico antiabbaio integra il reato di maltrattamento di animali, visto che ogni comportamento che produce sofferenze non giustificate nell’animale è idoneo a configurare il suddetto delitto [3].

Più di recente, però, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’utilizzo del collare che sprigiona scosse elettriche è sì illegale, ma il suo utilizzo integra la semplice contravvenzione di abbandono di animali [4], reato all’interno del quale è sanzionata anche la condotta di chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. Trattasi di contravvenzione punibile con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda da mille a diecimila euro. Secondo questo orientamento, infatti,  l’addestramento basato sul dolore costituisce sì reato, ma non quello di maltrattamento di animali, in quanto l’utilizzo di mezzi inappropriati come il collare elettrico non rappresentano una vera e propria sevizia né sono idonei a cagionare una reale lesione [5].

Quando c’è maltrattamento di animali?

In pratica, si può parlare di animali maltrattati ogni volta che questi siano tenuti in condizioni tali da ledere la loro salute: si va dalla denutrizione alle cattive condizioni igieniche; dalla stato di abbandono alle punizioni corporali; dall’allontanamento dei cuccioli dalla madre in età prematura [6] all’uso della catena (corta e stretta) per un periodo di tempo eccessivo; dall’assenza di cuccia o riparo dalle intemperie alle cattive condizioni fisiche.

Animali maltrattati: cosa fare?

In caso di animali maltrattati devi chiamare subito le forze dell’ordine: come detto, infatti, il maltrattamento di animali è un reato a tutti gli effetti e, pertanto, può essere perseguito da tutte le autorità preposte alla tutela dell’ordine pubblico (carabinieri, polizia, polizia municipale, ecc.).

Non occorre che tu abbia le prove certe del maltrattamento: come anticipato, il più delle volte il gli animali maltrattati sono sottratti alla vista dei terzi, perché ad esempio tenuti chiusi in casa oppure in un luogo non facilmente accessibile. È però possibile che tu abbia sentore del maltrattamento a causa di alcuni indizi significativi: classico esempio è quello del vicino di casa che sente continuamente guaire il cane che si trova nell’appartamento accanto, oppure del cattivo odore che proviene da luogo ove si presume sia rinchiuso un animale.

Animali maltrattati: a chi fare denuncia?

I casi di animali maltrattati, come ricordato nel paragrafo precedente, possono essere denunciati ai carabinieri o alla polizia oppure, volendo, anche direttamente alla Procura della Repubblica territorialmente competente. Il maltrattamento di animali è un reato perseguibile d’ufficio (ovviamente, visto che la vittima non può sporgere querela) e, pertanto, si procede come per ogni altro reato, cioè sporgendo una denuncia, scritta o semplicemente orale, senza formalità.

Se c’è un rischio per la salute, come nel caso di animali maleodoranti o i cui escrementi non vengono raccolti dal proprietario, è possibile chiamare l’Autorità sanitaria (Azienda sanitaria locale) la quale è tenuta a intervenire e, successivamente, a segnalare eventuali ipotesi di reato alle autorità affinché procedano penalmente nei confronti del colpevole. Lo stesso dovrai fare se nella zona sono state disseminate le classiche polpette avvelenate: in questo caso, l’area andrebbe controllata e bonificata, in quanto c’è in gioco non solo la salute degli animali ma anche quella delle persone.

Esistono poi altri organismi che, pur non potendo essere qualificati come polizia giudiziaria o come forze dell’ordine, si occupano specificamente della tutela e della protezione degli animali: mi riferisco alle guardie eco-zoofile e agli enti posti a difesa degli animali. Questi non potranno intervenire autonomamente, ma veicoleranno la tua segnalazione alle autorità sopra indicate, eventualmente guidandoti e aiutandoti a sporgere denuncia.

Animali maltrattati in internet: cosa fare?

La diffusione dei social network ha favorito l’ostentazione dei crimini: così, non è raro che tu possa vedere, nella tua bacheca facebook, qualcuno che abbia postato la foto di un animale che si trovi in cattive condizioni di salute oppure che sia addirittura picchiato. In casi come questi, non esitare a segnalare il maltrattamento come ti ho detto sopra.

Animali maltrattati: come tutelarsi?

Gli animali, quando non vengono curati a sufficienza dai loro proprietari, possono causare anche problemi igienici contro i quali i vicini di casa hanno il diritto di reagire. Infatti, un cane può rivelarsi fastidioso per i vicini anche nel caso in cui, pur essendo tenuto dal suo proprietario in un luogo chiuso (per esempio, in un giardino recintato di sua proprietà esclusiva), produca esalazioni maleodoranti.

In proposito è stato stabilito che, pur non sussistendo l’obbligo giuridico di tenere pulita la propria abitazione, tuttavia il codice penale [7], che punisce chi provoca emissioni di gas e vapori molesti, vieta di mantenerla in condizioni talmente luride da arrecare disturbo ai vicini mediante cattivi odori e che, quindi, si configura reato anche quando qualcuno tiene numerosi cani in un terreno comune adiacente alla propria abitazione e a quelle di altre persone senza provvedere a una quotidiana e adeguata opera di pulizia dei rifiuti prodotti dagli animali, idonea a impedire il formarsi di vapori di miasmi che possono disturbare i vicini [8].

Gli animali maltrattati possono quindi creare un danno anche alle persone che vi stanno intorno: non ai loro padroni, i quali, al contrario, sono gli autori del crimine, bensì ai vicini e a tutti coloro ai quali possa derivare un danno: ad esempio, colui che viene molestato dal continuo abbaiare del cane vittima di maltrattamento può chiedere il risarcimento del danno (sia nella causa civile che penale), dimostrando però di aver effettivamente subito un danno alla salute. Può anche rivolgersi al giudice per ottenere l’ordine di allontanare l’animale e l’utilizzo dei provvedimenti d’urgenza.

Pertanto il proprietario dell’animale rischia innanzitutto di essere condannato al risarcimento del danno civile (e, se sussistono gli elementi costitutivi di un reato, gli viene inflitta anche la sanzione penale prevista per esso).

Se il cane ha dimostrato di essere pericoloso, ha addirittura aggredito qualcuno, oppure ha danneggiato qualche oggetto, il giudice può prendere i provvedimenti necessari per impedire che questi atti si ripetano, ordinando l’allontanamento del cane dall’edificio in questione e l’affidamento dello stesso al canile municipale oppure, a richiesta del padrone e a sue spese, ad altro canile privato o a esercizio privato di custodia per animali, sempre con l’obbligo di non lasciarli liberi all’esterno [9].

note

[1] Art. 544-ter cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 5979 del 07.02.2013.

[3] Cass., sent. n. 15061 del 13.04.2007.

[4] Art. 727 cod. pen.

[5] Cass., sent. n. 21932/2016.

[6] Cass., sent. n. 1448/2018.

[7] Art. 674 cod. pen.

[8] Cass. pen. sent. del 15.11.1993.

[9] Trib. Napoli, ord. del 25.10.1990.

Autore immagine: Pixabay.com


4 Commenti

  1. oltre ai maltrattamenti di cui avete parlato molto chiaramente, vorrei puntare l’attenzione sull’abbandono di animali. quante volte arrivata l’estate quei poveri cani vengono abbandonati sul ciglio della strada??? oppure quando sono malati non vengono accuditi e vengono lasciati per strada o nei boschi? ma in che mondo viviamo?

    1. Buongiorno Mara! Secondo il codice penale, l’abbandono di animali è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da mille a diecimila euro chi abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. Secondo la legge, quindi, l’abbandono di animali non consiste solamente nella condotta tipica (e deprecabile) del disfarsi di un animale, lasciandolo sul ciglio della strada oppure in un luogo ove non possa trovare la via di casa, ma anche in quella che si concreta nel non curarsi affatto di lui, lasciandolo in balia di se stesso, anche se in un luogo chiuso come può essere una cuccia oppure la propria abitazione. Pensa ad un cane lasciato per giorni sul balcone, senza acqua sufficiente né cibo.

  2. Per il cane iscritto all’anagrafe canina il responsabile è il suo titolare giusto? Ed è lui che si prende le conseguenze di eventuali danni? Grazie

    1. Esatto Marta. Non c’è dubbio che tutte le volte in cui un cane è iscritto all’anagrafe canina l’unico responsabile è il suo titolare; tuttavia, quando l’animale è affidato a un terzo è quest’ultimo che si assume tutte le conseguenze dei danni: si pensi al dog-sitter o al marito che porta a spasso il cane “intestato” alla moglie; leggi sul punto Danno da animale domestico: risponde anche il coniuge del padrone? https://www.laleggepertutti.it/275131_danno-da-animale-domestico-risponde-anche-il-coniuge-del-padrone

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