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Concorso in magistratura: quali passi seguire per accedervi

1 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 dicembre 2018



Sono uno studente del terzo anno di giurisprudenza, che, terminati gli studi vorrebbe sostenere l’esame di magistratura. Quali sono i vari percorsi post universitari da seguire per poter accedere al concorso in magistratura? Dalla lettura dei bandi ho notato che si può accedere al concorso anche dopo aver superato il concorso di avvocato. In tal caso vorrei sapere se fosse possibile anticipare il praticantato al quinto anno (cercherò di anticipare la mia sessione di laurea di un semestre). Qual è tra i vari percorsi possibili, il percorso più “corto”? Qual è la strada migliore per ottenere le conoscenze adatte per superare il corso in magistratura? 

Per accedere al concorso in magistratura occorre aver conseguito la laurea in giurisprudenza e aver completato positivamente un successivo percorso, che può essere: 

– aver conseguito un diploma di specializzazione presso una Scuola di Specializzazione per le professioni legali (percorso di studi biennale); 

– aver svolto proficuamente il tirocinio di diciotto mesi presso gli uffici giudiziari; 

– aver conseguito il dottorato (percorso di tre anni); 

– aver conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense (che comporta un praticantato di diciotto mesi presso uno studio legale e il successivo superamento dell’esame di Stato). 

Il percorso più breve dovrebbe essere quello del tirocinio presso gli uffici giudiziari, al quale si accede presentando una candidatura che verrà valutata sulla base del voto di laurea e della media degli esami più importanti. Oltre ad avere una durata di “soli” diciotto mesi, il tirocinio è in teoria retribuito (circa 400,00 € mensili; si dice in teoria perché spesso i fondi non ci sono). 

Il percorso più lungo è quello del dottorato e dell’abilitazione forense: quest’ultimo presuppone non solo il praticantato, ma anche il superamento dell’esame di Stato, i cui risultati sono resi noti solamente sei – sette mesi dopo lo svolgimento degli stessi, per poi sostenere la prova orale. 

È possibile cominciare la pratica forense (solo un semestre) fin dall’ultimo anno di università: occorre che il corso di laurea in giurisprudenza appartenga alla classe delle lauree magistrali quinquennali, codice LMG-01. Deve dirsi, però, che questa disposizione è rimasta a lungo non operativa e che la sua attuazione dipende dall’ateneo di appartenenza. In altre parole, dovrebbe essere l’università a stabilire una convenzione con l’ordine degli avvocati competente al fine di consentire il praticantato anche durante l’ultimo anno di studi. Pertanto, il lettore dovrà rivolgersi presso la segreteria della sua facoltà per avere contezza di ciò. 

Inoltre, per poter anticipare la pratica forense occorre essere in regola con gli studi e, nello specifico, aver sostenuto e superato, con qualsiasi votazione, i seguenti esami: diritto privato; diritto processuale civile; diritto penale; diritto processuale penale; diritto amministrativo; diritto costituzionale); diritto dell’Unione europea. È possibile, poi, che la convenzione stipulata dall’ateneo preveda il raggiungimento di un certo numero di crediti formativi. 

Teoricamente, la Scuola di Specializzazione dovrebbe essere finalizzata proprio alla preparazione per la magistratura: sarebbe, quindi, il percorso più “qualificante”. Anche qui, però, il discorso è molto relativo e dipende dalla Scuola scelta: in alcune gli insegnamenti non si discostano molto da quelli universitari, finendo per ricalcarne la falsariga senza aggiungere nulla a quanto già studiato. 

Qualunque sia il percorso prescelto, ciò che è davvero indispensabile è uno studio continuo dei manuali più importanti di diritto civile, penale e amministrativo, nonché della giurisprudenza più recente e rilevante. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 


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