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Falsa fatturazione: quando si configura il reato di truffa?

1 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 dicembre 2018



Sono agente di commercio. La mia precedente casa mandante ha redatto a mio nome due fatture provvigionali dello scorso anno, peraltro non ancora liquidatemi, presumo al fine di potersi detrarre le relative imposte. Oltre ad illeciti legati al DL 74/2000, è possibile che la stessa abbia commesso nei miei confronti una truffa visto che, oltre all’ingiusto profitto, l’espediente del falso documento potrebbe far scaturire un danno a mio carico per il dovuto versamento della relativa iva?

A parere dello scrivente è da ritenere che il reato di truffa si sia configurato in astratto, ma nei confronti dello Stato che, subendo i raggiri della falsa fatturazione, non incassa le relative imposte, poiché detratte.

La condotta ivi descritta può, infatti, concorrere ad integrare gli artifici ed i raggiri previsti dalla fattispecie di truffa, ove di questa figura criminosa siano integrati gli altri presupposti, come si verifica qualora le falsità o le omissioni si traducano in una artificiosa rappresentazione della realtà idonea ad indurre in errore quanti, non per scelta soggettiva ma in ragione del carattere giuridicamente fidefacente degli atti o documenti ad essi destinati, siano tenuti a fare sugli stessi affidamento (Cassazione penale, sez. II, 06/07/2006, n. 30729).

In questo caso i reati in materia fiscale di cui al d.lgs. 10 marzo 2000 n. 74 sono speciali rispetto al delitto di truffa aggravata a danno dello Stato di cui all’art. 640 c.p., comma 2 n. 1 (Cassazione penale, sez. un., 28/10/2010, n. 1235) e potrebbero, quindi, essere preferiti a quest’ultima fattispecie.

Nei confronti del lettore, viceversa, non si rinviene a parere dello scrivente il reato di truffa poiché il lettore è ben consapevole che quelle fatture non corrispondono a verità, poiché ancora non liquidate e, quindi, mancherebbero i presupposti fondanti il reato; e cioé:

– il raggiro, che il lettore non ha subito, poiché conosceva la verità;

– l’ingiusto profitto, non realizzatosi nei confronti del lettore, bensì nei confronti delle casse dello Stato.

L’eventuale danno potenziale che quelle fatture potrebbero provocare al lettore (e che denunciando i fatti alla Procura potrebbe evitare) sarebbero comunque perseguibili in sede civile, con un’azione per risarcimento dei danni proposta dallo stesso.

Tuttavia, dal punto di vista penale, oltre a quanto previsto dalla legge speciale sulle false fatturazioni, non si rinviene ad avviso dello scrivente una fattispecie criminosa posta a tutela della sua persona, poiché gli interessi tutelati – in sede penale – in casi del genere sono quelli di natura pubblica.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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