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Fondi confinanti: crollo del muro ed infiltrazioni d’acqua

1 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 dicembre 2018



Si tratta di una disputa tra privati, più precisamente proprietari di abitazioni private confinanti, dove una parte è composta dalla famiglia del sottoscritto, l’altra parte da due proprietarie e il padre di queste ultime. Nell’allegato, spiego meglio poi tutte le vicissitudini. Posso far valere questo diritto alla sistemazione delle infiltrazioni in fase giudiziale?

L’art.887 del codice civile stabilisce la regola generale per cui se di due fondi posti negli abitati uno è superiore e l’altro inferiore, il proprietario del fondo superiore deve sopportare per intero le spese di costruzione e conservazione del muro dalle fondamenta all’altezza del proprio suolo, ed entrambi i proprietari devono contribuire per tutta la restante altezza.

Tuttavia, sul punto, è intervenuta più volte la Suprema Corte di Cassazione che ha stabilito come, in tema di fondi a dislivello, il proprietario di quello superiore è tenuto a costruire o a mantenere a proprie spese il muro di sostegno sul confine, quando tale costruzione (manutenzione) si renda necessaria per contenere il franamento del terreno che arrechi pregiudizio al fondo inferiore, con la conseguenza che egli deve rispondere dei danni derivati a tale fondo per non avere provveduto tempestivamente ed efficacemente all’anzidetta costruzione, o per avere trascurato di mantenere in efficienza il muro preesistente; a maggior ragione il principio della contribuzione alle spese stesse deve valere pure nell’ipotesi di proprietà comune (Cassazione civile, sez. II, 05/05/2008, n. 11020).

L’onere della costruzione (o manutenzione) del muro di sostegno ricade invece sul proprietario del fondo inferiore quando lo stesso abbia modificato lo stato del terreno con scavi e sbancamenti i quali abbiano reso indispensabile il muro di sostegno che, senza quelle opere, non sarebbe stato necessario. L’anzidetto principio trova applicazione anche nel caso che il crollo del muro si sia verificato quando i due fondi finiti appartenevano allo stesso proprietario, giacché l’obbligo della costruzione a carico del proprietario del fondo superiore sorge per il solo fatto che ciò si renda necessario per contenere il franamento del terreno, quale sia la condizione dei luoghi precedente all’acquisto (Cassazione civile, sez. II, 27/08/1991, n. 9156).

Partendo da questi presupposti, nel caso specifico, è acclarato come le infiltrazioni (la più grossa all’epoca dell’alluvione) siano conseguenza di uno sversamento d’acqua e fango dalla proprietà del confinante, attraverso il muro in comune, sulla proprietà del lettore.

Sul punto, la giurisprudenza di merito ha più volte ribadito come il proprietario di un edificio che provoca infiltrazioni d’acqua su un muro in comune deve, oltre a rifondere i danni cagionati, provvedere a porre in essere le opere necessarie per interrompere tali infiltrazioni (Tribunale Monza, 11/10/2006, Tribunale Savona, 05/10/2004).

Quindi, secondo questa giurisprudenza, una volta provate le cause di quelle infiltrazioni, addebitabili al proprietario del fondo confinante, il lettore in quanto parte lesa avrebbe diritto: 

– al risarcimento dei danni subiti,

– al ripristino della situazione gravata, con eliminazione delle infiltrazioni lamentate.

A tal uopo, molto importante potrebbe essere la relazione del geometra di controparte che ha riconosciuto la gravità di quella fessurazioni, così confessando il torto dei vicini.

Quello che si consiglia al lettore di fare preliminarmente è di inviare una diffida tramite legale.

Nel caso in cui tale lettera non dovesse sortire alcun effetto, allora non resterebbe al lettore che agire in giudizio, tramite una perizia di parte, e chiedere la nomina di un perito affinché rilevi i danni subiti, le opere necessarie ad evitare l’evento dannoso e chi debba sostenerle.

Inoltre, nel caso in cui tale situazione, per l’avvento del periodo invernale, possa far pensare ad un rischio inondazione, come quello patito nel giugno scorso, allora potrebbe essere utile agire con un’azione cautelare di danno temuto prevista all’art. 688 del codice di procedura civile: “la denuncia di nuova opera o di danno temuto si propone con ricorso al giudice competente”.

In questo modo il Giudice, anche senza sentire la controparte, potrà disporre con decreto un provvedimento finalizzato ad intervenire immediatamente sulle opere oggetto del ricorso per eliminare il rischio idrogeologico.

Andare in Comune a segnalare la situazione potrebbe avere senso nel caso in cui questa situazione possa in qualche modo inficiare opere pubbliche, o divenire di interesse pubblico rilevante.

Diversamente, se il tecnico del lettore ha valutato la situazione come mera controversia tra privati, allora denunciare la situazione al Comune non sarà affatto utile, poiché resterebbe con ogni probabilità lettera morta.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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