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Guida in stato di ebbrezza: prescrizione e lavori socialmente utili

7 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2018



Sono italiano, residente all’estero, e circa 5 anni fa mentre tornavo a casa dei miei genitori fui fermato per un controllo e mi fu ritirata la patente per guida in stato di ebbrezza. Vi fu poi la condanna in primo grado, multa, pena detentiva, condizionale ed il tutto fu poi commutato in lavori socialmente utili. La patente potei riaverla la prima volta nel 2016, per un anno, e poi nel 2017 già per dieci anni, dopo essere rientrato due volte a distanza di un anno per svolgere tutti i controlli, etc.  La condanna in primo grado ebbe luogo nel novembre 2016 ma vi fu un rinvio ed in seguito il mio attuale avvocato mi comunicò che questo rinvio era stato considerato improcedente e senza effetti riguardo alla prescrizione per qualche errore di forma che non ricordo. Seguì anche un altro rinvio chiesto dal mio avvocato attuale, per un periodo di tempo comunque non esteso.  Noi eravamo quindi sicuri di essere andati in prescrizione, e i 5 anni dalla data del fatto sono passati sicuramente. Fino al momento dell’udienza di appello ne erano passati quasi 5 anni e 8 mesi. Il mio avvocato poi mi ha detto che l’appello (l’udienza è stata pochi giorni fa)è stato respinto; non gli è stato dato nemmeno il tempo di dire che eravamo in prescrizione. Ora son stati fissati 90 giorni durante i quali verranno presentate le motivazioni da parte dell’accusa e poi ulteriori 45 gg per il ricorso in Cassazione.  Cosa devo fare? La prescrizione è stata senz’altro raggiunta; come posso farla valere? Quali altre motivazioni potrei addurre in caso per il ricorso? E se  non fosse ammesso il ricorso e la prescrizione non fosse presa in considerazione, dovrò fare i lavori socialmente utili ma potrei chiedere di svolgerli presso un’organizzazione vicina al mio luogo di residenza? Ora ho anche figli e mi verrebbe difficile fare il pendolare.  

La guida in stato di ebbrezza assume rilevanza penale se il tasso alcolemico supera gli 0,8 g/l. Infatti, se il tasso rilevato si assesta tra 0,8 g/l e 1,5 g/l le sanzioni sono: 

– ammenda da ottocento a 3.200 euro (l’ammenda è aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore ventidue e prima delle sette del mattino); 

– arresto fino a sei mesi; 

– sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno. 

Qualora il tasso alcolemico risulti addirittura superiore a 1,5 g/l, si avrà: 

– ammenda da 1.500 a 6.000 euro (anche in questo caso, aumentata da un terzo alla metà se il reato è commesso tra le ventidue e le sette del mattino); 

– arresto da sei mesi a un anno; 

– sospensione della patente di guida da uno a due anni (il periodo di sospensione va da due a quattro anni se il veicolo appartiene a persona estranea al reato). 

La guida in stato di ebbrezza è un reato contravvenzionale: questo significa che il reato si prescrive in quattro anni (cinque, se si considera l’aumento massimo di un quarto dovuto alle interruzioni). 

Orbene, tanto premesso, deve innanzitutto dirsi che, per avere certezza che il reato sia prescritto, occorrerebbe calcolare tutte le sospensioni processuali: se, ad esempio, ci fossero sospensioni della prescrizione per un totale di dieci mesi, allora il reato non sarebbe ancora prescritto. Questo, però, è un calcolo che andrebbe fatto verbali d’udienza alla mano, visto che la sentenza prodotta non ne fa alcuna menzione. 

Supponendo che il termine prescrizionale sia già decorso, allora il lettore potrà fare senz’altro ricorso per Cassazione: si noti, infatti, che la sentenza diventa definitiva solamente quando non è più impugnabile, e che la prescrizione continua a maturare fino all’ultimo grado di giudizio. Pertanto, il lettore dovrà senz’altro ricorrere per Cassazione eccependo la prescrizione, sia che essa sia maturata nelle more del ricorso, sia che essa fosse già decorsa in appello, sottolineando in questo caso l’errore in cui è incorso il giudice di secondo grado. 

Per quanto riguarda le nuove ipotesi di sospensione della prescrizione, esse sono state previste dalla riforma Orlando ma non si applicano al reato in esame, poiché antecedente alla novella. 

Sembra molto strano che la Corte d’Appello non abbia dato ascolto al difensore del lettore; di norma, il giudizio d’appello è molto semplice e veloce perché, a meno che non si chieda, in casi eccezionali, la rinnovazione dell’istruttoria, tutto inizia e termina in un’unica udienza. Di norma avviene ciò: il giudice relatore espone la questione; il p.m. procede con la requisitoria e poi tocca all’avvocato con la sua arringa. 

Non è possibile dire in questa sede perché la Corte di Appello non ha dato ascolto al difensore del lettore: ciò che è certo è che, sicuramente, ha avuto il tempo per la sua arringa. Se così non fosse, ci sarebbe stata una violazione intollerabile del diritto di difesa, da far riscontrare sempre in Cassazione. Sarebbe opportuno leggere la sentenza, quando le motivazioni saranno depositate. 

Il problema dei lavori di pubblica utilità andrebbe risolto, ad avviso dello scrivente, davanti al giudice dell’esecuzione, cioè il giudice che ha sostanzialmente condannato il lettore.  Nella denegata ipotesi in cui la condanna del lettore dovesse essere confermata (ma si esclude), questi dovrà rivolgersi al giudice che è competente per l’esecuzione della stessa (è da ritenere che sia il giudice di primo grado, a meno che quello di appello non abbia modificato sostanzialmente la pena; cfr. art. 665 cod. proc. pen.) e chiedere che il lavoro di pubblica utilità sia svolto ove egli abita, se mai corredando l’istanza con la previa intesa raggiunta con l’ente interessato, in modo tale da esibire la disponibilità dello stesso. 

In questo senso anche la Corte di Cassazione, secondo cui appartiene al giudice dell’esecuzione, e non al magistrato di sorveglianza, la competenza a decidere sull’istanza relativa alla modifica delle modalità di esecuzione della pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, stabilite nella sentenza pronunciata dal giudice della cognizione (Cass., I sez. pen., 2 luglio – 9 luglio 2013, n. 29227). 

In buona sostanza, il consiglio al lettore è senz’altro di ricorrere per Cassazione ed eccepire la prescrizione: la Suprema Corte non potrà non dichiararla. Importante è avere contezza delle motivazioni della sentenza di secondo grado. Nella remota ipotesi in cui dovesse essere confermata la condanna, il lettore potrebbe ricorrere al giudice che dovrà eseguire la sentenza definitiva (quello della città dove abitano i genitori) e chiedere immediatamente la modifica dell’ente presso cui svolgere i lavori di pubblica utilità. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 


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