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Tre anni di incongruenze non giustificano l’accertamento fiscale

21 Settembre 2017
Tre anni di incongruenze non giustificano l’accertamento fiscale

Tre anni di scostamenti rispetto agli studi di settore non giustificano l’accertamento fiscale che può avvenire solo in caso di gravi incongruenze 

Il contribuente che dichiara meno di quanto effettivamente guadagna, una volta “scoperto”, verrà sottoposto ad accertamento fiscale.  L’accertamento fiscale, come noto, può essere condotto anche attraverso l’applicazione dei cosiddetti studi di settore, che rappresentano uno strumento che consente la determinazione presuntiva dei ricavi o dei compensi attribuibili ad un determinato soggetto sulla base della sua capacità potenziale a produrli. Il fisco, quindi, può presumere la presenza di un’evasione fiscale nel caso in cui il reddito dichiarato dal professionista o dall’imprenditore sia inferiore rispetto a quanto prevedono determinati standard. Per fare un esempio, è improbabile che il titolare di uno studio professionale rinomato dichiari guadagni inferiori rispetto ad un piccolo studio di periferia. In tal caso, dunque, “scatterà” l’accertamento fiscale.

Solo gravi incongruenze giustificano l’accertamento del fisco

Non sempre, però, le incongruenze rispetto agli standard delle Entrate giustificano l’accertamento fiscale. Al contrario, solo gravi scostamenti rispetto agli studi di settore rendono legittimo il controllo del fisco. È quanto affermato proprio ieri dalla Corte di Cassazione [1] in favore di un’azienda che per ben tre anni aveva dichiarato un reddito incongruente rispetto agli studi di settore.

In particolare, secondo la Corte, l’Amministrazione finanziaria non è legittimata a procedere all’accertamento fiscale mediante lo strumento degli studi di settore, allorché si verifichi un mero scostamento non significativo tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dagli studi di settore [2]. Al contrario, detto accertamento è giustificabile solo quando venga ravvisata una grave incongruenza rispetto agli standard delle Entrate. Ciò in quanto, solo una grave incongruenza rispetto agli studi di settore è tale da spostare l’onere della prova in capo al contribuente, che dovrà – in tal caso – dimostrare perché ha prodotto un reddito così basso rispetto alla media.

Ebbene, secondo i giudici, in linea teorica, la discrasia registrata da un’azienda (anche) per tre anni di seguito non integra il requisito della grave incongruenza che giustifica un accertamento fiscale basato sugli studi di settore.

 


note

[1] Cass., sent. n. 21747 del 20.09.2017.

[2] Di cui all’art. 62 bis del d.l. n. 331 del 30.08.1993 conv. con modif. dalla l. n. 427 del 29.10.1993.


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