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Video illeciti su YouTube: Google non è responsabile delle condotte altrui

4 Marzo 2013 | Autore:
Video illeciti su YouTube: Google non è responsabile delle condotte altrui

Net neutrality: il motore di ricerca non è tenuto a predisporre filtri preventivi per evitare lesioni a diritti altrui. Degli illeciti posti dai netizen rispondono solo essi stessi.

Inutile prendersela con Google: il fornitore di servizi elettronici – ossia l’Internet Service Provider – non risponde degli illeciti commessi, sulla rete, dagli utenti. È il cosiddetto principio della net neutralità (o della non responsabilità dell’intermediario).

È questo, in buona sostanza, il principio che regge la sentenza della Corte di Appello di Milano [1] (le cui motivazioni sono state depositate pochi giorni fa), al termine di sei lunghi anni di udienze contro i tre dirigenti di YouTube (il portale di proprietà Google). I manager erano stati accusati e condannati, in primo grado, per non aver predisposto, all’interno della piattaforma video, filtri che evitassero, a chicchessia, di caricare video illeciti. Nel caso di specie, ricorderete tutti come alcuni sconsiderati ragazzini avevano messo su YouTube il filmato con le molestie perpetrate ai danni di un compagno disabile. L’episodio, a tutti noto come “caso Vividown”, era apparso peraltro all’attenzione dei media mondiali, proprio perché aveva finito per attribuire ai gestori di BigG una responsabilità oggettiva (ossia, indipendente da qualsiasi volontà o colpa nella commissione dell’illecito) per le condotte poste da terzi. Un paradosso, peraltro, anche alla luce del nostro sistema penale, per il quale la responsabilità non può che essere personale.

La Corte dunque precisa un caposaldo del diritto della rete [2]: “non è possibile effettuare un pieno ed efficace controllo sulla massa dei video caricati da terzi, visto l’enorme afflusso di dati”. A Google non può chiedersi un compito tanto gravoso come il predisporre filtri preventivi sui contenuti caricati dagli utenti. La responsabilità potrebbe, a tutto voler concedere, ravvisarsi solo qualora, benché informato e intimato alla cancellazione del video illecito (specie se a seguito di un provvedimento giudiziale), l’Internet Service Provider non vi provveda. Una responsabilità, insomma, di tipo omissivo (e non oggettiva), in linea con il nostro diritto.

Non è tutto. La sentenza afferma inoltre che non è Google il titolare dei dati personali immessi sulla rete. E pertanto non spetta ad esso rispettare la normativa sulla privacy. Con conseguente responsabilità solo in capo a quanti effettuano, in rete, la pubblicazione di contenuti riguardanti dati altrui.

In ultimo, la Corte di Appello conferma la giurisdizione in capo al giudice italiano. Legittimato a decidere, in questi casi, è infatti il foro del luogo ove è avvenuto il danno (ossia quello ove ha residenza la parte lesa), indipendentemente dalla localizzazione dei server.

Tutto riformato, dunque, in appello. E per fortuna! verrebbe da sospirare. Perché, se il motore di ricerca dovesse rispondere degli illeciti di altri, nessuno vorrebbe più svolgere questa attività. Sarebbe – un esempio che abbiamo richiamato più volte – come attribuire alla compagnia telefonica la responsabilità per gli scherzi fatti, alla cornetta, da qualche burlone. Con buona pace di internet e di qualsiasi attività commerciale sulla rete. Addio new economy, addio libertà di espressione, addio soprattutto libera circolazione dei dati.


Se qualcuno ha postato su YouTube un video che lede diritti altrui, si deve agire solo contro il responsabile dell’illecito. Non si può, quindi, fare causa a Google (a meno che quest’ultimo, informato e intimato alla cancellazione del contenuto, non vi provveda).

note

 

[1] C. App. Milano, sent. n. 8611/2012.

[2] Per come, del resto, più volte ribadito dalla Corte di Giustizia Europea e dalla direttiva n. 70/2003 sul commercio elettronico.


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