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Riforma del processo civile: tempi più brevi?

2 novembre 2018 | Autore:


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Al vaglio le nuove procedure per snellire i procedimenti ed avere più velocemente le sentenze senza impedire ai cittadini di avviare una causa.

Il cittadino si è sempre lamentato (e non senza ragione) dei tempi eterni della giustizia. Ora la riforma del processo civile dovrebbe garantire tempi più brevi grazie ad una procedura semplificata che concede più poteri al giudice unico.

La riforma è allo studio dei tecnici del Ministero e punta a snellire la durata delle cause senza diminuirne il numero. Insomma: meglio fare 100 cause brevi – per fare un esempio – anziché 100 cause lunghe perché, come sostiene il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, è buona cosa che i cittadini continuino a rivolgersi alla magistratura quando pensano di vedere lesi i propri diritti. Bisogna soltanto («soltanto» si fa per dire) oliare per bene il meccanismo per renderlo più fluido.

Come far si che la riforma del processo civile assicuri lo svolgimento delle cause in tempi più brevi? Secondo i tecnici del Ministero, dando al giudice più poteri per concludere prima le controversie e punendo in maniera esemplare di respinge i tentativi di conciliazione prima di avviare la causa vera e propria. Un metodo che ricorda molto i procedimenti del lavoro (quelli avviati, ad esempio, per un licenziamento ritenuto illegittimo) e quelli affidati al giudice unico, cioè alla maggior parte delle cause civili.

Ecco, allora, come cambieranno le cose con la riforma del processo civile per garantire ai cittadini tempi più brevi quando si rivolgono alla giustizia.

Riforma processo civile: i tempi per una sentenza

L’intenzione della riforma del processo civile è quella di arrivare ad una sentenza in meno della metà del tempo rispetto ad oggi. Attualmente, infatti, servono circa 840 giorni, cioè quasi 2 anni e 4 mesi, per concludere un procedimento con il rito ordinario. Si vuole arrivare a 385 giorni, cioè poco più di 1 anno, grazie all’estensione del rito sommario di cognizione, una forma più snella di gestire il processo civile. Un’ipotesi già avanzata in passato che, però, trovò l’ostruzione di avvocati e di magistrati.

Riforma processo civile: come arrivare ai tempi più brevi

Nello specifico, che cosa propone la riforma del processo civile per avere tempi più brevi? Le cause che finiscono davanti ad un giudice unico devono iniziare in virtù di un ricorso presentato nella maniera più chiara ed essenziale possibile, indicando anche le prove e i documenti che si vogliono produrre, in modo da permettere alla controparte (cioè al convenuto) di accettarlo oppure di respingerlo.

Entro 5 giorni, viene fissata dal giudice un’udienza alla quale le parti sono chiamate a presentarsi. Non possono passare più di 120 giorni tra la data in cui il ricorso è stato depositato e quella dell’udienza. Il convenuto riceverà il decreto con cui il giudice fissa l’udienza almeno 60 giorni prima e dovrà costituirsi non più tardi di 20 giorni prima dell’udienza depositando la risposta in cancelleria.

In questa prima udienza, a cui le parti devono partecipare di persona, chi ha avviato la causa deve presentare le domande e le eccezioni che non possono essere rilevate d’ufficio come conseguenza delle eccezioni della controparte. Se il ricorrente non lo facesse, la causa decadrebbe. Inoltre, le parti possono modificare le domande e le eccezioni già proposte.

Il giudice interroga le parti ed avvia un tentativo di conciliazione, sottolineando gli aspetti che possono portare ad una trattativa per porre fine al procedimento. Se necessario, fissa una nuova udienza del un dibattimento orale e concede al massimo 30 giorni per depositare delle note sintetiche difensive e le conclusioni finali. Finita la discussione, il giudice pronuncia la sentenza oppure si riserva di comunicarla entro altri 30 giorni.

Non sono più ammesse le udienze per il solo rinvio.

Riforma processo civile: le sanzioni

Che cosa prevede la riforma del processo civile se una delle parti non risponde alla convocazione del giudice o non si presenta alla prima udienza? Succede che il giudice può condannarla ad una pena pecuniaria tra 100 e 1.000 euro.

Ma ci sono altre sanzioni. Ad esempio, si può essere condannati al pagamento di 10 volte il costo del contributo unificato se si mostra resistenza con malafede o colpa grave durante le varie fasi del processo civile. Mentre se ci si rifiuta di eseguire l’ordine dettato del giudice, si può essere costretti al pagamento di una pena pecuniaria tra 250 e 500 euro.

Infine, rifiutare senza giustificato motivo l’ordine di esibire una prova può condizionare la decisione finale del giudice.

Riforma processo civile in breve

In sostanza, la riforma del processo civile che punta ad avere tempi più brevi per una causa prevede di introdurre queste novità:

  • rito semplificato per tutte le cause di cui è competente il giudice unico per snellire i tempi senza limitare ai cittadini l’accesso ai processi;
  • la presentazione di un ricorso in cui vengano esposte le ragioni dell’azione legale ed i mezzi di prova e tramite il quale il convenuto venga invitato a costituirsi 20 giorni prima dell’udienza;
  • la controparte è tenuta a costituirsi non oltre 20 giorni dall’udienza depositando in cancelleria la comparsa di risposta con cui spiega la sua posizione, propone domande e precisa i mezzi di prova;
  • prima udienza in cui il ricorrente presenta domande ed eccezioni non rilevabili d’ufficio ed il giudice – evitando le formalità innecessarie – può concedere dei termini anche inferiori ad un mese per integrare le istanze;
  • il giudice avvia un tentativo di conciliazione proponendo ai legali di entrambe le parti eventuali questioni da trattare, fissa il calendario del processo, ammette i mezzi di prova e decide i documenti che dovranno essere presentati;
  • obbligo di presentarsi di persona alla prima udienza, pena sanzione tra 100 e 1.000 euro in caso di mancata risposta o di mancata comparizione senza giustificato motivo;
  • il giudice fissa una nuova udienza entro 30 giorni per la discussione, al termine della quale pronuncia la sentenza, a meno che decida di riservarsi il suo deposito entro altri 30 giorni;
  • sanzioni in caso di resistenza con malafede o colpa grave (10 volte il valore del contributo unificato) ed in caso di rifiuto di eseguire l’ordine del giudice (da 250 e 500 euro).

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