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Assegno postdatato: quali rischi

22 Settembre 2017 | Autore:
Assegno postdatato: quali rischi

Emettere assegni postdatati non costituisce reato.  Da un punto di vista tributario, però, l’emissione di un assegno postdatato costituisce un illecito 

Quando si emette un assegno è necessario compilare ogni campo presente sull’assegno stesso con le corrette informazioni. È necessario, quindi, indicare l’importo dell’assegno, il nome del beneficiario e munire l’assegno di firma. È necessario, inoltre, designare luogo e data. Se si omette quest’ultimo elemento, oppure si inserisce una data futura si configurerà il cosiddetto assegno postdatato. In buona sostanza, inserire nell’assegno una data non attuale, ma prossima equivale a chiedere (indirettamente) al beneficiario di incassarlo non subito, ma alla data indicata.  Si tratta di un’operazione non del tutto regolare e che, pertanto, comporta alcuni rischi. Vediamo quali. 

È legale emettere assegni postdadati?

Emettere assegni postadatati non costituisce reato.  Da un punto di vista tributario, però, l’emissione di un assegno postdatato costituisce un illecito. Per quanto concerne il profilo civilistico, invece, il patto di postdatazione è nullo, con la conseguenza che il beneficiario (colui, cioè, che è in possesso dell’assegno) può  incassare l’assegno in qualsiasi momento, anche prima della scadenza della data (futura) ivi riportata. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire tutti i rischi che può comportare l’emissione di assegni postdatati

Assegno postdatato: è reato?

Come anticipato, non si commette alcun reato nell’emettere un assegno postdatato.

L’unico reato che potrebbe – in astratto – configurarsi e la cosiddetta insolvenza fraudolenza [1]. Tale ipotesi di reato ricorre quando il debitore, nascondendo il proprio stato di insolvenza, contrae un’obbligazione con il proposito di non adempierla. Ebbene, in questi casi, consegnare al creditore un assegno postdatato facendogli credere che il conto è coperto o che per quella data lo sarà, potrebbe integrare il reato di insolvenza fraudolenta. Quello che, però, è richiesto al debitore per essere punito penalmente non è una semplice condotta passiva o silenziosa, ma una dichiarazione espressa o taciti comportamenti tali da trarre in inganno il creditore facendogli credere che il titolo sarà pagato. Al contrario, non costituisce reato l’emissione dell’assegno postdatato, nella convinzione che, alla data riportata sul titolo per il pagamento, il conto sarà “coperto” e il debito, dunque, saldato. 

Assegno postdatato ed evasione fiscale

Chi emette un assegno postdatato non commette reato. Questa condotta, però, da un punto di vista tributario costituisce un illecito. Vediamo perché.

L’assegno postdatato altro non è che un accordo tra il debitore e il creditore in virtù del quale il primo rilascia al secondo una garanzia (il titolo di credito) per un pagamento futuro. Così strutturato, l’assegno postdatato svolge, in tutto e per tutto, la stessa identica funzione della cambiale. Quest’ultima, infatti, specifica un importo e una data che esprimono il cosiddetto “pagherò” del debitore a favore del creditore che detiene il titolo di pagamento. Tuttavia, l’acquisto della cambiale comporta il pagamento di un’imposta di bollo, che viceversa non viene pagata quando si usa il blocchetto di assegni.

Ciò posto, utilizzare un assegno postdadato in luogo della cambiale equivale ad una sorta di evasione fiscale dal momento che la cambiale, con la medesima funzione di posticipare il pagamento, prevede che vi sia apposta una marca da bollo del valore del 12 per mille dell’importo che ha specificato in calce.

Utilizzare l’assegno postdatato, dunque, altro non è  che un modo per evadere l’imposta di bollo che invece si paga con la cambiale. Si tratta comunque di un’evasione di poco conto, che può essere sanata in qualsiasi momento attraverso la cosiddetta “regolarizzazione del titolo”, ossia pagando l’imposta e le sanzioni. Una volta effettuata la regolarizzazione, l’assegno può essere portato in banca e pagato anche prima della scadenza della data riportata su di esso. Diversamente, se non si vogliono pagare le tasse, il creditore può continuare a conservare l’assegno e portarlo all’incasso alla data indicata sul titolo. In tal caso nessuno si accorgerà della piccola evasione fiscale e l’assegno verrà incassato regolarmente.

Assegno postdatato: se il creditore lo incassa prima?

Come detto, emettere un assegno postdatato significa chiedere indirettamente al creditore di incassarlo non subito, ma nella data indicata. E se il creditore decide di incassarlo prima? In altri termini: può il creditore contravvenire al patto di postdatazione stipulato (tacitamente) con il debitore?

La risposta è si. Da un punto di vista civilistico, infatti, il patto di postdatazione è nullo, ciò in quanto secondo la legge [2], l’assegno è un titolo pagabile a vista, ossia in qualsiasi momento esso sia portato all’incasso. Quindi, se il creditore, in possesso di un assegno postdatato, decide di farselo cambiare in banca prima del termine, può farlo e la banca non può negarlo. Ciò, ovviamente, a condizione che l’assegno prima venga regolarizzato dal punto di vista tributario, secondo quanto detto sopra (mediante, dunque, il pagamento dell’imposta di bollo e le sanzioni).

Assegno postdatato: quali rischi?

La postdatazione, dunque, espone il debitore al rischio che il prenditore (ossia il creditore a cui è stato consegnato l’assegno) possa presentare, in ogni momento, il titolo all’incasso e ottenerne il pagamento. Ciò vale anche in tutti quei casi – come spesso succede – in cui l’assegno postdatato sia accompagnato dal cosiddetto “patto di non presentazione” ossia quell’accordo scritto tra le parti con cui il creditore si impegna a non presentare l’assegno all’incasso prima della data indicata sul titolo medesimo

Il creditore, però, per ottenere il pagamento dell’assegno postdatato prima della data ivi indicata dovrà procedere alla regolarizzazione fiscale dell’assegno (pagamento dell’imposta di bollo come per le cambiali). Altro aspetto negativo è che l’assegno postdatato non può essere utilizzato dal creditore per una eventuale esecuzione forzata o per chiedere un decreto ingiuntivo . In buona sostanza, se  il creditore ritiene che il debitore non pagherà l’assegno alla sua naturale scadenza, non può utilizzare il titolo per fare causa al debitore e ottenere contro di lui un decreto ingiuntivo. Dovrà necessariamente attendere che arrivi la data riportata sull’assegno perché questo possa avere efficacia esecutiva dal punto di vista civilistico.

note

[1] Art. 641 Cod. Pen.

[2] Art. 31 del R.d. 1736/1933.


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