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Liquidazione: come funziona?

4 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 dicembre 2018



Trattamento di fine rapporto: come si calcola, quando e da chi deve essere liquidato, com’è tassato.

La liquidazione, o Tfr (trattamento di fine rapporto), non è, come molti ancora ritengono, un’indennità che spetta per il licenziamento, e che non spetta quando il lavoratore si dimette. Si tratta, invece, tecnicamente, di una parte della retribuzione, il cui pagamento viene però differito, cioè spostato in avanti. La liquidazione matura infatti mese per mese, viene accantonata ogni anno dall’azienda e, normalmente, deve essere erogata al dipendente alla cessazione del rapporto, salvo alcune eccezioni in cui il lavoratore può chiedere l’anticipazione del Tfr.

La tassazione della liquidazione, salvo rare eccezioni, è quella separata: l’indennità, infatti, maturando anno dopo anno, può risultare di ammontare elevato, quindi sottoporla alla tassazione ordinaria (che, lo ricordiamo, è modulata per aliquote e scaglioni e cresce all’aumentare del reddito) danneggerebbe il dipendente.

Per determinarne l’importo della liquidazione bisogna effettuare le seguenti operazioni:

  • dividere il totale di quanto erogato al lavoratore durante l’anno per 13,5 (alcune voci, come vedremo meglio nel paragrafo successivo, sono escluse dal calcolo, come i rimborsi spese);
  • sottrarre una quota pari allo 0,5% dell’imponibile, che serve per alimentare il fondo di garanzia dell’Inps (che assicura il pagamento della liquidazione, anche quando l’impresa fallisce).

In pratica, ogni anno, il datore di lavoro deve mettere da parte il 6,91% degli emolumenti imponibili percepiti dal lavoratore e versare all’Inps lo 0,5% (se sommiamo 6,91% con 0,5%  otteniamo, appunto, il 7,41%, che è la percentuale corrispondente alla divisione per 13,5).

Voci utili al calcolo della liquidazione

Per poter determinare l’ammontare della liquidazione, è fondamentale sapere quali sono gli elementi della retribuzione del lavoratore, cioè dello stipendio, che si devono prendere come base per il calcolo.

Secondo quanto stabilito dal codice civile [1], la base di calcolo della liquidazione comprende tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte al lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese.

In buona sostanza, fanno parte della base di calcolo per il Tfr tutte le voci di paga:

  • corrisposte come compenso per una prestazione resa da parte del lavoratore (vanno dunque escluse, ad esempio, le donazioni), o comunque collegate al rapporto di lavoro, anche se non effettivamente connesse alla prestazione lavorativa effettiva;
  • corrisposte abitualmente, o almeno in modo ricorrente;
  • corrisposte a titolo definitivo e non provvisorio;
  • corrisposte non occasionalmente.

Di seguito, un elenco delle principali voci di paga facenti parte dell’imponibile Tfr:

  • paga base, contingenza, terzo elemento contrattuale, scatti di anzianità, superminimo individuale;
  • tredicesima e quattordicesima (in generale, tutte le mensilità aggiuntive);
  • lavoro straordinario non occasionale (se il lavoro straordinario è occasionale e non continuativo non può essere computato nell’imponibile tfr);
  • maggiorazione per lavoro notturno (se il lavoro è articolato su turni);
  • indennità di mensa, di funzione, di mansione, di alloggio, di cassa o maneggio denaro, indennità di trasporto, attrezzi, indennità di servizio estero, indennità per lavori disagiati; premi di fedeltà, premio annuo, premio di anzianità, premio finale, l’una tantum; le indennità una tantum corrisposte occasionalmente, non previste dal contratto collettivo o dai rinnovi, non entrano a far parte della base di calcolo;
  • festività infrasettimanali retribuite, festività cadenti di domenica, ex festività 4 novembre spostata alla domenica;
  • indennità sostitutiva del preavviso e delle ferie non godute (se il mancato godimento delle ferie non dipende dal datore di lavoro; nel caso in cui l’indennità abbia carattere risarcitorio non entra nella base imponibile); risarcimento del danno in caso di reintegra nel posto di lavoro per licenziamento illegittimo;
  • uso dell’auto aziendale e relative spese;
  • uso di abitazione/alloggi aziendali.

Non fanno parte della base imponibile della liquidazione, invece, le indennità di trasferta, di viaggio e i rimborsi spese. I contratti collettivi possono comunque includere o escludere ulteriori voci.

Come matura la liquidazione?

In ogni annualità si maturano 12 ratei di Tfr, uno per ogni mese: se le frazioni di mese superano i 15 giorni, dev’essere computato un rateo intero, se sono inferiori, non viene maturato alcun rateo (salvo diversa disposizione del contratto collettivo applicato).

Durante le assenze solitamente il Tfr matura normalmente: non matura durante determinate assenze non retribuite, come l’aspettativa e lo sciopero.

Com’è rivalutata la liquidazione?

A partire dal 2001, le somme accantonate per la liquidazione del dipendente sono  rivalutate, anno per anno, per un ammontare pari:

  • all’1,5%;
  • più i tre quarti del tasso di inflazione.

Per esempio, se l’inflazione è al 2%, i suoi ¾ sono l’1,5%, pertanto il trattamento sarà rivalutato del 3%, pari a 1,5% più 1,5%.

Il datore deve dunque rivalutare quanto accantonato al 31 dicembre dell’anno precedente e dedurre l’imposta sostitutiva sulle rivalutazioni (che versa, in acconto e a saldo, tramite F24, con i codici 1712 e 1713), pari al 17% (in precedenza era pari all’11%).

Com’è tassata la liquidazione?

Sulla liquidazione, escluso il caso in cui sia erogato mese per mese in busta paga, non devono essere pagati i contributi Inps. Il Tfr è però assoggettato a tassazione separata, sulla base di un reddito e di un’aliquota media d’imposta; questa procedura è più vantaggiosa della tassazione ordinaria, per il lavoratore, dato che la liquidazione, essendo sottoposta separatamente a tassazione, non entra a far parte dell’imponibile Irpef dell’anno.

Il datore di lavoro determina l’imposta sulla liquidazione sommando:

  •  il Tfr maturato al 31 dicembre 2000;
  •  con il Tfr maturato dal 2001 in poi al netto delle rivalutazioni (già assoggettate all’imposta sostitutiva).

Deve poi moltiplicare l’importo ottenuto per 12 e dividerlo per il numero di anni in cui è maturato trattamento.

In alternativa, può moltiplicare l’importo per 144 e dividerlo per il numero di mesi di maturazione.

Si ottiene così il reddito di riferimento.

Se il rapporto di lavoro è di durata inferiore all’anno, si deve solo moltiplicare l’importo per 12.

Sul reddito di riferimento deve poi essere applicata la tassazione Irpef per aliquote e scaglioni, per trovare l’aliquota media.

L’aliquota media deve poi essere applicata alla liquidazione maturata per determinare l’imposta sostitutiva da applicare alla liquidazione. Le stesse regole valgono anche quando il Tfr non è erogato a titolo di saldo ma è richiesta un’anticipazione.

Detrazioni sulla liquidazione

In alcuni casi è possibile beneficiare di detrazioni sulla tassazione della liquidazione:

  • se il reddito di riferimento non risulta superiore a 30mila euro;
  • se il rapporto di lavoro è a tempo determinato, di durata effettiva non superiore a 2 anni.

Nel primo caso, la detrazione è pari a 70 euro, se il reddito di riferimento non supera 7500 euro, mentre si calcola con due formule diverse, rispettivamente, per i redditi di riferimento da 7500 euro a 28mila euro e da oltre 28mila euro a 30mila euro.

Nel secondo caso (rapporti a termine di durata inferiore a 2 anni), la detrazione è pari a 61,97 euro per ciascun anno (esclusi i periodi in cui non è maturata la liquidazione) ed entro il limite dell’imposta calcolata sulla liquidazione maturata dal 1° gennaio 2001. Per i periodi inferiori all’anno, la detrazione è rapportata a mese.

Ricalcolo dell’imposta sulla liquidazione da parte dell’Agenzia delle Entrate

Successivamente alla liquidazione dell’imposta da parte del datore di lavoro, l’Agenzia delle Entrate riliquida l’imposta in base all’aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello della cessazione del rapporto.

Se le maggiori o le minori imposte sono di importo non inferiore a 100 euro, l’Agenzia notifica la cartella di pagamento o rimborsa l’imposta a credito (entro il 31 dicembre del 4° anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta).

Se in uno o più dei 5 anni considerati non è stato prodotto reddito imponibile, l’aliquota media si calcola con riferimento agli anni in cui vi è stato reddito imponibile; se non vi è stato reddito imponibile in alcuno di tali anni, si applica l’aliquota stabilita per il primo scaglione di reddito, pari al 23%. Se l’aliquota è variata nel corso del quinquennio, si deve tener conto della media delle aliquote del primo scaglione nei 5 anni considerati.

Clausola di salvaguardia Tfr

La cosiddetta clausola di salvaguardia prevede, per i rapporti di lavoro iniziati prima del 31 dicembre 2006, la possibilità di applicare sul Tfr, se più favorevoli, le aliquote di tassazione per scaglioni vigenti fino al 2006. Pertanto, non esiste una “data limite” per l’applicazione della Clausola di salvaguardia, ma è necessario che il rapporto di lavoro sia iniziato entro il 31 dicembre 2006. Secondo una nota circolare dell’Agenzia delle Entrate [2], è l’Agenzia stessa a dover verificare, in sede di riliquidazione della tassazione, qual è il regime più favorevole al lavoratore (se in forza al 31 dicembre 2006) ed applicarlo. La verifica deve comunque essere effettuata in prima istanza dal datore di lavoro, se sostituto d’imposta, ovviamente.

Destinazione della liquidazione

La liquidazione non è sempre accantonata dal datore di lavoro. La destinazione del Tfr, difatti, è decisa dal dipendente. In particolare questi può optare:

  • per l’accantonamento della liquidazione in azienda, quando l’impresa ha un organico sotto le 50 unità (se è sopra le 50 unità il Tfr è obbligatoriamente devoluto al Fondo di Tesoreria dell’Inps);
  • per il versamento della liquidazione ad un fondo di previdenza complementare (con rendimenti differenti, a seconda del fondo pensionistico scelto); in questo caso il trattamento serve per integrare la futura pensione;
  • per la sua percezione in busta paga, in quote mensili (ora questo diritto non c’è più: Tfr in busta paga, che cosa cambia?).

Anticipazione della liquidazione

In alcuni casi, si può chiedere un’anticipazione della liquidazione accantonata all’azienda, o al fondo di previdenza complementare a cui si è aderito. Per approfondire: Anticipazione della liquidazione.

note

[1] Art.2120, Co.2, Cod. Civ.

[2] Circ. n. 15/E/2007.


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