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Il capo non vuole darmi la malattia

4 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 dicembre 2018



Il datore di lavoro può opporsi all’assegnazione delle giornate di assenza per malattia da parte del medico curante?
Ti sei ammalato, e il medico ti ha assegnato qualche giorno di assenza per cure: quando l’hai comunicato in azienda, però, è scoppiato il finimondo. Il tuo datore di lavoro, infatti, non vuole che tu ti assenti perché vi trovate in un periodo molto intenso di attività e non può sostituirti nell’immediato: anche un’assenza di pochi giorni gli causa difficoltà.
Oltre a stare male, quindi, adesso sei anche molto confuso perché il capo non vuole darti la malattia: ma può farlo? Può, cioè, il datore di lavoro opporsi alla decisione del tuo medico curante, che ti ha imposto di astenerti dal lavoro in quanto malato? Oppure il datore di lavoro, così come ha il potere di richiamare i dipendenti dalle ferie per motivi organizzativi o legati all’attività lavorativa, per le stesse ragioni può anche richiamarli dalla malattia?
Per rispondere a queste domande, dobbiamo prima capire come funzionano le assenze per malattia e qual è la loro finalità.

Come funziona l’assenza per malattia?

La malattia del lavoratore sospende il rapporto di lavoro: in parole semplici, quando il dipendente si ammala, non è tenuto ad eseguire la prestazione lavorativa, quindi a presentarsi nel luogo di lavoro.
Anche se il rapporto è sospeso, però, il lavoratore ha comunque diritto alla retribuzione: nella maggior parte dei casi, viene pagata un’indennità dall’Inps, che poi viene integrata e anticipata dal datore di lavoro.
In altri casi, è soltanto il datore di lavoro ad essere obbligato a corrispondere la retribuzione per malattia, ed in altre ipotesi ancora l’indennità è pagata direttamente dall’Inps.

Chi stabilisce le assenze per malattia?

Non è il datore di lavoro a stabilire quando il dipendente deve assentarsi per malattia, ma il medico curante, che, dopo averlo visitato, decide se il lavoratore deve assentarsi e, in caso positivo, per quanti giorni.
Quanto disposto dal medico non è soggetto alla valutazione o al beneplacito del datore di lavoro: il capo, in pratica, non può sindacare quello che stabilisce il medico.
Per essere sicuro della veridicità dello stato di malattia, però, può fare delle verifiche.

Il datore di lavoro può inviare la visita fiscale?

Nel dettaglio, il datore di lavoro ha la possibilità di inviare, nel domicilio indicato dal dipendente nel certificato medico, la visita fiscale. Attenzione, il datore di lavoro non può pagare un medico scelto da lui per sottoporre il lavoratore ad accertamenti sanitari, né può inviare il medico competente dell’azienda (non può, cioè, inviare il medico che si occupa della sorveglianza sanitaria).
Deve invece richiedere la visita fiscale attraverso i servizi dell’Inps: è difatti l’istituto che deve provvedere ad inviare un medico fiscale.
Il medico dell’Inps può passare nelle seguenti fasce orarie:
  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i dipendenti pubblici;
  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per i lavoratori del settore privato.
La visita fiscale può essere inviata dal datore di lavoro sin dal primo giorno; il medico dell’Inps, inoltre, può passare anche di domenica e nelle giornate festive, e persino più volte nell’arco dello stesso periodo di malattia. In alcuni casi, può passare anche più volte nell’arco della stessa giornata.

Che cosa succede durante la visita fiscale?

Durante la visita fiscale, il medico dell’Inps sottopone ad accertamenti sanitari il dipendente, per verificare il suo stato di salute.
Il medico fiscale può ritenere corretta la prognosi assegnata dal medico curante (può, cioè, ritenere che le giornate di cure assegnate siano adeguate), oppure può ritenerla troppo lunga e disporre un rientro anticipato al lavoro. Potrebbe anche stabilire che la prognosi è troppo corta e assegnare al lavoratore qualche giorno di assenza in più.

Che cosa succede se il medico dell’Inps scopre che non sono malato?

Il medico fiscale potrebbe anche rendersi conto che tu non stai male e farti rientrare subito al lavoro. Certamente, in concreto è quasi impossibile sapere se il dipendente non è mai stato malato ed è stato inviato all’Inps un certificato falso, oppure se il lavoratore stava male al momento della visita del medico curante, ma è guarito più in fretta del previsto.
Bisogna comunque ricordare che il dipendente, se guarisce prima rispetto alla data di fine prognosi indicata nel certificato, deve recarsi dal suo medico curante e farsi rilasciare un certificato di guarigione per poter rientrare al lavoro.
In ogni caso, per falsa certificazione di malattia rischia, assieme al medico, il lavoratore, che oltre a perdere l’indennità è soggetto a pesanti sanzioni disciplinari, sino ad arrivare al licenziamento.

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