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Cambio residenza: come fare

23 Settembre 2017
Cambio residenza: come fare

Ecco come chiedere il cambio di residenza e da chi, in questi casi, sono eseguiti i controlli

La residenza è il luogo in cui una persona vive in modo stabile e duraturo. Può capitare per esigenze familiari e soprattutto lavorative, di doversi trasferire altrove e di dover, quindi, cambiare la propria residenza. Al riguardo è bene sapere che ognuno di noi può scegliere di fissare la propria residenza dove meglio crede. In qualsiasi momento e per qualsiasi ragione, inoltre, è sempre possibile presentare una richiesta di cambio residenza. Ciò che conta, però, è che la residenza sia effettiva. Ciò in quanto in Italia non è possibile avere una residenza “di comodo” o solo formale: ogni cittadino, infatti, deve avere una residenza effettiva, che in quanto tale sarà soggetta a specifici controlli.

Attenzione quindi: presupposto necessario e indispensabile per richiedere il cambio di residenza è costituito dal fatto di risiedere effettivamente entro tale Comune, vale a dire avervi stabilito la propria dimora abituale. Come anticipato, infatti, non è possibile avere una residenza “di comodo”, al solo scopo – ad esempio – di godere di riduzioni o agevolazioni fiscali o di tipo assistenziale, o, ancora,  al solo fine di sfuggire ai creditori rendendo più difficile il proprio reperimento a postini e ufficiali giudiziari.

Vediamo, dunque, cosa fare per cambiare la propria residenza e chi, in tali casi, esegue i controlli. Tuttavia, prima di vedere in cosa consistono e da chi sono posti in essere i necessari controlli in caso di cambio di residenza, cerchiamo di chiarire alcuni aspetti utili alla questione.

Cos’è la residenza?

Come accennato, la residenza è il luogo in cui una persona ha la sua dimora abituale [1], dove cioè vive in modo stabile e duraturo. La residenza  risulta dal fatto che la persona ha abituale dimora in un determinato posto, con una stabilità che, anche se non perpetua e continua, sia quantomeno duratura e accompagnata dalla volontà di fissare in quel luogo la propria abitazione.  La residenza, infatti, va fissata in un determinato Comune e ciò ha effetti importanti per la vita sociale di ogni cittadino, che di seguito approfondiremo.

Generalmente, ed eccezion fatta per gli incapaci, ognuno stabilisce la propria residenza dove meglio crede. Ognuno, dunque, può scegliere dove vuole risiedere e comunicarlo all’ufficio dell’Anagrafe del Comune. Per tale motivo si parla di residenza anagrafica, che potrà essere modificata o trasferita in qualsiasi momento.

Dove fissare la propria residenza?

Fissare la propria residenza in un determinato luogo piuttosto che in un altro ha effetti importanti per la vita sociale di ogni cittadino e comporta una serie di oneri, di doveri e di vantaggi, quali ad esempio:

  • l’iscrizione alla lista elettorale di quel determinato Comune;
  • gli adempimenti da svolgere in caso di matrimonio;
  • la scelta del medico di famiglia;
  • la competenza dei tribunali e degli uffici giudiziari in generale;
  • il luogo in cui alcuni atti processuali devono essere notificati;
  • la ricezione di certificati anagrafici;
  • la possibilità di accedere ai servizi demografici del proprio Comune.

Per tutte queste ragioni, è consigliabile cambiare la residenza se il trasferimento in un’altra città avrà una durata molto lunga. Se invece ci si trasferisce solo per qualche mese, non occorre fissare altrove la propria residenza: cambierà solo la dimora, ma per quest’ultima non bisogna avviare alcuna pratica.

Come si richiede il cambio di residenza?

Per cambiare residenza, il cittadino maggiorenne o un componente maggiorenne del nucleo familiare (se il trasferimento riguarda l’intera famiglia), deve presentare un’istanza con cui si richiede di attestare la variazione della residenza. Detta istanza – che non prevede costi – deve essere presentata, entro 20 giorni dal trasferimento nella nuova abitazione, presso l’ufficio Anagrafico del Comune ove ci si vuole trasferire. In alternativa, e grazie alle recenti norme in materia di semplificazione, il cittadino può presentare le dichiarazioni relative al cambio di residenza senza doversi recare presso l’ufficio del Comune, ma inviandole a mezzo posta ovvero via fax o e-mail.

Presentata l’istanza, l’ufficiale dell’anagrafe effettuerà le iscrizioni anagrafiche, mutando la residenza in tempo reale (e cioè nei due giorni lavorativi successivi).

Cambio di residenza: chi fa i controlli?

Proprio per le ragioni anzidette, dopo il cambio di residenza vengono disposti dei controlli per verificare se il richiedente vive davvero presso l’indirizzo da questi indicato oppure si tratti solo di una residenza “di comodo”. A tal fine l’Ufficiale dell’anagrafe delega la Polizia Municipale che deve svolgere i controlli entro 45 giorni dalla richiesta del cambio di residenza.

In concreto, dunque, i controlli sono posti in essere dalla Polizia Municipale, la quale – al fine di esperire le opportune verifiche – si recherà materialmente presso l’indirizzo dichiarato dal soggetto che ha effettuato il cambio di residenza per verificare la sua presenza. Nel caso in cui la Polizia Municipale non trovi per più volte nessuno nell’abitazione indicata come nuova residenza o accerti comunque la sussistenza di anomalie,  lo comunicherà alle autorità di pubblica sicurezza.

Come detto, la Polizia Municipale ha 45 giorni per compiere gli accertamenti necessari e nel caso in cui i predetti controlli dovessero avere esito negativo l’Ufficiale dell’anagrafe potrebbe anche giungere alla conclusione che, nel caso specifico, non vi siano elementi che provino che la persona risieda effettivamente dove ha dichiarato di abitare. In questo caso, l’Ufficiale potrebbe emettere un provvedimento di rigetto della richiesta di cambio residenza che viene comunicato all’interessato al suo vecchio indirizzo.

Rigetto del cambio di residenza: quali rimedi?

Contro il provvedimento di rifiuto della richiesta di cambio di residenza, il cittadino ha 30 giorni di tempo per opporsi presentando ricorso al prefetto.

In ogni caso, nulla impedisce a chi ha già ottenuto un rifiuto di cambio di residenza di presentare una nuova richiesta.  Il consiglio pratico, in tali casi, è quello di recarsi in Comune quando il trasloco al nuovo indirizzo sia già terminato, di modo che la Polizia Municipale possa concretamente accertare che il trasferimento sia effettivo e non fittizio.

 


note

 [1] Art 43, comma 2, Cod. Civ.


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1 Commento

  1. Relativamente alle addizionali da pagare, comunali e regionali, qualé il riferimento normativo? Grazie

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