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Remissione querela: come funziona?

16 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Dicembre 2018



Cos’è la querela? Qual è la differenza tra remissione e rinuncia? Cos’è la remissione processuale? Quando la remissione è tacita?

Pur non essendo un esperto del diritto, sicuramente saprai cos’è una querela: si tratta di quella segnalazione che fai alle forze dell’ordine quando ritieni di essere stato vittima di un reato. Ricevuta la querela, le autorità potranno dare il via alle indagini, cercando così di assicurare il colpevole alla giustizia. Forse non sai, però, che alla querela si può rinunciare, sia prima che venga sporta che dopo: in pratica, puoi decidere di rifiutare in maniera definitiva di sporgere querela oppure, se già l’hai presentata alle autorità, fare retromarcia e ritirarla. In quest’ultimo caso, tecnicamente si parla di remissione della querela, mentre se decidi formalmente di non sporgere querela nemmeno in futuro, porrai in atto una vera e proprio rinuncia della querela. La remissione della querela è possibile in ogni stato del procedimento (salvo il limite ultimo rappresentato dalla sentenza di condanna), nel senso che puoi ritirarla anche quando il processo è già in corso: ciò obbligherà il giudice a pronunciare una sentenza di non doversi procedere per intervenuta estinzione del reato. La remissione di querela, infatti, è una causa di estinzione del reato, esattamente come la prescrizione. Rimettere la querela è molto semplice: esistono diversi modi, tutti facilmente praticabili, senza nemmeno bisogno di ricorrere all’avvocato. Vuoi sapere come si fa? Sei coinvolto come persona offesa in un procedimento penale e vuoi “perdonare” chi ti ha fatto del male? Allora ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo: ti spiegherò come funziona la remissione di querela.

Querela: cos’è?

Una breve parentesi prima di spiegare come funziona la remissione di querela. La querela, tecnicamente, è una condizione di procedibilità. Cosa significa? Non impressionarti, te lo dico subito: vuol dire che senza querela la giustizia non può fare nulla, cioè non può perseguire colui che ha commesso l’illecito. Ancora non sono stato chiaro? Allora te la metto così: se subisci un furto e non sei proprio tu a recarti dai carabinieri per sporgere querela, nessun altro potrà farlo, nemmeno la persona che ha assistito al crimine. In parole povere, la legge rimette proprio a te, persona offesa, la scelta inerente alla punibilità del delitto.

Querela: come funziona?

La querela deve essere presentata, di norma, entro tre mesi dal momento in cui si è verificato il fatto criminoso oppure da quando la persona offesa ne ha avuto conoscenza. Decorso inutilmente questo lasso di tempo, il diritto alla querela si estingue. Pertanto, se sei stato vittima di un reato e intendi sporgere querela, avrai tre mesi di tempo per presentarti presso l’autorità competente (carabinieri, polizia, Procura della Repubblica, ecc.) per denunciare l’autore del crimine. La querela può essere sporta in forma orale o scritta: nel primo caso, l’ufficiale di polizia giudiziaria che la raccoglie è tenuto a trascriverla, a farti sottoscrivere il relativo documento e a rilasciarti copia con attestazione dell’avvenuta ricezione. La querela può tranquillamente essere sporta contro ignoti, nel caso in cui gli autori del misfatto non siano conosciuti.

Procedibilità a querela: cosa significa?

Senza querela, determinati reati non potranno essere perseguiti e, di conseguenza, i loro autori non saranno puniti. Ciò avviene, però, solamente per i reati procedibili a querela; per i restanti, invece, la procedibilità è d’ufficio, nel senso che è sufficiente la denuncia di qualsiasi cittadino per far avviare le indagini. A questo punto ti starai chiedendo: come faccio a sapere se un reato è perseguibile a querela oppure d’ufficio? In effetti, non puoi saperlo, a meno che non ti munisci di codice penale; nel dubbio, se sei vittima di un reato procedi sempre alla segnalazione, di modo che, se esso è procedibile a querela, le autorità avranno avuto il “consenso” ad avviare le indagini.

Concretamente parlando, tra denuncia (che segnala i reati procedibili d’ufficio) e querela (che riguarda quelli procedibili solo su volontà di parte) non c’è differenza, nel senso che esse sono di contenuto pressoché identico. Pertanto, in presenza di un reato, sarà l’ufficiale che riceverà la segnalazione a qualificare l’atto come denuncia o come querela, a seconda della procedibilità del reato comunicato.

Remissione di querela: cos’è?

La persona che ha sporto querela può tornare sui suoi passi e ritirarla: tecnicamente, si parla di remissione di querela [1]. La remissione può essere fatta prima della sentenza di condanna, quindi anche a causa in corso, sia in tribunale che fuori dalle aule di giustizia (ad esempio, recandosi presso la caserma dei carabinieri ove inizialmente la querela era stata sporta).

La remissione della querela ha come effetto quello di estinguere il reato: ciò significa che l’autore dell’illecito non potrà essere punito e dovrà essere necessariamente prosciolto. Si noti, però, che per produrre questo effetto la remissione deve essere accettata dalla persona querelata. Perché l’imputato non dovrebbe accettare la remissione della querela, liberandosi così dal procedimento? Perché egli potrebbe anche avere interesse a dimostrare in giudizio la sua piena innocenza, cioè la sua completa estraneità ai fatti contestatigli. Ed infatti, l’imputato che accetta la remissione di querela non viene assolto con formula piena, ma viene prosciolto con sentenza di non doversi procedere per impossibilità di proseguire l’azione penale [2].

Rinuncia alla querela: cos’è?

La persona offesa, oltre che ritirare una querela già sporta, potrebbe anche decidere di rinunciarvi prima ancora di presentarla alle autorità. In questo caso, non si parla di remissione di querela ma di rinuncia alla querela. Secondo la legge, il diritto di querela non può essere esercitato se vi è stata rinuncia espressa o tacita da parte di colui al quale ne spetta l’esercizio. Vi è rinuncia tacita, quando chi ha facoltà di proporre querela ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di querelarsi [3].

La rinuncia espressa alla querela è fatta personalmente o a mezzo di procuratore speciale, con dichiarazione sottoscritta, rilasciata all’interessato o a un suo rappresentante. La dichiarazione può anche essere fatta oralmente a un ufficiale di polizia giudiziaria o a un notaio, i quali, accertata l’identità del rinunciante, redigono verbale. Questo non produce effetti se non è sottoscritto dal dichiarante [4].

Come si rimette una querela?

La querela può essere rimessa direttamente in giudizio oppure stragiudizialmente; la remissione, inoltre, può essere tacita o espressa. Analizziamo le singole ipotesi.

Remissione processuale ed extraprocessuale: cos’è?

La remissione di querela può essere processuale o extraprocessuale: nel primo caso, la remissione avviene direttamente in giudizio, davanti al giudice; nel secondo, invece, essa si verifica al di fuori delle aule di giustizia. Di conseguenza, si avrà remissione processuale di querela quando la persona offesa dichiara in tribunale, personalmente o a mezzo del suo difensore munito di procura speciale, di voler rimettere la querela; per potersi dire perfezionata, occorrerà che l’imputato faccia lo stesso, e cioè dichiari di accettare la remissione.

La remissione extraprocessuale di querela si compie al di fuori del tribunale: classico esempio è quello di chi rimette la querela presentandosi direttamente ai carabinieri, i quali, se il processo è in corso, trasmetteranno la remissione (e l’avvenuta accettazione) direttamente alla cancelleria del giudice competente.

La differenza tra remissione processuale ed extraprocessuale è importante anche per un altro motivo: esistono dei reati per i quali la remissione è prevista solamente in una determinata forma. Ad esempio, per il reato di stalking la legge dice che la remissione della querela può essere solamente processuale. Perché? Qual è la ragione di questa scelta? La remissione processuale della querela consente al giudice di verificare che la remissione sia avvenuta per una volontà reale ed effettiva della vittima. In altre parole, la remissione che avviene in giudizio è una remissione “controllata”, sottoposta all’attenzione del giudice. Beninteso: la remissione è sempre una scelta personale e, perciò, il giudice non potrà mai rifiutarne una. La remissione in giudizio consente però al giudice di verificare la genuinità della scelta, la quale potrebbe invece essere dettata da motivazione esterne, tipo una costrizione subita dalla vittima da parte dell’imputato.

Remissione espressa e tacita: cos’è?

Oltre alla remissione processuale ed extraprocessuale, possiamo distinguere la remissione espressa da quella tacita. Sulla remissione espressa c’è poco da dire: è quella che viene portata a conoscenza delle autorità (giudice, carabinieri, ecc.) in maniera chiara, inequivocabile. È una remissione espressa quella fatta oralmente dalla persona offesa, oppure quella fatta per iscritto e presentata alle forze dell’ordine, personalmente o a mezzo procuratore speciale.

Più perplessità genera la remissione tacita della querela. Il codice dice che v’è remissione tacita  quando il querelante ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela: ad esempio, si considera tacitamente rimessa la querela per diffamazione quando la persona offesa e l’offensore si mettono d’accordo per deferire ad un giurì d’onore il giudizio sulla verità del fatto attribuito alla persona diffamata [5].

Remissione tacita davanti al giudice di pace

Accanto all’ipotesi di remissione tacita appena enunciata in chiusura del paragrafo precedente, ve n’è un’altra di enorme importanza, creata dalla giurisprudenza di merito ed avallata dalle sezioni unite della Corte di Cassazione [6], la quale l’ha ammessa soltanto nei giudizi davanti al giudice di pace. I reati di competenza del giudice di pace sono praticamente tutti procedibili a querela: si tratta per lo più di crimini di scarso valore (lesioni lievi, diffamazione semplice, invasione di terreni, ecc.) la cui perseguibilità è lasciata dallo Stato all’iniziativa della persona offesa.

Orbene, secondo una prassi oramai diffusa in tutta Italia, si intende tacitamente rimessa la querela sporta dalla persona offesa se questa non compare all’udienza dibattimentale dopo essere stata in precedenza espressamente avvisata dal giudice che la sua eventuale assenza sarà interpretata come fatto incompatibile con la volontà di persistere nella querela. In pratica, accade ciò: se hai querelato qualcuno e poi non ti presenti nel processo intrapreso contro questi, allora il giudice ti farà notificare un avviso ove ti si dirà che, se non ti presenti nemmeno all’udienza successiva, il tuo comportamento sarà interpretato come volontà tacita di rimettere la querela. Un bel modo di eliminare dalle aule giudiziarie tutti quei processi che proseguono per inerzia, senza che vi sia più un’effettiva volontà del querelante di ottenere giustizia.

Altra ipotesi di remissione tacita della querela davanti al giudice di pace è rappresentata dalla rinuncia al ricorso immediato presentato avanti a questa autorità giudiziaria [7].

note

[1] Art. 152 cod. pen.

[2] Art. 529 cod. proc. pen.

[3] Art. 124 cod. pen.

[4] Art. 339 cod. proc. pen.

[5] Art. 597 cod. pen.

[6] Cass., sez. Un., sent. n. 31668/2016.

[7] Cass., sent. n. 42427 del 17.11.2011.

Autore immagine: Pixabay.com


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