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Istruzione parentale: cos’è?

15 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Dicembre 2018



A cosa serve e come funziona  l’istruzione parentale? Chi vigila sul corretto adempimento dell’insegnamento parentale?

La scuola è aperta a tutti: lo dice chiaramente la Costituzione, aggiungendo anche che l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. La legge garantisce altresì che i più capaci e meritevoli possano accedere ai gradi più alti degli studi anche se privi dei mezzi economici: pensa alle borse di studio messe a disposizione dagli atenei universitari a favore di chi eccelle nel proprio percorso accademico. Quello che ti ho detto sinora è senz’altro di tua conoscenza; ciò che non sai, forse, è che la legge non obbliga i ragazzi a recarsi fisicamente negli istituti scolastici. La Costituzione parla infatti di istruzione obbligatoria, non facendo riferimento al fatto che essa debba essere per forza impartita nelle aule degli edifici scolastici. Cosa voglio dire con ciò? Una cosa molto semplice: che tuo figlio potrebbe studiare anche a casa, seguito da te o da altra persona in grado di sostenerlo negli studi. Sto parlando dell’istruzione parentale, prevista esplicitamente dalla legge come vera e propria alternativa alla frequenza delle aule scolastiche. Ma cosa significa di preciso? Quando e a che condizioni si può accedere all’istruzione parentale? Se questo argomento ti interessa perché ti riguarda da vicino o semplicemente perché suscita la tua curiosità, allora prosegui nella lettura del presente articolo: ti spiegherò cos’è l’istruzione parentale.

Istruzione parentale: cosa dice la legge?

Cos’è l’istruzione parentale? Molto semplice: è la possibilità di istruire i propri figli a casa anziché a scuola. Quando è possibile ciò? Te lo dirò a breve; prima, però, devo ricordarti alcune cose. La legge [1] dice che è obbligatoria l’istruzione impartita per almeno dieci anni (riguardante la fascia di età compresa tra i sei e i sedici anni); essa è finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età.

Orbene, quest’obbligo può essere assolto non soltanto andando a scuola, ma anche sopperendo con l’istruzione parentale: in particolare, la legge dice che i genitori devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola più vicina un’apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della capacita tecnica o economica per provvedere all’insegnamento parentale. Il dirigente scolastico ha il dovere di accertarne la fondatezza. A garanzia dell’assolvimento del dovere all’istruzione, il minore è tenuto a sostenere un esame di idoneità all’anno scolastico successivo.

Istruzione parentale: come funziona?

L’istruzione parentale è direttamente prevista dalla legge [2], la quale afferma che all’obbligo scolastico si adempie frequentando le scuole elementari e medie statali o le scuole non statali abilitate al rilascio di titoli di studio riconosciuti dallo Stato o anche privatamente. I genitori dell’obbligato o chi ne fa le veci che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dell’obbligato devono dimostrare di averne la capacità tecnica od economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità.

Più recentemente, la legge [3] ha stabilito che in caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente, ovvero coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Tali alunni o studenti sostengono annualmente l’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva in qualità di candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione.

La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale deve vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola ma anche il sindaco; l’ordinamento [4] dice espressamente che alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione provvedono:

  • il sindaco, o un suo delegato, del comune ove hanno la residenza coloro che sono soggetti al predetto obbligo di istruzione;
  • i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, statali o paritarie.

Istruzione parentale: a cosa serve?

Molti genitori ricorrono all’istruzione parentale quando i propri figli rifiutano, per un motivo o per un altro, di frequentare le lezioni scolastiche. Devo precisarti una cosa: fornire un’adeguata istruzione ai propri figli è un vero e proprio obbligo giuridico per i genitori, i quali rischiano addirittura di incorrere in responsabilità penale. Ciò avviene, però, solamente quando l’istruzione sia negata per volontà di questi, non quando sia il minore stesso a rifiutare categoricamente di frequentare la scuola [5].

note

[1] Art. 1, legge n. 296 del 27.12.2006.

[2] Art. 111, d. lgs. n. 297/1994; nello stesso senso anche l’art, 1, co. 4, del d. lgs. n. 76/2005.

[3] D. lgs. n. 62/2017.

[4] Art. 2, comma 1, D.M. n. 489/2001.

[5] Cass., sent. n. 42463 del 16.10.13.

Autore immagine: Pixabay.com


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