Diritto e Fisco | Articoli

Quali spese scolastiche sono detraibili

4 novembre 2018


Quali spese scolastiche sono detraibili

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2018



Mensa, gite scolastiche e corsi doposcuola. Tutto quello che c’è da sapere sulle spese scolastiche detraibili dalla dichiarazione dei redditi.

Chi ha dei figli in età scolastica sa bene quante spese dovranno essere affrontate nei successivi mesi. Si parte dall’acquisto del materiale didattico (libri, quaderni, strumentazioni tecniche) per giungere ai corsi extracurricolari, a cui si unisce la tanto attesa gita scolastica organizzata una volta l’anno. Facendo qualche breve calcolo è facile intuire che quelle scolastiche sono spese molto importanti, a cui purtroppo è difficile rinunciare.
A supportare le famiglie ci pensa proprio la legge: alcune spese relative alla scuola possono essere detratte dalla dichiarazione dei redditi. Ma quali spese scolastiche sono detraibili e come si ottengono i benefici fiscali?

Spese scolastiche detraibili: cosa dice la legge?

Quando si parla di detrazione fiscale la legge [1] fa riferimento ad alcuni oneri (che possono essere spese, interessi passivi sul mutuo, erogazioni liberali) che vengono sottratti dall’imposta lorda IRPEF. Una volta calcolata l’imposta sulla base dei redditi dichiarati dal contribuente, dall’ammontare della stessa vengono eseguiti ulteriori calcoli che andranno a ridurre il gettito fiscale versato successivamente all’erario. Le spese detraibili sono quelle indicate dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), ma annualmente la Legge di Bilancio può prevedere soglie, importi e modalità di detrazione per specifici oneri.

Le spese scolastiche detraibili sono quelle individuate sia dal TUIR, sia dalle varie circolari emanate dall’Agenzia delle Entrate. Nel 2015 la legge sulla “buona scuola” [2] ha separato le spese affrontate per la frequenza delle scuole di ogni ordine e grado dalle spese per i corsi universitari. In questo modo è stato possibile inquadrare meglio le soglie massime di detraibilità dei vari oneri, stabilendo per le spese scolastiche affrontate nel 2018 un tetto di 786 euro, per quelle che saranno eseguite nel 2019 il tetto sarà di 800 euro.
Ciò significa che con la dichiarazione dei redditi del 2019 sarà possibile detrarre le spese per la scuola avvenute nel 2018, per un importo massimo di 789 euro. Nel 2020 saranno scomputate le spese dell’anno precedente per un tetto massimo di 800 euro.
L’aliquota rimane quella del 19%, calcolata in base all’ammontare delle spese certificate dal contribuente. Considerando il tetto massimo stabilito dalla legge, sarà possibile detrarre dall’IRPEF un importo non superiore a 150 euro.

La detrazione per le spese scolastiche spetta a ciascun figlio frequentante una scuola dell’infanzia, di primo ciclo di istruzione o una scuola secondaria di secondo grado del sistema nazionale di istruzione [3]. Se una famiglia ha due figli, l’uno iscritto alle elementari e l’altro al primo anno delle superiori, per entrambi è possibile detrarre un massimo di 300 euro (150 euro a figlio), ripartiti a seconda degli aventi diritto.
Non sono cumulabili fra loro le spese scolastiche e le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici. Ciò vuol dire che, qualora un genitore abbia liberamente donato dei soldi ad una scuola avrà la facoltà di scegliere o la detrazione per le spese scolastiche, oppure il 19% sull’intero importo erogato [4]. Il divieto di cumulo è stabilito in riferimento alle detrazioni per ciascun figlio, ben potendo usufruire delle agevolazioni sulle erogazioni liberali qualora per lo studente non ci siano spese scolastiche detraibili.

Tizio ha a carico due figli. Per l’uno beneficia delle detrazioni per spese scolastiche visto che ha usufruito della mensa ed ha partecipato ad una gita. Per l’altro non sono previste spese detraibili, ragion per cui Tizio può detrarre, in riferimento al secondo figlio, eventuali erogazioni effettuate a favore della scuola.

Chi può detrarre le spese scolastiche?

Le detrazioni spettano a coloro che hanno fiscalmente a carico uno o più figli in età scolastica. Ciò significa che la condizione necessaria per usufruire delle agevolazioni è quella di essere contribuente ai fini IRPEF. La qualità di “contribuente” è strettamente connessa alla percezione di redditi, che dipendono generalmente dal tipo di lavoro svolto (dipendente, assimilato o autonomo), dalla rendita di un immobile dato in affitto o da qualsiasi tipo di reddito assoggettabile ai fini IRPEF.
La condizione di familiare a carico riguarda invece il possesso di redditi il cui ammontare non deve superare i 4 mila euro per i figli di età inferiore ai 24 anni [5].

Se in una famiglia lavorano entrambi i genitori e ciascuno di essi risulta contribuente ai fini IRPEF, le spese scolastiche sostenute per i figli seguono regole specifiche per la ripartizione degli oneri. La disciplina varia a seconda se i genitori siano sposati e non separati, legalmente separati o conviventi. Analizziamo caso per caso.

1. I genitori sposati e non legalmente separati possono beneficiare delle detrazioni per le spese scolastiche nella misura del 50% ciascuno, potendo modificare tale limite a favore del coniuge con reddito complessivo maggiore (colui che pagherebbe un’IRPEF maggiore rispetto all’altro).

2. I genitori legalmente separati (o il cui matrimonio sia stato annullato, sciolto o siano cessati gli effetti civili dello stesso) beneficiano della stessa ripartizione riconosciuta ai coniugi con affidamento congiunto dei figli. Per cui è stabilito il 50% derogabile liberamente dalle parti. In presenza di affidamento esclusivo, la detrazione spetta al solo genitore affidatario.

3. I genitori non sposati (le cosiddette “coppie di fatto”) beneficiano delle medesime condizioni riconosciute per i genitori legalmente separati. Si parte quindi dalla soglia del 50% derogabile previo accordo delle parti, per giungere alla detrazione per un solo genitore in caso di affidamento esclusivo. [6]

Nessun problema sussiste per le famiglie monoreddito in cui un solo genitore (coniugato o convivente) percepisce redditi soggetti ad IRPEF. Inoltre, nelle istruzioni per la compilazione del modello 730 fornite dall’Agenzia delle Entrate le parole “coniuge” o “coniugi” inserite nel modello sono equivalenti e riferiti anche alle parti dell’unione civile fra persone dello stesso sesso.

Quali spese scolastiche sono detraibili?

Partiamo già col dire che l’acquisto dei libri, del materiale didattico e dei viaggi ferroviari sono spese non detraibili dalla dichiarazione dei redditi. È possibile invece usufruire delle agevolazioni per diverse spese, indicate all’interno di una circolare dell’Agenzia delle Entrate [7]. In particolare sono detraibili le spese per:

  • la mensa scolastica e per i servizi scolastici integrativi quali l’assistenza al pasto e il pre e post scuola;
  • le gite scolastiche,
  • l’assicurazione richiesta dalla scuola;
  • ogni altro tipo di contributo scolastico deliberato dall’istituto con lo scopo di ampliare l’offerta formativa. Un esempio sono i corsi extracurricolari come i corsi di lingua, di teatro, gli sport ed ogni altro tipo di attività organizzata dall’istituto anche fuori dall’orario scolastico, senza essere necessario l’obbligo di frequenza.

Queste spese integrano altre tipologie di oneri scolastici riconosciuti come detraibili oramai da tanti anni. Un esempio sono le tasse per l’iscrizione e la frequenza, nonché i contributi obbligatori richiesti anno dopo anno dagli istituti.

Condizione essenziale affinché tali spese siano detraibili è la relazione fra onere e frequenza scolastica. Un figlio che ha esaurito gli anni di frequenza obbligatoria ma che decide di dedicarsi ad un’attività lavorativa non è considerato come studente.
Le spese scolastiche deducibili spettano a prescindere dall’anno in cui si trova il ragazzo e dal tipo di scuola frequentata. Pertanto sono equiparate:

  • le scuole materne;
  • le scuole primarie di primo e di secondo grado;
  • le scuole secondarie di secondo grado

a prescindere se trattasi di un istituto pubblico o privato. I conservatori e gli istituti musicali sono pareggiati, per effetto di legge, alle scuole secondarie di secondo grado.

Particolare attenzione meritano le spese scolastiche affrontate per supportare i ragazzi affetti da Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). A partire dal 2018 è possibile detrarre le spese per materiale tecnico e strumenti didattici utili per integrare i deficit di chi è affetto da disturbi come la dislessia, la discalculia, la disgrafia e la disortografia. Per accedere ai benefici è necessario presentare idonea certificazione medica che attesti il nesso fra utilità dello strumento di cui si chiede la detrazione e disturbo diagnosticato nei confronti del figlio fiscalmente a carico. Tale accezione rappresenta una deroga al divieto di detrarre le spese per il materiale didattico, ma per beneficiarne l’alunno dovrà seguire un percorso che avrà come esito la diagnosi di una delle patologie appena indicate. Il percorso potrà essere espletato presso una struttura pubblica (una ASL) o privata. In quest’ultimo caso sarà necessario che la scuola accetti come valida la diagnosi proveniente dalla struttura privata. Le regole cambiano da Regione a Regione e per ottenere delucidazioni a riguardo è buona norma rivolgersi presso la segreteria dell’istituto scolastico dove è iscritto il proprio figlio.

Come detrarre le spese scolastiche?

La detrazione avviene in sede di dichiarazione dei redditi e fa riferimento alle spese affrontate nell’anno antecedente alla compilazione del 730. Per le dichiarazioni presentate nel 2019 le spese scolastiche detraibili sono quelle effettuate durante il 2018.
In genere il commercialista si occupa della compilazione dei relativi documenti, ma per chi intende procedere autonomamente potrà inserire i relativi importi nei righi E/8 – E/9 – E/10 del modello 730 dedicati alle spese detraibili con aliquota del 19%. Il codice da indicare sarà il 12 riferito alle spese per istruzione diverse da quelle universitarie.

Come avviene per qualsiasi tipo di onere per cui si accede ad una agevolazione fiscale, anche per le spese scolastiche è fondamentale presentare documenti che comprovino l’avvenuto esborso da parte dell’avente diritto. La stessa Agenzia delle Entrate chiarisce quali siano i documenti da presentare:

  • ricevute o quietanze di pagamento comprovanti gli importi sostentuti per la frequenza scolastica (ad esempio il MAV della tassa pagata presso lo sportello bancario);
  • ricevuta dei bollettini postali o dei bonifici bancari per il pagamento del servizio mensa o dei servizi integrativi. A tal proposito il cedolino deve contenere come causale l’indicazione del tipo di servizio, il nome della scuola e i dati identificativi dell’alunno;
  • attestazione di avvenuto pagamento rilasciato dalla scuola o dalla società che fornisce il servizio mensa qualora si sia pagato il relativo servizio in contanti o con altre modalità;
  • ricevuta o quietanza di pagamento eseguita per la partecipazione ad una gita scolastica, ad un corso extracurricolare o per il versamento del premio assicurativo. La ricevuta deve recare i dati identificativi dell’alunno, ma se il pagamento viene effettuato a terzi soggetti (ad esempio a favore dell’agenzia di viaggio che organizza la gita), la scuola provvederà al rilascio di un’attestazione di avvenuto pagamento.

note

[1] Art. 15 TUIR

[2] Art. 1 co. 151 l. n. 107.07.2015

[3] Art. 1 l. n. 62 del 10.03.2000

[4] Art. 15, co 1 i-octies) TUIR

[5] Art. 12 co. 2 TUIR

[6] Circolare Agenzia delle Entrate n. 15/E del 16.03.2007

[7] Circolare Agenzia delle Entrate n. 7/E del 27.04.2018


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI