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Lite fiscale: quando spetta il risarcimento

24 Settembre 2017
Lite fiscale: quando spetta il risarcimento

Il fisco è tenuto a risarcire i contribuenti dei danni morali e dei danni da lite temeraria se la causa è avviata in assenza di presupposti

Lo “stress da fisco” è un male comune. Talvolta lo stress si trasforma in un vero e proprio danno morale: non sono rari, infatti, i casi in cui il contribuente si trovi a vivere un vero calvario, specie quando il fisco agisce in assenza di qualsivoglia ragione. Ebbene, in questi casi, il contribuente avrà diritto ad un triplice risarcimento. In particolare, spetterà al malcapitato:

  • il risarcimento del danno patrimoniale: la refusione, dunque, di tutte le spese e di tutti i danni economici subiti a causa della lite fiscale;
  • il risarcimento dei danni non patrimoniali: conseguenti ai disagi psicologici subiti;
  • il risarcimento del danno da cosiddetta lite temeraria: al riguardo la legge [1] stabilisce che se il giudice accerta l’inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento, condanna  – su istanza della parte danneggiata – l’attore o il creditore procedente al risarcimento dei danni.

Dunque, se  l’Agenzia Entrate – Riscossione avvia una causa infondata (ad esempio in presenza di una procedura di condono o di uno sgravio operato in ritardo e a causa già avviata) sarà tenuta a risarcire tutti i danni cagionati al contribuente: patrimoniali, non patrimoniali, nonchè i cosiddetti danni da lite temeraria.

È quanto affermato due giorni fa dalla Corte di Cassazione [2], la quale ha avuto modo di precisare anche un ulteriore dato fondamentale: in questi casi, competente a decidere sul risarcimento del danno sarà proprio il giudice tributario. Il che non è una cosa da sottovalutare. Nella pratica, ciò significa che il contribuente che vuole ottenere la refusione dei danni subiti a causa di una pretesa ingiusta da parte del fisco non dovrà avviare un altro separato giudizio, con tutta la perdita di tempo e di denaro che questo comporterebbe. Al contrario, a decidere in ordine al risarcimento del danno sarà lo stesso giudice tributario che ha accertato l’errore del fisco, “colpevole” di aver avviato una causa infondata.

Nella pronuncia in commento si legge, infatti, che il giudice tributario può conoscere anche la domanda di risarcimento proposta dal contribuente a causa della lite temeraria avviata dal fisco, potendo, altresì, liquidare i danni in favore del contribuente “vittima” di una pretesa ingiusta da parte dell’amministrazione finanziaria. Nel caso all’esame della Cassazione, i giudici hanno condannato il fisco – colpevole di aver avviato una causa in presenza di un condono e di uno sgravio – alla refusione, nei confronti del contribuente, di un danno non patrimoniale pari a 15mila euro, oltre 8mila euro di spese legali.


note

[1] Art. 96 Cod. Proc. Pen.

[2] Cass., ord. n. 22159 del 22.09.2017.


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