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Pensione quota 100 entro Natale

3 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2018



L’uscita anticipata per chi raggiunge la quota 100 diventerà operativa con un apposito decreto che sarà emanato entro dicembre 2018.

La pensione quota 100 e la pensione di cittadinanza non sono state messe da parte, come erroneamente molti ritengono: nella legge di Bilancio 2019 è prevista la copertura economica delle misure, mentre la regolamentazione di dettaglio è prevista in un apposito decreto che sarà emanato entro Natale.

Il decreto, in particolare, disciplinerà gli aspetti della misura che sono già stati preannunciati, come la previsione di una contribuzione minima pari a 38 anni e di un’età minima pari a 62 anni, e chiarirà gli aspetti che non sono ancora stati precisati in modo sufficiente, come le finestre di uscita ed il preavviso per gli statali.

La quota 100, comunque, non sarà una misura temporanea, ma permanente: vale a dire che l’uscita anticipata non è prevista per il solo 2019, ma anche per gli anni a venire. Inoltre, sarà rafforzata dalla previsione della pensione minima di cittadinanza, che costituirà un’importante integrazione del trattamento anche per chi ha diritto al calcolo integralmente contributivo della prestazione.

Ma vediamo nel dettaglio quali novità ci porterà la pensione quota 100 entro Natale.

Come funziona la pensione quota 100?

Ricordiamo in primo luogo in che cosa consiste la misura della quota 100: si tratta di una pensione anticipata, che può essere ottenuta da chi raggiunge una quota, intesa come somma dell’età pensionabile e degli anni di contributi, pari a 100.

Raggiunge la quota 100, ad esempio, chi ha 62 anni e 38 anni di versamenti alle spalle.

A proposito dei requisiti di età e contribuzione, la quota 100 non può essere raggiunta in modo flessibile, ad esempio con 36 anni di contributi e 64 anni di età, oppure con 60 anni di età e 40 di contributi. È invece necessario possedere un requisito contributivo minimo pari a 38 anni e un’età minima pari a 62 anni.

Se l’età, o gli anni di versamenti, sono inferiori alle soglie previste, non si ha diritto alla pensione anche se si raggiunge la quota 100.

La quota 100 si può ottenere col cumulo dei contributi?

Nel decreto di Natale sulle pensioni oltre ad essere specificati i limiti di età e contributivi per la quota 100, saranno anche specificati dei benefici, come la possibilità di cumulare i contributi.

In particolare, sarà possibile sommare gratuitamente la contribuzione accreditata in gestioni previdenziali differenti per ottenere sia la quota 100, che il requisito contributivo minimo di 38 anni.

Non potranno essere sommati, però, i contributi versati nelle casse professionali. I liberi professionisti continueranno comunque a poter raggiungere, attraverso il cumulo, la pensione anticipata, la pensione di vecchiaia, la pensione d’inabilità e ai superstiti.

Quando si esce con la quota 100?

L’uscita con la quota 100 non avverrà, come accade ora per la generalità delle pensioni, a partire dal 1° giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti, ma si dovranno attendere delle date, le cosiddette finestre fisse.

Per la quota 100 sono previste le seguenti finestre fisse di attesa:

  • per i lavoratori del settore privato: 1° aprile, 1° luglio, 1° ottobre e 1° gennaio;
  • per i dipendenti pubblici sono previste due finestre annuali, e sarà inoltre necessario fornire all’amministrazione un preavviso di 9 mesi;
  • per il personale della scuola sarà applicata la finestra unica, con uscita a settembre.

Chi esce con quota 100 perde soldi?

Per la quota 100 non sono previste penalizzazioni nel calcolo della pensione, ma saranno applicati i sistemi di calcolo ordinari:

  • sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, poi contributivo;
  • sistema retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • sistema integralmente contributivo. per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Considerando che per la quota 100 non sono previsti tagli, decurtazioni e ricalcoli, come mai chi si pensiona con quota 100 perderebbe parte dell’assegno, come annunciato dal presidente dell’Inps nella recente campagna informativa?

In realtà, la perdita è calcolata in termini di mancato guadagno: anche se per il tipo di pensione richiesta non sono previste penalizzazioni nel calcolo, difatti, uscire dal lavoro prima comporta comunque un minor versamento di contributi, e nell’utilizzo di un  coefficiente di trasformazione più basso (si tratta della cifra che trasforma la somma dei contributi rivalutati in pensione, che cresce al crescere dell’età), che si traduce in un assegno minore. La penalizzazione, però, dipende dal sistema di calcolo utilizzato, e può essere minima se la maggior parte delle annualità è calcolata con il sistema retributivo.

La riduzione della pensione, dunque, dipende sia dalla tipologia di calcolo che si utilizza, sia da l’anticipo rispetto all’età pensionabile. Per approfondire: Quanto si perde con quota 100?

Quota 100 e pensione di cittadinanza

Riguardo all’ammontare della pensione, bisogna anche osservare che l’intervento della quota 100 sarà abbinato alla nuova pensione di cittadinanza, un’integrazione del reddito che può arrivare a 780 euro mensili (la cifra di 780 euro mensili si riferisce a un single privo di redditi e patrimonio; per i nuclei familiari l’integrazione è calcolata sul numero dei componenti, sui loro redditi e sul patrimonio mobiliare e immobiliare).

L’integrazione della pensione potrà essere applicata, a differenza dell’integrazione al minimo, anche ai trattamenti calcolati col sistema contributivo: di conseguenza, se si raggiunge la pensione quota 100 col diritto al calcolo interamente contributivo, si ha comunque diritto all’integrazione della pensione.


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