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Posso trasferire soldi dal mio conto a quello di mia moglie?

5 novembre 2018


Posso trasferire soldi dal mio conto a quello di mia moglie?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 novembre 2018



Versamento di soldi sul conto di un familiare: è lecita la donazione in denaro?

Gli scambi di denaro tra coniugi sono all’ordine del giorno. È del resto connaturato al nomale spirito collaborativo e di reciproco soccorso a cui si ispira la famiglia: quello cioè di prestarsi assistenza non solo morale e materiale, ma anche economica. Quando tuttavia i soldi passano da un portafogli all’altro non si pongono problemi: di solito si tratta di importi di modesto valore (al massimo qualche centinaio di euro) che possono ben essere trasferiti tramite contanti. Ma si potrebbe verificare anche l’ipotesi di una donazione per diverse migliaia di euro. È spontaneo allora chiedersi: posso trasferire soldi dal mio conto a quello di mia moglie? Si tratta di una ipotesi tutt’altro che occasionale. Facciamo qualche esempio.

Tua moglie ha intenzione di acquistare un oggetto di valore per il quale non ha i soldi (ad esempio un’automobile, una borsa, un paio di scarpe); intendi pertanto aiutarla dandole la somma necessaria per pagare il venditore. Oppure, volete acquistare una casa nuova, ma l’immobile deve risultare intestato a lei; è necessario pertanto che il bonifico verso la ditta costruttrice parta dal suo conto sul quale però non c’è la disponibilità sufficiente. Così sei tu a effettuare prima un versamento sul conto di tua moglie e poi questa gira il denaro al venditore. Nel caso di donazione di somme rilevanti quali problemi si possono verificare? 

Di recente, la Cassazione si è occupata di questo problema da un punto di vista civilistico, spiegando quali forme è necessario attuare e quali sono le conseguenze del bonifico sul conto corrente della moglie. Noi estenderemo l’analisi anche all’aspetto fiscale: spiegheremo cioè quali contestazioni potrebbe sollevare l’Agenzia delle entrate nel caso in cui tu decida di trasferire dei soldi dal tuo conto a quello di tua moglie. Ma procediamo con ordine.

Donazione con bonifico bancario per l’acquisto di casa

La Cassazione ha detto che il trasferimento di denaro, effettuato da un coniuge sul conto corrente dell’altro affinché quest’ultimo acquisti un immobile, è da considerarsi una “donazione indiretta”. Come tale non richiede la presenza del notaio e non va dichiarata al fisco ai fini del versamento dell’imposta sulle donazioni. Ricordiamo, in via incidentale, che l’imposta sulla donazione tra coniugi è del 4%, ma scatta solo se il valore del bene donato supera 1 milione di euro (l’aliquota viene calcolata solo sulla parte eccedente il milione, che così funge da franchigia). 

Dunque, il trasferimento di denaro dal conto del marito a quello della moglie si presume effettuato per scopi “altruistici” e non come prestito o per altre finalità. Trattandosi però di una donazione, questa non può essere revocata successivamente, neanche se la coppia si separa o divorzia. Con la conseguenza che, in un regime di separazione dei beni, il marito non potrà rivendicare la proprietà della casa acquistata coi propri soldi donati alla moglie, a meno che non dimostri l’intento simulatorio del trasferimento del denaro. Bisognerà cioè dimostrare che il bonifico era diretto non a effettuare un regalo ma ad evitare la tassazione sulla seconda casa, prova quest’ultima che potrà essere fornita con un documento scritto e firmato da ambo le parti. Il documento deve contenere la dichiarazione dei due coniugi con cui si disconosce la natura di donazione al conferimento in denaro.

Donazione tra coniugi: possibile?

Prima del 1973 le donazioni tra coniugi erano vietate. Esisteva infatti un articolo del codice civile [2] che stabiliva: «I coniugi non possono, durante il matrimonio, farsi l’uno all’altro alcuna liberalità, salve quelle conformi agli usi». Questa norma però è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale [3] e ora il divieto non esiste più nel nostro ordinamento. Con la conseguenza che i coniugi possono farsi liberamente qualsiasi tipo di regalo, in denaro o in natura.

La donazione tra coniugi, al pari di quella ordinaria, può essere revocata solo per ingratitudine. L’ingratitudine si ha quando uno dei due oltraggia gravemente l’altro o commette in suo danno un reato particolarmente grave. Non si ha quindi ingratitudine in caso di tradimento e/o di separazione. L’ingiuria grave che consente di ottenere, dal tribunale, la revoca della donazione per ingratitudine consiste in un qualsiasi atto o comportamento il quale leda in modo rilevante il patrimonio morale del donante, e palesi per ciò solo un sentimento di avversione da parte del donatario.

Donazione per la ristrutturazione della casa

Spesso si assiste a coppie in cui, a fronte dell’acquisto della casa comune da parte di uno dei due, l’altro partecipa mettendo i soldi per la ristrutturazione. Secondo la giurisprudenza, in caso di separazione della coppia, chi ha speso somme consistenti per la messa a nuovo dell’immobile ha diritto a un indennizzo nella misura del 50% dei soldi spesi. Egli infatti ha contribuito al miglioramento del bene la cui proprietà resta all’altro coniuge; diversamente quest’ultimo ne trarrebbe un ingiustificato beneficio e arricchimento.

Le cose però vanno diversamente se il coniuge (ad esempio il marito), anziché pagare personalmente la ditta dei lavori, si limita a versare i soldi sul conto corrente dell’altro coniuge (ad esempio la moglie). In tale ipotesi, si rientra di nuovo nel concetto di donazione indiretta: i soldi non potranno essere chiesti indietro salvo che per ingratitudine.

Trasferimento di soldi sul conto corrente della moglie: conseguenze fiscali

Da un punto di vista fiscale, se è vero che ogni bonifico ricevuto da terze persone va, in genere, giustificato all’Agenzia delle Entrate, questa regola trova un’attenuazione quando si tratta di rapporti tra coniugi. Difatti, in questo caso, gli scambi di denaro tra coniugi si presumono effettuati in attuazione degli obblighi familiari di sostegno e assistenza e non anche per finalità reddituali. Sicché non nascondono intenti elusivi, salvo prova contraria che, in questo caso, è il fisco che deve dare. Cerchiamo di comprendere meglio come stanno le cose facendo un esempio.

Come abbiamo già spiegato nell’articolo Controllo bonifici bancari, l’Agenzia delle Entrate mette al setaccio tutti i versamenti di denaro contante sul conto corrente o i bonifici ricevuti da terze persone. Solo agli imprenditori vengono controllati anche i prelievi (a patto che superino mille euro al giorno o cinquemila al mese). Così, il contribuente che riceve dei soldi da un’altra persona deve poter giustificare al fisco la ragione di tale pagamento se non indicato nella dichiarazione dei redditi. 

Tra coniugi però si presume che gli scambi di denaro non siano volti a remunerare un’attività lavorativa, commerciale o professionale ma a contribuire al ménage domestico e alle esigenze personali. Per cui raramente il fisco mette al setaccio il conto corrente del coniuge (succede solo in ipotesi di intestazione fittizia di conti in realtà dei lavoratori autonomi e imprenditori).

Dunque il marito che trasferisce sul conto corrente della moglie diverse migliaia di euro corre solo il rischio di non poter più ottenere indietro il denaro in caso di separazione e divorzio, ma non anche di subire un accertamento fiscale. In ogni caso, per mettersi al riparo da qualsiasi rischio, sarà sempre bene, all’atto del bonifico bancario, indicare con esattezza la causale del bonifico stesso, come ad esempio: contributo spese per la famiglia, contributo per l’acquisto dell’auto, pagamento bollette, donazione per acquisto auto, donazione per acquisto casa, ecc.

note

[1] Cass. ord. n. 24160/2018.

[2] Art. 781 cod. civ. 

[3] C. Cost. 27.06.1973 n. 91.


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