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Concorso a cattedra: quali saranno i criteri di valutazione delle prove scritte? Quel brutto pasticciaccio italiano

4 Marzo 2013
Concorso a cattedra: quali saranno i criteri di valutazione delle prove scritte? Quel brutto pasticciaccio italiano

Da Nord a Sud Italia il malcontento per un concorso che non premia la meritocrazia.

Venerdì 1 marzo si è conclusa la seconda tranche delle prove previste per il superamento del concorso a cattedra 2012/13.  Dopo la prova preselettiva (50 minuti di tempo per rispondere a 50 domande a risposta multipla), i candidati  si sono cimentati nell’esecuzione di una prova scritta (quattro o tre quesiti a risposta aperta, a secondo della classe di concorso) il cui superamento consentirà di accedere all’orale e, dopo la valutazione dei titoli, auspicare all’immissione in ruolo.

Il concorso delle polemiche.

Il calendario delle prove scritte ha subìto alcune modifiche a causa delle avverse condizioni atmosferiche che avrebbero ostacolato numerosi candidati a raggiungere le sedi d’esame.  Le prove previste nei giorni 11 e 12 febbraio sono state posticipate ai giorni 28 febbraio e 1 marzo causando malcontento, da Nord a Sud, a tutti coloro che avevano effettuato prenotazioni di viaggio e albergo. I malpensanti, in realtà, hanno ritenuto che lo slittamento delle date sia stato determinato non tanto dagli agenti atmosferici quanto, piuttosto, dal mancato reclutamento dei commissari d’esame (retribuiti con cifre irrisorie per la mole di lavoro e la responsabilità del loro compito e privi di esonero del servizio).

Ma le contestazioni non finiscono qui! Alla prova scritta sono stati ammessi circa 7000 ricorsisti che, avendo conseguito nella prova preselettiva un punteggio compreso tra 30 e 34.5/ 50, hanno fatto ricorso al TAR che si è pronunciato favorevolmente ammettendoli con riserva. A questi numeri si aggiungano anche i candidati non in possesso dei requisiti richiesti dal bando, che limitava la partecipazione al concorso solo agli abilitati e ai laureati entro il 2002, limitazione ritenuta incostituzionale.

In attesa dello scioglimento della riserva dei giudici amministrativi, la macchina concorsuale procede imperterrita. Tra qualche mese ai candidati che abbiano superato la prova scritta con un punteggio minimo di 28/40 verrà inviata una mail sull’account di istanza online e, ricevuta comunicazione ufficiale, potranno accedere alla selezione orale che consisterà nella simulazione, dinanzi la commissione esaminante, di una lezione relativa alla propria disciplina.

 

Ma quali saranno i criteri di valutazione delle prove scritte?

Numerosi i candidati che, attraverso i social network, hanno lamentato irregolarità sulle modalità d’esecuzione della prova scritta. Molti docenti di ruolo, incaricati di vigilare sulla correttezza della prova, pare non abbiano fornito le giuste indicazioni, tenuto conto del fatto che sono stati introdotti testi non ammessi dal bando (libri di testo, enciclopedie, compendi), che siano stati utilizzati tablet, smartphone, e supporti vari dando un calcio alla tanto agognata “meritocrazia”.

Oltre al contestato “aiutino”, le rimostranze vanno anche a chi ha ideato le tracce d’esame. Si accusano i tecnici del Miur di non avere avuto criteri didattici nella formulazione delle prove troppe generiche e difficilmente eseguibili in uno spazio di 22 righe e in 2 ore e mezzo (tempo massimo consentito ai candidati). Ma pare che, anche su questo, alcune commissioni, forse non ben istruite sui criteri da osservare, abbiano consentito in alcune sedi di sforare l’orario dando così qualche chance in più.

Alla luce delle violazioni segnalate, dei contraddittori criteri didattici delle prove, i dubbi sulle modalità di correzione delle stesse aumentano.  Pur avendo dato disposizioni per la correzione degli elaborati, tenendo conto della pertinenza, della correttezza ortografica, dell’originalità, si teme che il criterio di selezione possa essere più soggettivo che oggettivo.

Modello Europeo sempre più lontano?

Eppure l’Italia osserva il “modello Europa”, cercando di emulare quei sistemi scolastici efficienti e competitivi sia per gli studenti che per i docenti. Tra l’altro, nel 2006, il nostro Paese è stato firmatario di una “Raccomandazione” relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente (Lifelong Learning) insieme ad altre nazioni della comunità europea. Questo documento rientra nella cosiddetta “Strategia di Lisbona” avente come obiettivo finale quello di fare dell’Europa “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo“.

La Scuola, dunque, anche quella italiana, nel suo duplice ruolo – sociale ed economico – dovrebbe assicurare ai futuri cittadini europei l’acquisizione delle competenze necessarie per adattarsi ai cambiamenti; per fare ciò dovrebbe trasmettere contenuti che non siano la somma di nozioni o procedimenti puramente formali, bensì obiettivi che favoriscano l’apprendimento e l’accrescimento culturale e critico della persona. Ma sembra che l’Italia sia rimasta impantanata in un terreno ostico: quello del reclutamento.

Di MANUELA MAGNELLI



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