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Come comportarsi con un bambino iperattivo

17 Novembre 2018


Come comportarsi con un bambino iperattivo

> Cultura e società Pubblicato il 17 Novembre 2018



Avere a che fare con un bambino iperattivo è impegnativo e difficile per genitori ed insegnanti: come comportarsi e quali azioni evitare se si è educatori.

I casi di iperattività infantile, scientificamente nota con l’acronimo inglese ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) sono sempre più diffusi, ma avere a che fare con bambini iperattivi rimane qualcosa di veramente complesso per genitori ed insegnanti. Per questo se sei un educatore diventa fondamentale leggere alcune informazioni generali sulle caratteristiche di questo disturbo ed avere dei consigli su quali sono i comportamenti più corretti da tenere. Dai un compito e l’alunno non riesce a portarlo a termine perché impegnato a saltellare per la classe? Non riesci a gestire attività ludiche in palestra perché c’è sempre quel bimbo che urla, batte le mani e non rispetta nemmeno le regole più semplici? Sei l’unico genitore che alle feste di compleanno vede il proprio figlio correre per la sala senza freni o picchiare gli altri bimbi se usano il suo giocattolo preferito? Ti senti un educatore fallimentare visto che tutte le punizioni che hai tentato di dare non hanno sortito alcun effetto o hanno anzi peggiorato la situazione? Allora l’articolo che segue fa per te e ti permetterà di chiarirti le idee su come comportarsi con un bambino iperattivo.

Cos’è l’ADHD?

L’iperattività è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo che interessa tra il 3 e il 5 percento dei bambini, soprattutto maschi. Nella maggior parte dei casi il disturbo proviene da un fattore ereditario di tipo genetico, derivante da un disordine dei neurotrasmettitori cerebrali deputati alla gestione dell’attenzione.

Le statistiche inoltre dimostrano che il problema in una percentuale minore di casi può derivare anche da fattori prenatali, perinatali o traumatici. Qualsiasi sia la causa, le difficoltà che affrontano i bimbi interessati da questa patologia riguardano il controllo degli impulsi, dell’attenzione e della concentrazione e una conseguente incapacità di regolare il proprio comportamento in base alle richieste, agli scopi da raggiungere e ai tempi da rispettare.

Tutto ciò può comportare un disordine mentale secondario causato dall’incapacità del bambino di selezionare gli stimoli sensoriali che lo martellano dall’esterno in ogni momento.

Cosa non è l’ADHD?

Quasi sempre il comportamento fortemente irrequieto dei bambini iperattivi può essere inizialmente scambiato per vivacità ed esuberanza. Quando poi di fronte anche a numerosi richiami il bambino continua ad interrompere chi parla, a muoversi, a fare danni di vario tipo, viene normale pensare che si tratti di irrequietezza dovuta a grande maleducazione.

L’ADHD però non deriva da una mancanza di disciplina o dalla necessità di maggior rigore o punizioni: non sono i genitori ad avere sbagliato ma si tratta di una vera e propria patologia che va accertata, seguita e curata. Certamente sono presenti alcuni fattori di rischio che possono aumentare la possibilità che il problema si manifesti, come la familiarità con tale sindrome, una storia familiare di alcolismo e depressioni o fortissimi conflitti genitoriali, ma nella maggior parte dei casi la ragione del disturbo è di tipo genetico e va trattato come merita da personale preparato.

Quali caratteristiche accomunano i bambini iperattivi?

In primis è necessario dire che solo gli specialisti (medici e psicologi specializzati) possono parlare di iperattività. È molto importante non etichettare un bambino senza avere le competenze scientifiche per poterlo fare. Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) per poter parlare di bambino iperattivo i sintomi devono comparire prima dei sette anni e interessare più aree. In generale, questo tipo di bambini hanno scarsa capacità di attenzione, tendono ad essere disordinati, a smarrire le loro cose, a perdere continuamente la concentrazione perché distratti da tutti gli stimoli di cui la realtà è composta.

Per questo qualsiasi compito lungo diventa per loro di difficile realizzazione e hanno la propensione a fare tutto di corsa, a divorare le esperienze e a vivere ogni cosa velocemente, facendo anche più cose simultaneamente. I piccoli iperattivi si distraggono con grande facilità ma al tempo stesso, essendo le loro capacità cognitive nella norma o a volte al di sopra della media, si eccitano moltissimo se chiamati a portare a termine compiti che necessitino di tempi rapidi e soluzioni lampo.

Tale fulminea eccitabilità deriva dall’impulsività che li caratterizza e li porta a fare tutto ciò che passa loro per la testa, senza filtri inibitori o razionali: quello che dà piacere o gioia viene fatto immediatamente, anche se va contro regole sociali. Il famoso consiglio dei nonni “prima di parlare conta fino a 10” è praticamente impossibile da seguire per un bambino iperattivo.

Anche se conosce razionalmente tutte le norme della buona educazione, per lui è molto duro non trasformare ogni pensiero in azione, tenere a bada i suoi impulsi. Questo non vale solo per ciò che lo gratifica dal punto di vista emotivo, ma anche da quello fisico, come il cibo: le percentuali di casi di obesità tra i bambini iperattivi sono molto superiori rispetto ai loro coetanei.

Cosa fare nel concreto con un bambino iperattivo?

Avere a che fare con un bambino iperattivo può essere molto frustrante e faticoso, ma se si seguono le stesse regole sia a casa che fuori di essa si possono raggiungere con il tempo risultati assai positivi. Per questo diventa necessaria innanzitutto una forte alleanza tra tutti gli educatori che stanno con il bambino e un rapporto di fiducia tra loro che crei un’azione coerente.

Se il genitore non darà le giuste e complete informazioni agli insegnanti sarà per questi ultimi molto duro capire i suoi atteggiamenti. Se maestri e professori punteranno il dito contro i genitori e non faranno fronte comune per applicare le indicazioni che vengono dagli specialisti che seguono l’alunno sarà difficile per la famiglia intervenire in modo efficace sul problema.

La soluzione ottimale è fare squadra e andare tutti nella stessa direzione: il benessere del bambino. Per arrivare a tale benessere, però, è importante armonizzare tutti gli interventi e avere degli accorgimenti molto specifici in tutti i contesti educativi.

Innanzitutto, spiegare sempre chiaramente al bambino iperattivo quali sono le regole del gioco (poche e chiare!), quali sono i comportamenti ritenuti positivi e quelli ritenuti negativi, stabilendo con una discussione aperta quali sono i premi per i primi e le conseguenze per i secondi. Il suo consenso è fondamentale perché il bambino si senta responsabilizzato e non veda le regole come qualcosa di calato dall’alto.

Dare consegne semplici e brevi: il soggetto iperattivo incontra grandi difficoltà a perseguire un obiettivo per tempi lunghi, dunque può essere proficuo “spezzettare” il cammino che deve percorrere in piccoli tratti che gli permettano di avere più volte la soddisfazione di arrivare al termine e di avere una gratificazione.

Il tema della gratificazione e dei premi, infatti, è di vitale importanza: la cosiddetta Token Economy, tecnica psicologica che prevede premi per i comportamenti corretti, è molto utilizzata con i bambini iperattivi. E’ essenziale premiare gli obiettivi raggiunti, evidenziare anche i minimi progressi, parlare sempre in positivo dei punti forti e di ciò che il bimbo sa fare invece che dei punti deboli e dei suoi errori.

Per aiutare il bimbo ad ottenere i premi è consigliabile strutturare le giornate di lavoro secondo una routine prevedibile e rassicurante, organizzare il tempo in modo che siano previste pause frequenti, prevedere un riordino dei propri materiali ad intervalli precisi in modo che il piccolo sia sempre invitato all’autocontrollo.

Puntare sui rinforzi positivi (premi ed evidenti gratificazioni) dei comportamenti corretti è proficuo ma è essenziale variarli costantemente perché essi non perdano di efficacia.

Parlare molto col bambino, coinvolgendolo nelle decisioni, stabilire con lui gli obiettivi da raggiungere, informandolo in itinere se il suo comportamento è buono, interpellarlo spesso per nome e con domande in modo da tenere viva la sua attenzione.

E’ fondamentale non perdere la pazienza, mantenere la calma e creare un ambiente di lavoro il più possibile sereno e tranquillo.

Essenziale per gli insegnanti rendere le lezioni vivaci e ricche di novità, utilizzare più codici comunicativi (non solo parole ma anche musica e immagini), non mettere l’alunno vicino a finestre, cestino o compagni particolarmente rumorosi per evitare che lo distraggano più di quanto non faccia già da solo, coinvolgerlo in giochi di squadra che richiedano collaborazione.

Quali comportamenti evitare?

Alcune azioni risultano certamente controproducenti con bambini affetti da questo tipo di sindrome da iperattività. Vediamo quali sono:

  • nella scelta delle punizioni evitare commenti ironici o sgridate aggressive, come anche il togliere l’intervallo o la possibilità di correre, perché i bambini iperattivi hanno più bisogno di altri di sfogare tutta la loro energia;
  • non fare confronti o sgridare il bimbo davanti ad altri, né creare situazioni di competizione: non serve a nessuno creare “gare” e far aumentare la tensione;
  • non esaltare la quantità ma la qualità: meglio enfatizzare il fatto che il bambino ha svolto bene ciò che gli era stato chiesto di fare piuttosto che far notare che ha fato meno di altri;
  • evitare punizioni molto severe: si è riscontrato che se il bambino iperattivo viene perseguitato da richiami, note, minacce, ultimatum, escogiterà presto strategie per sfuggire a tutto questo, piuttosto che trovare modi per raggiungere i propri obiettivi in modo costruttivo.

Non punire i comportamenti problematici non pericolosi, ma ignorarli potrebbe risultare controproducente il continuo richiamo, far sentire il bambino sotto assedio. Infine, l’atteggiamento da non scordare in nessuna situazione: cercare di non enfatizzare ciò che il bambino non riesce a fare ma dare sempre importanza a ciò che egli sa fare bene.

Di LAURA BERTAGLIA


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