Diritto e Fisco | Articoli

Consegne a domicilio: il rider è lavoratore dipendente?

5 novembre 2018


Consegne a domicilio: il rider è lavoratore dipendente?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 novembre 2018



Quando il rider è libero di scegliere se, quando e quanto lavorare non può essere considerato come un lavoratore dipendente ma va inquadrato nella figura dell’autonomo.

Sono ormai diversi mesi che ti sei iscritto a una piattaforma di consegne a domicilio. Non appena puoi, prendi il motorino e trasporti i pacchi agli indirizzi segnalati sull’app che hai installato sul tuo smartphone. Inizialmente era un riempitivo per arrotondare lo stipendio. Ora è diventata una vera e propria occupazione a tempo pieno: non avendo altro lavoro, hai destinato a questa attività tutte le tue energie. Anche rispetto agli altri “riders” (così vi fate chiamare in gergo tecnico) tu sei uno di quelli più attivi. Proprio questa continuità nello svolgimento delle mansioni secondo le direttive della società ti porta a ritenere di essere, nella sostanza, alla pari di qualsiasi altro lavoratore dipendente. È vero: non hai firmato alcun contratto scritto se non iscriverti al servizio online, non hai mai visto in faccia i tuoi capi e non sai neanche dove si trovi esattamente la sede principale dell’azienda. Ti limiti però a fare pedissequamente ciò che ti viene chiesto, dalla mattina al pomeriggio, senza sosta e senza possibilità di modificare i percorsi. Arrivi dunque a porti un quesito di ordine legale: in caso di consegne a domicilio, il rider è lavoratore dipendente?

La questione è stata già affrontata dalla magistratura diverse volte. Da ultimo si è espresso il Tribunale di Milano con una recente sentenza [1].

Di tanto parleremo qui di seguito. Ti chiariremo se, svolgendo un’attività apparentemente autonoma e libera come appunto quella del rider, puoi rivendicare un inquadramento a tempo indeterminato all’interno dell’azienda, al pari di qualsiasi altro lavoratore dipendente, o se per te non c’è alcuna speranza e ti devi accontentare della qualifica di lavoratore autonomo.

Rider: lavoratori dipendenti o autonomi?

Il punto da tenere in considerazione è la definizione di «lavoro dipendente». Questo concetto ha in sé un importante requisito: quello della subordinazione. Solo il lavoratore che non ha alcun margine decisionale in merito alle modalità di svolgimento della propria prestazione, ai tempi e ai luoghi ove prestare le proprie mansioni può essere considerato un dipendente a tutti gli effetti. Quando invece il prestatore d’opera viene lasciato libero sul “se” e sul “quando” lavorare, non può che parlarsi di lavoro autonomo; non importa, in quest’ultimo caso, che ci sia una monocommittenza (ossia che si svolga l’attività per una sola azienda), che le direttive siano precise e i compiti ripetitivi, o che il lavoro sia espletato in modo continuativo dalla mattina alla sera; non importa neanche che lo stipendio sia erogato periodicamente dal medesimo datore di lavoro. Leggi sul punto Come capire se un rapporto di lavoro è autonomo.

I rider non sono lavoratori dipendenti, dunque: l’attività di “fattorino” in bici o in moto lascia completamente libero il giovane di prestare o meno la propria disponibilità ai turni. Mancando il potere direttivo del datore, non può che parlarsi di prestazione autonoma.

In passato il tribunale di Torino [2] aveva dato la medesima interpretazione escludendo la qualifica di dipendenti per i rider: se il datore non può pretendere lo svolgimento della prestazione, neppure può esercitare il potere direttivo e organizzativo.

Anche con il Jobs Act le regole in proposito non sono cambiate. La riforma del 2015 [3] dispone infatti che si applica la disciplina del rapporto subordinato se le modalità di esecuzione della prestazione sono organizzate dal committente «anche» con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro; è quindi necessario che il lavoratore sia pur sempre sottoposto al potere direttivo e organizzativo del datore, mentre non è sufficiente che esso si estrinsechi soltanto con riferimento ai tempi e al luogo di servizio.

Fattorini e consegne a domicilio: nessuna subordinazione

Dello stesso parere è il giudice di Milano secondo cui va esclusa la subordinazione per il rider perché chi fa consegne a domicilio (soprattutto di cibo) è libero di decidere se, quando e quanto lavorare: nell’ambito delle fasce orarie indicate dalla società è l’interessato a stabilire la prestazione in tempi e modi, decidendo in quali giorni rendere il servizio e in quali no, né è obbligato ad accettare le consegne segnalate dall’app.

E se anche l’app sullo smartphone riporta un indice di gradimento con cui vengono premiati i fattorini più assidui questo non equivale all’esercizio del potere disciplinare da parte del datore.

Se il rider usa l’auto è un lavoratore dipendente?

La sostanza non cambia neanche se il rider usa l’auto e non la bici: se non c’è soggezione al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore non ci può essere lavoro subordinato. Non conta che la prestazione sia organizzata in base a regole fissate dalla società e che il rider accetti di eseguire le consegne in determinati slot temporali indicati dall’azienda. Lo stesso può infatti ben succedere nell’ambito di un lavoro autonomo ove il committente è comunque libero di stabilire standard di quantità e qualità per le prestazioni concordate.

note

[1] Trib. Milano sent. n. 1853/18.

[2] Trib. Torino, sent. n. 778/18.

[3] Art. 2 d.lgs. n. 81/2015.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI