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Auto con fermo amministrativo: si paga il bollo?

6 novembre 2018


Auto con fermo amministrativo: si paga il bollo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 novembre 2018



C’è differenza tra il fermo amministrativo del veicolo e il fermo fiscale: ecco quando, nonostante il blocco dell’auto, si deve pagare il bollo. 

Poco meno di un anno fa hai ricevuto una cartella di pagamento che, tuttavia, non hai potuto pagare. All’epoca hai tentato un accordo con l’ufficio dell’Esattore ma ti è stato detto che l’unica soluzione è chiedere una rateazione e dilazionare il debito. Hai rimandato la decisione e, all’incirca un mese fa, ti è arrivato un preavviso di fermo auto. Anche in quel caso non hai potuto fare nulla e persino l’avvocato, che hai consultato per l’occorrenza, ti ha sconsigliato di presentare ricorso. Ora però ti ritrovi a fare i conti con quelle che tutti chiamano “ganasce fiscali”: non potrai più circolare perché l’Agente della Riscossione ha iscritto il fermo auto. Te ne sei accorto facendo una semplice visura al Pra che ti ha confermato la misura preventiva nei tuoi riguardi. Sai bene che, da adesso in poi, fino a quando non pagherai o non chiederai la dilazione, non potrai più guidare la macchina su cui pende il fermo amministrativo. Ti chiedi però se dovrai anche versare il bollo auto. Se così non fosse, potresti usare proprio i soldi destinati al bollo per estinguere una parte del debito e tornare a circolare. Tuttavia, all’ufficio della Regione ti hanno detto che non è prevista alcuna esenzione: una legge locale impone al contribuente di versare la tassa automobilistica nonostante il fermo. È davvero così? In caso di auto con fermo amministrativo si paga il bollo?

La questione è stata già affrontata dalla Corte Costituzionale con due pronunce, l’ultima delle quali pubblicata proprio in questi giorni [1]. Di tanto parleremo qui di seguito. Ti spiegheremo cioè se il bollo auto è dovuto una volta iscritto un fermo amministrativo e se, in quest’ultimo caso, al contribuente conviene o meno impugnare la cartella di pagamento. Come vedremo a breve, la risposta fornita dalla Consulta potrebbe essere sintetizzata dicendo che tutto dipende dalla tipologia di fermo al quale è stato sottoposto il mezzo.

Cosa comporta il fermo auto?

Per prima cosa ti ricordo cosa comporta il fermo auto.

Quando l’Agenzia delle Entrate Riscossione o l’Agente della riscossione locale iscrive il fermo auto, il contribuente titolare del mezzo non può più utilizzarlo. Può certamente guidare altre macchine o veicoli (ad esempio un motorino), ma non quello “bloccato”; il fermo è, infatti, una misura cautelare che viene posta sul mezzo e non sulla patente. 

Lo scopo del fermo è evitare che il bene venga deteriorato, distrutto o sottratto. In questo modo, se l’Esattore dovesse procedere al pignoramento, ne verrebbe salvaguardato il valore. Tuttavia, quasi mai avviene che, dopo il fermo amministrativo, si passi alla vendita all’asta del mezzo; il fermo si è infatti dimostrato una misura già di per sé sufficientemente convincente a imporre il pagamento del debito. Peraltro il pignoramento è una procedura costosa e incerta.

Con il fermo amministrativo non si può rottamare l’auto. Quindi il contribuente non può neanche procedere alla radiazione del mezzo dal Pra. L’unica soluzione per procedere alla rottamazione è saldare interamente il debito.  

Con il fermo tuttavia si può vendere l’auto (ammesso che qualcuno sia disposto ad acquistare un veicolo non utilizzabile). 

Chi chiede la rateazione può sospendere il fermo auto: significa che può tornare a circolare, sebbene la cancellazione definitiva avverrà solo a debito completamente estinto. Il che implica che, durante il piano di dilazione, non si può procedere alla demolizione del mezzo. Per sospendere il fermo bisogna chiedere la rateazione all’Agente della Riscossione, pagare la prima rata e presentare la ricevuta allo sportello. Con la dimostrazione di pagamento, l’Esattore rilascia una quietanza che va presentata al Pra; lì l’ufficio sospende il fermo in attesa della cancellazione definitiva che avviene solo al versamento dell’ultima rata.

Differenza tra fermo fiscale e fermo amministrativo dell’auto

Come ricorda la Corte Costituzionale, bisogna distinguere due tipi di fermo. Esiste il fermo amministrativo vero e proprio, che è quello disposto dalla polizia (stradale o comunale) o dalle altre autorità di pubblica sicurezza e il fermo fiscale che è invece quello iscritto al Pra dall’Agente della Riscossione (che, lo ricordiamo, per le imposte erariali è Agenzia Entrate Riscossione mentre, per le imposte locali, può essere una società privata). 

Il fermo amministrativo è quello imposto dal codice della strada [2] per le violazioni più rilevanti, come nel caso di guida senza patente o senza la copertura assicurativa (polizza rc-auto). Si tratta di una misura sanzionatoria che viene disposta ad esempio dagli agenti della pattuglia a seguito di un controllo. Per il fermo amministrativo è espressamente prevista l’esenzione dal bollo auto. A stabilirla è una legge del 1982 [3].

Il fermo fiscale è invece quello che comunemente viene chiamato “fermo auto” o “ganasce fiscali” ed è ciò di cui abbiamo parlato in premessa di questo articolo; si tratta di una misura cautelare che può essere imposta solo dall’Agente della riscossione per la presenza di un debito dovuto a una cartella non saldata. 

Con il fermo amministrativo si deve pagare il bollo auto?

Ebbene, ricorda la Consulta, la legge che dispone l’esenzione dal bollo auto riguarda solo il fermo amministrativo e non il fermo fiscale (anche perché quest’ultima misura è stata creata successivamente [4], per cui la legge che si applica alla prima non può applicarsi alla seconda).

Ne consegue che ben può una Regione, con una propria legge, imporre il pagamento del bollo auto anche per le macchine sottoposte a fermo fiscale. Ed è quanto succede sia in Piemonte che in Toscana.

La decisione era stata già anticipata nel 2017 dalla stessa Corte Costituzionale; ne avevamo parlato nell’articolo Chi ha il fermo paga il bollo auto. È dunque legittimo, secondo i giudici della Consulta, che una legge regionale imponga di pagare il bollo auto sui mezzi sottoposti al fermo, benché questi non possano circolare. Il presupposto dell’imposta grava infatti sulla proprietà e non sulla circolazione della macchina che, sebbene chiusa in garage e non utilizzata dal proprietario, qualsiasi sia la ragione, fa ugualmente scattare l’obbligo di corrispondere il tributo. 

In buona sostanza, il fermo fiscale, a differenza del fermo amministrativo, non comporta la sottrazione dell’auto e il proprietario è ancora libero di venderla.

Ne deriva che, l’esclusione della sospensione dell’obbligo di pagamento della tassa automobilistica nel periodo di fermo della vettura disposto dall’agente della riscossione non è illegittimo.

Ed infatti – dice la Corte – non si pone per nulla in contrasto con la esenzione dal tributo che opera soltanto nella diversa ipotesi di fermo disposto dall’autorità amministrativa (disposto dall’Autorità di pubblica sicurezza ovvero dalla Polizia stradale o comunale) o da quella giudiziaria quali ipotesi eccezionali di non debenza del tributo.

Il fermo fiscale, del resto, è «una misura cautelativa provvisoria, con effetti indiretti di conservazione della garanzia patrimoniale, che l’agente incaricato della riscossione di crediti di enti pubblici può adottare, a sua discrezione, in alternativa alla immediata attivazione delle procedure esecutive, allo scopo di indurre il debitore ad un adempimento spontaneo, che gli consenta di ottenere la rimozione del fermo.

Fermo, quest’ultimo, che comunque non comporta la materiale sottrazione della vettura alla disponibilità del proprietario; non gli impedisce di trasferirla a terzi con atto di alienazione (con traslazione, ovviamente, del vincolo); e, in caso di elusione del divieto di circolazione, dà luogo all’applicazione di una sanzione pecuniaria al proprietario, ma non anche al sequestro del mezzo».

note

[1] C. Cost. ord. n. 192/18 del 5.11.2018. Cfr. anche C. Cost. sent. n. 47/2017.

[2] Art. 214 cod. strada.

[3] Art. 5, comma 37, d.l. 30 dicembre 1982, n. 953.

[4]  La legge 28 febbraio 1997, n. 30 ha introdotto detta diversa ipotesi di fermo, all’interno dell’art. (91-bis, poi rifluito nell’art.) 86, del d.P.R. n. 602 del 1973. 

Corte Costituzionale, ordinanza 10 ottobre – 5 novembre 2018, n. 192

Presidente Lattanzi – Redattore Morelli

Fatto e diritto

Ritenuto che, nel corso di un giudizio promosso contro la Regione Toscana ed Equitalia servizi di riscossione spa − Agenzia Riscossione Napoli, per l’annullamento di una cartella esattoriale emessa per mancato pagamento della tassa automobilistica, che il ricorrente assumeva non dovuta, in quanto relativa a periodo in cui l’autovettura di sua proprietà era gravata da fermo amministrativo, l’adita Commissione tributaria provinciale di Napoli, sezione seconda, premessane la rilevanza, ha sollevato, con l’ordinanza in epigrafe, questione di legittimità costituzionale dell’art. 8-quater, ultimo comma (recte: comma 4), della legge della Regione Toscana 22 settembre 2003, n. 49 (Norme in materia di tasse automobilistiche regionali), aggiunto all’originario testo normativo dall’art. 33 della legge della Regione Toscana 14 luglio 2012, n. 35, recante «Modifiche alla legge regionale 29 dicembre 2010, n. 65 (Legge finanziaria per l’anno 2011) e alla legge regionale 27 dicembre 2011, n. 66 (Legge finanziaria per l’anno 2012) e ulteriori disposizioni collegate. Modifiche alle l.r. 59/1996, 42/1998, 49/1999, 39/2001, 49/2003, 1/2005, 4/2005, 30/2005, 32/2009, 21/2010, 68/2011», e per il quale, con riferimento ai titoli per la sospensione dell’obbligo di pagamento della tassa automobilistica regionale, «la trascrizione presso il PRA del provvedimento di fermo derivante dalla procedura di riscossione coattiva di crediti di natura pubblicistica non esplica effetti ai fini della interruzione e sospensione dell’obbligo tributario»;

che, secondo la rimettente, la disposizione denunciata contrasterebbe con l’art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione – in relazione all’art. 5, comma 37, del decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953 (Misure in materia tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio 1983, n. 53 – e con l’art. 119, secondo comma, Cost. E ciò per le medesime ragioni per le quali la sentenza di questa Corte n. 288 del 2012 (le cui motivazioni il giudice a quo fa proprie) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di altra norma regionale, ritenuta di analogo contenuto (art. 10 della legge della Regione Marche 28 dicembre 2011, n. 28, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2012 e pluriennale 2012/2014 della Regione (Legge finanziaria 2012)»;

che, in questo giudizio incidentale, si è costituita la Regione Toscana, eccependo l’inammissibilità o la non fondatezza dell’odierna questione, in quanto identica a quella dichiarata non fondata con sentenza n. 47 del 2017.

Considerato che, effettivamente, con la sentenza n. 47 del 2017 (di cui non tiene conto la rimettente), questa Corte ha già dichiarato «non fondata [identica] questione di legittimità costituzionale dell’art. 8-quater, comma 4, della legge della Regione Toscana 22 settembre 2003, n. 49 (Norme in materia di tasse automobilistiche regionali), aggiunto dall’art. 33 della legge della medesima Regione 14 luglio 2012, n. 35, recante «Modifiche alla legge regionale 29 dicembre 2010, n. 65 (Legge finanziaria per l’anno 2011) e alla legge regionale 27 dicembre 2011, n. 66 (Legge finanziaria per l’anno 2012) e ulteriori disposizioni collegate. Modifiche alle l.r. 59/1996, 42/1998, 49/1999, 39/2001, 49/2003, 1/2005, 4/2005, 30/2005, 32/2009, 21/2010, 68/2011», sollevata, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera e), e 119, secondo comma, della Costituzione»;

che, in detta decisione, questa Corte ha, infatti, chiarito come il “fermo amministrativo” – al quale è correlata l’esenzione dal pagamento del tributo prevista dall’art. 5, comma 37, del decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953 (Misure in materia tributaria), come convertito, nella legge 28 febbraio 1982, n. 53, e cui identicamente si riferiva, escludendo l’esenzione stessa, la disposizione della Regione Marche caducata dalla sentenza n. 288 del 2012 – sia diverso dal cosiddetto “fermo fiscale”. Atteso anche che a quest’ultimo «non poteva evidentemente riferirsi la norma di esenzione del 1982, in quanto solo successivamente il decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669 (Disposizioni urgenti in materia tributaria, finanziaria e contabile a completamento della manovra di finanza pubblica per l’anno 1997), convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio 1997, n. 30, ha introdotto detta diversa ipotesi di fermo, all’interno dell’art. (91-bis, poi rifluito nell’art.) 86, del d.P.R. n. 602 del 1973, come misura di garanzia del credito di enti pubblici e non come sanzione conseguente a violazione di norme del codice della strada»;

che l’esclusione della sospensione dell’obbligo di pagamento della tassa automobilistica nel periodo di fermo della vettura disposto dall’agente della riscossione – quale propriamente prevista dal censurato art. 8-quater della legge reg. Toscana n. 49 del 2003 – «non si pone, dunque, in contrasto con la esenzione dal tributo (nella diversa ipotesi di fermo disposto dall’autorità amministrativa o da quella giudiziaria) prevista, in via di eccezione, dal d.l. n. 953 del 1982, e rientra, invece, nella regola – innovativamente introdotta dallo stesso – che vuole quel tributo correlato non più alla circolazione, ma alla proprietà del mezzo» (sentenza n. 47 del 2017) ovvero, comunque, alla ricorrenza di un titolo equipollente, idoneo a legittimare il possesso del veicolo (usufrutto, leasing, acquisto con patto di riservato dominio);

che, rispetto a tali motivazioni, alcuna replica né alcun argomento di segno contrario si rinviene nella ordinanza in esame;

che la questione sollevata dalla rimettente è, pertanto, manifestamente infondata.

Visti gli artt. 26, secondo comma della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, commi 1 e 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.

Per questi motivi

la Corte Costituzionale

dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 8-quater, comma 4, della legge della Regione Toscana 22 settembre 2003, n. 49 (Norme in materia di tasse automobilistiche regionali), introdotto dall’art. 33 della legge della Regione Toscana 14 luglio 2012, n. 35, recante «Modifiche alla legge regionale 29 dicembre 2010, n. 65 (Legge finanziaria per l’anno 2011) e alla legge regionale 27 dicembre 2011, n. 66 (Legge finanziaria per l’anno 2012) e ulteriori disposizioni collegate. Modifiche alle l.r. 59/1996, 42/1998, 49/1999, 39/2001, 49/2003, 1/2005, 4/2005, 30/2005, 32/2009, 21/2010, 68/2011», sollevata, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera e), e 119, secondo comma, della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Napoli, sezione seconda, con l’ordinanza indicata in epigrafe.


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