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Emergenza rifiuti: tarsu integrale è illegittima

28 Settembre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 28 Settembre 2017



Se la raccolta dell’immondizia è irregolare e l’ambiente insalubre e poco igienico, la tassa sui rifiuti deve essere ridotta

È di ieri la notizia della sentenza della Cassazione che ha sancito un principio fondamentale: la tarsu è dovuta in misura ridotta se c’è emergenza rifiuti [1]. La Corte di Cassazione, infatti, ha confermato le ragioni di un’azienda di Napoli, un hotel per la precisione, che aveva ritenuto sussistenti le ragioni per il pagamento della tarsu in misura ridotta per via dei gravi disservizi nella raccolta dello smaltimento dei rifiuti. L’azienda napoletana ha sostenuto -trovando conferma nella decisione dei giudici – che a causa dell’emergenza rifiuti si era creata una situazione di grave disservizio per cui la relativa tassa non poteva essere pretesa per intero.

In particolare, è innegabile che i cittadini e le imprese per via dell’emergenza rifiuti, subiscono un disservizio grave e protratto nella raccolta dell’immondizia e nonostante tale disservizio – peraltro prevedibile da parte delle amministrazioni – si vedono costretti a pagare l’imposta per lo smaltimento dei rifiuti.

Con la sentenza in commento, dunque, la Cassazione apre un varco importante nel rapporto tra cittadini ed amministrazione e cambia del tutto la prospettiva adottata sinora. In casi di emergenza sanitaria ed ambientale come quella lamentata dall’hotel, deve ritenersi illegittimo pretendere un pagamento integrale della tassa per lo smaltimento dei rifiuti: in tali ipotesi è ragionevole affermare che la Tarsu debba esser pagata nella misura non superiore al 40%. Se l’igiene e la salubrità sono precarie e se pertanto i cittadini non godono di un ambiente pulito, essi non possono essere obbligati dal Comune a pagare integralmente la tarsu: questa va ridotta al 40%. Ma esaminato il principio dirompente della Cassazione che certamente avrà un’eco notevole, è il caso di compiere qualche precisazione sulla tarsu ed in generale sulle tariffe relative allo smaltimento dei rifiuti.

Cos’è la tarsu?

La normativa in tema di smaltimento dei rifiuti, oltre che esser turbolenta per le ragioni connesse all’emergenza ambientale e sanitaria, è stata anche oggetto di numerosi interventi legislativi. La tarsu, per la prima volta istituita nel 1941 ma poi ridisciplinata nel 1993 [2], era la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi e urbani dovuta al Comune per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Il presupposto per la sua applicazione era «l’occupazione o la detenzione di locali ed aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, situati nelle zone del territorio comunale in cui il servizio è istituito ed attivato o, comunque, reso in maniera continuativa» [3].

A quello del 1993 ha fatto seguito qualche anno più tardi un secondo intervento legislativo, realizzato con il cosiddetto Decreto Ronchi [4], che ha sostituito la tarsu con la Tia, ossia la tariffa di igiene ambientale, volta a finanziare i servizi di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura presenti sulle strade ed aree pubbliche, nelle zone del territorio comunale. La tariffa, contrariamente alla tassa si poneva l’obiettivo di far pagare agli utenti degli importi corrispondenti alla concreta fruizione del servizio. Nel 2011 [5], con il noto decreto salva Italia, nuovamente la Tia è stata sostituita con la Tares, tariffa rifiuti e servizi, basata sulla superficie dell’immobile di riferimento.

Attualmente e a decorrere dal primo gennaio 2013 la tares è presente in tutti i Comuni del territorio nazionale ed è destinata a finanziare il servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento.

 

note

[1] Cass. ord. n. 22531 del 27.09.2017.

[2] D. lgs. n. 507 del 15.11.1993.

[3] art. 14 D. lgs. n. 507 del 15.11.1993.

[4] D.lgs. n. 22 del 05. 02.1997.

[5] D. l. n. 201 del 06.12.2011.


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