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Buca sul parco: per la caduta chi paga?

6 novembre 2018


Buca sul parco: per la caduta chi paga?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 novembre 2018



Richiesta risarcimento danni al Comune per insidia stradale quando, in un giardino pubblico, cadi in una fossa lasciata scoperta.

Immagina di trovarti a fare quattro passi al parco, sul fare della sera, insieme al tuo cane. Hai gli occhi puntati verso il quadrupede che corre libero e felice: lo tieni a vista per evitare che possa dar fastidio ai passanti e richiamarlo all’occorrenza. D’un tratto però sprofondi con un piede in una buca aperta sul manto erboso. Si tratta di una fossa non segnalata, tanto grande da contenere un piede e tanto profonda da arrivare fino al polpaccio. Ti fai male: ti procuri una slogatura e sei costretto a stare a casa per venti giorni. In più sei costretto a farti accompagnare al lavoro da un parente, non potendo usare il piede sui pedali dell’auto. La prima cosa che fai è chiederti se, per questo infortunio, ti spetta un risarcimento. In altre parole per la caduta in una buca del parco chi paga? La questione è stata di recente analizzata dal tribunale di Torino [1]. La sentenza è molto interessante perché pone l’accento su un aspetto che, a prima vista, potrebbe sfuggire anche al giurista più puntiglioso. Ecco perché.

Come noto, la responsabilità della pubblica amministrazione per le insidie stradali scatta tutte le volte in cui quest’ultima non provvede alla manutenzione del suolo pubblico e non riesce a dimostrare che l’infortunio è stato dovuto alla disattenzione del pedone. Se questi ha tenuto un comportamento prudente, difatti, ha diritto ad essere risarcito. Questo meccanismo va sotto il nome di responsabilità oggettiva ed è espressamente previsto dal codice civile [2]; proprio su tale norma si fonda gran parte delle cause contro i Comuni per le fosse e le buche stradali non segnalate o non coperte. Di tanto abbiamo già parlato nell’articolo Buca visibile: risarcimento.

La sentenza in commento parte proprio da questo presupposto e chiarisce: anche se il verde dei giardini e delle ville comunali viene di norma utilizzato per scopi ludici, ciò non toglie che rientra tra quelle aree pubbliche che il Comune deve tenere sotto controllo e su cui va esercitato il controllo per garantire l’incolumità dei cittadini. In altri termini il parco comunale è una delle aree sulle quali l’amministrazione deve vigilare in quanto destinata ad attività ricreative di giovani e meno giovani.

Quanto poi alla prudenza che si può richiedere dal pedone in un’area di questo tipo non può essere la stessa che si può invece pretendere in una strada, notoriamente interessata da buche e crepe anche per via del traffico delle auto. E qui si inserisce un elemento di particolare interesse. Vediamo qual è la particolarità che contraddistingue la sentenza del tribunale di Torino e perché, a detta dei giudici piemontesi, per la caduta in una buca sul parco è ben possibile, in determinate circostanze, ottenere il risarcimento dal Comune.

La giurisprudenza ha sempre affermato che la dimensione e la visibilità della buca sono elementi da cui desumere l’eventuale corresponsabilità o responsabilità esclusiva del pedone. Questi, come anticipato in apertura, non può camminare con la testa per aria ma, al contrario, deve sempre adottare un minimo di cautela e prudenza. Chi mette un piede in fallo in una crepa di grosse dimensioni non può che prendersela con se stesso; identico discorso se la buca è facilmente visibile con adeguato anticipo.

Sul parco, è vero, il terreno non è quasi mai uniforme ed è normale aspettarsi dei dislivelli del terreno, spesso dovuti alla pioggia e al calpestio dei passanti; tuttavia, se l’erba è alta e non c’è un divieto di passeggiare sul verde, allora è verosimile che la caduta non sia dovuta a disattenzione del pedone. In altri termini, non si può più parlare di una insidia stradale o di un trabocchetto.

Se poi, a tutto questo, si aggiunge anche il fatto che l’incidente avviene di notte, in una sezione del parco dove la luce non è tale da garantire una perfetta visibilità, il Comune non ha altre strade che pagare il risarcimento.

Insomma, ciò che dice la pronuncia in commento è abbastanza chiaro: l’altezza dell’erba può essere il fattore determinante per stabilire se l’infortunato ha diritto o meno al risarcimento. In caso di un prato lasciato a se stesso e non falciato si può quindi parlare di una vera e propria insidia. Ed anche se l’infortunato cammina sul prato col cane, con gli occhi rivolti al fido compagno affinché non si perda, ha comunque diritto all’indennizzo da parte dell’amministrazione.


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