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Gli esami diagnostici in gravidanza: quali sono e quando farli

8 novembre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 8 novembre 2018



Eventi lieti come l’attesa di un figlio necessitano di essere monitorati per garantire il benessere psicofisico della futura mamma e accertarsi dello stato di salute del nascituro.

La gravidanza è un evento fisiologico che coinvolge la madre e il nascituro, lo stato di salute di ciascuno si ripercuote sull’altro pertanto si dovranno eseguire periodicamente dei controlli per valutare sia il normale sviluppo fetale che la condizione di salute psicofisica della mamma. Gli accertamenti vengono eseguiti sia in prospettiva di una gravidanza che durante tutto il periodo gestazionale. Il gran numero di esami a cui ci si sottopone in gravidanza induce a pensare che la gravidanza venga considerata come una malattia, in realtà la medicalizzazione della gravidanza permette di individuare i fattori di rischio materni e fetali e di intervenire migliorando la mortalità fetale e materna. La donna può rimanere incinta in una situazione di completo benessere oppure risultare affetta da una patologia concomitante. In questo articolo avrai maggiori informazioni riguardo gli esami diagnostici in gravidanza: quali sono e quando farli.

La gravidanza

La gravidanza è una condizione fisiologica durante la quale nella donna si sviluppa il prodotto del concepimento. Il periodo della gravidanza dura quaranta settimane, il calcolo delle settimane di gravidanza inizia a partire dall’ultimo ciclo mestruale, il parto può espletarsi quindici giorni prima o dopo la data presunta.

Per una procreazione consapevole, vengono consigliati accertamenti preconcezionali che indagano sulla immunizzazione materna verso infezioni responsabili di malformazioni fetali (rosolia, toxoplasmosi, varicella, sifilide), su malattie ereditarie (emoglobinopatie), su eventuali alterazioni citologiche (Pap test).

Durante la gravidanza la donna va incontro a cambiamenti fisici conseguenti all’aumento delle dimensioni dell’utero e a modificazioni che interessano il tono dell’umore, le abitudini alimentari e diversi apparati (cardiovascolare, tiroide, ghiandola mammaria, apparato respiratorio, reni, fegato). Affinché la gravidanza proceda in maniera fisiologica, è necessario monitorare nel tempo la salute della madre e quella del nascituro con accertamenti diagnostici specifici in relazione al periodo gestazionale.

La gravidanza viene suddivisa in trimestri:

  • primo trimestre di gravidanza: dall’ultima mestruazione fino alla 12°settimana;
  • secondo trimestre di gravidanza: dalla 13° alla 26° settimana;
  • terzo trimestre di gravidanza: dalla 27° alla 40°settimana, tuttavia il parto è possibile già dalla 37° settimana.

Gli esami diagnostici consigliati nel corso della gravidanza sono relativi ad una gestazione fisiologica. La presenza di patologie preesistenti implica che la donna gravida debba sottoporsi ad ulteriori accertamenti in relazione alla patologia di cui soffre.

Gravidanza: esami diagnostici primo trimestre

La gravidanza inizia con l’impianto dell’uovo fecondato che può determinare fenomeni quali nausea, vomito e amenorrea (assenza del ciclo mestruale).

Il sospetto di una gravidanza può trovare certezza attraverso:

  • reazioni immunologiche: dosaggio delle beta HCG (gonadotropine corioniche umane). L’esame può essere eseguito su urine (può risultare positivo dopo sei/sette settimane di amenorrea) oppure su sangue (il test è positivo pochi giorni dopo l’impianto dell’embrione);
  • ecografia (addominale o transvaginale): permette di evidenziare la camera gestazionale (dalla quinta settimana), di visualizzare l’embrione e sentire il battito cardiaco (dalla sesta settimana).

La prima visita ginecologica dovrebbe avvenire entro le dieci settimane di gravidanza e i successivi controlli dovrebbero avere cadenza mensile (ogni 4/6 settimane).

Durante la visita medica:

  • viene raccolta l’anamnesi familiare (evidenzia possibili malattie ereditarie), l’anamnesi patologica personale (presenza di patologie quali diabete mellito, ipertensione arteriosa, asma, disturbi psichiatrici, patologie cardiache o renali) e l’anamnesi ostetrica (gravidanze pregresse, parti cesarei, aborti, chirurgia dell’apparato riproduttivo);
  • si indaga su eventuali comportamenti a rischio (fumo, alcol, stupefacenti);
  • si effettua l’esame obiettivo della paziente valutando peso, altezza e misurando la pressione arteriosa;
  • si prescrivono esami di laboratorio.

Gli esami di laboratorio prescritti nel primo trimestre di gravidanza sono:

  • gruppo sanguigno e fattore Rh;
  • test di Coombs indiretto: prevenzione della malattia emolitica del neonato. Se la madre è Rh negativa va ripetuto mensilmente;
  • esame emocromocitometrico: individua possibili anemie;
  • ricerca emoglobine patologiche;
  • glicemia;
  • funzionalità epatica e renale;
  • esame chimico, fisico e microscopico delle urine: screening infezioni delle vie urinarie asintomatiche;
  • esami infettivologici: TPHA (sifilide), anti HIV, HbsAg (epatite B), HCV (epatite C); anti-toxoplasmosi (IgG e IgM), anti-rosolia (IgG e IgM), anti-citomegalovirus (IgG e IgM);
  • Pap test (se non eseguito negli ultimi tre anni): esame citologico per la prevenzione del tumore del collo dell’utero.

Le indicazioni all’ecografia nel primo trimestre di gravidanza sono:

  • accertarsi del corretto impianto dell’ovulo fecondato per escludere una gravidanza ectopica;
  • stabilire l’età gestazionale: può esserci una discrepanza tra amenorrea e dimensioni fetali;
  • determinare il numero di feti;
  • individuare precocemente anomalie embrio-fetali;
  • misurazione della translucenza nucale: viene utilizzata per lo screening della Sindrome di Down (trisomia 21).

Durante il primo trimestre di gravidanza vengono eseguiti dei test per la diagnosi genetica prenatale volti all’individuazione di anomalie cromosomiche.

Tali indagini possono essere:

  • non invasivi: sono rappresentati da esami di screening in cui viene calcolato il rischio che il nascituro sia affetto da una malattia genetica attraverso la combinazione di dati ecografici (translucenza nucale), esami ematochimici (dosaggio di proteine prodotte in gravidanza) ed età della paziente. Negli ultimi anni è stata messa a punto una tecnica non invasiva basata sulla ricerca del DNA fetale nel sangue materno. Il test NIPT (non invasive prenatal test) consiste in un prelievo di sangue materno che può essere eseguito a partire dalla 10° settimana;
  • invasivi: villocentesi. Prevede il prelievo dei villi coriali sotto controllo ecografico, è consigliabile eseguire l’esame dopo la 10°settimana di gravidanza.

In presenza di sintomi sospetti o di fattori di rischio, può trovare indicazione la prescrizione di un tampone cervico-vaginale per germi comuni, miceti, chlamydia, gonococco, mycoplasmi.

Gravidanza: esami diagnostici secondo trimestre

Nel secondo trimestre di gravidanza la visita ginecologica si dovrebbe eseguire con cadenza mensile al fine di valutare la presenza di segni e sintomi patologici (dolore, perdite di sangue, leucorrea). È importante la misurazione della pressione arteriosa e il controllo dell’aumento ponderale.

Gli esami di laboratorio nel secondo trimestre di gravidanza comprendono:

  • esame emocromocitometrico: può evidenziare una riduzione dell’emoglobina che rende necessaria la somministrazione di ferro per os;
  • esame delle urine: per valutare la presenza di glucosio e proteine;
  • test infettivologici (rosolia, toxoplasmosi e citomegalovirus) se la donna non è immune;
  • test di Coombs indiretto: in donne Rh negative;
  • curva da carico di glucosio (OGTT): consiste nel determinare la glicemia a digiuno e dopo carico di 75gr di glucosio. Permette la diagnosi di diabete gestazionale.

Tra la ventesima e la ventiduesima settimana di gravidanza, si esegue un’ecografia morfologica o strutturale che tende a evidenziare eventuali malformazioni fetali. Tale indagine comporta lo studio di tutti i distretti corporei: cranio, volto, colonna vertebrale, arti, apparato cardiaco, organi addominali. Un limite può essere rappresentato dall’impossibilità di evidenziare malformazioni di piccole dimensioni come i piccoli difetti cardiaci.

Nel corso del secondo trimestre di gravidanza si possono eseguire esami diagnostici di malattie cromosomiche:

  • amniocentesi: si esegue tra la 16° e la 18° settimana di gravidanza, viene prelevata una piccola quantità di liquido amniotico attraverso una puntura addominale sotto controllo ecografico;
  • funiculocentesi: prelievo di sangue ematico fetale dal cordone ombelicale, si esegue dalla 20° settimana di gravidanza.

Gravidanza: esami diagnostici terzo trimestre

Le visite ginecologiche del terzo trimestre, a cadenza mensile, sono indirizzate a individuare dolore e contrazioni uterine, possibili perdite vaginali ematiche, leucorrea patologica.

Gli esami di laboratorio indicati nel terzo trimestre di gravidanza sono:

  • esame emocromocitometrico alla 28° settimana, da ripetere alla 36° settimana;
  • esame delle urine: monitorare glucosio, proteine e presenza di leucociti;
  • test di Coombs in donne Rh negative;
  • esami infettivologici (toxoplasmosi, rosolia, citomegalovirus) in donne non immuni;
  • HbsAg, HCV, HIV: tra la 33° e 37° settimana;
  • tampone vaginale e rettale per Streptococco beta-emolitico: si esegue tra la 35° e la 36° settimana di gravidanza.

L’ecografia eseguita nel terzo trimestre di gravidanza (tra la 30° e la 33° settimana) permette di valutare la crescita fetale, l’inserzione della placenta, la quantità di liquido amniotico e la presentazione fetale.

La Doppler-flussimetria ombelicale e cerebrale può trovare indicazione:

  • in presenza di sospette patologie fetali: iposviluppo fetale, aumento o diminuzione del liquido amniotico;
  • patologie materne: gestosi, diabete, ipertensione arteriosa;
  • gravidanza oltre il termine.

A partire dalla 37° settimana viene eseguita la cardiotocografia che consiste nel rilevare, attraverso trasduttori ad ultrasuoni, la frequenza cardiaca del bambino in utero in relazione alle contrazioni uterine, permette di monitorare lo stato di salute del nascituro evidenziando quadri di sofferenza neonatale.

Se la donna decide di avvalersi dell’anestesia epidurale durante il parto deve sottoporsi, intorno alla 35° settimana, ad esami ematochimici (emocromo, fibrinogeno, PT, PTT), all’ECG (elettrocardiogramma) e a una visita anestesiologica.

Gli esami diagnostici in gravidanza accompagnano tutte le fasi della gestazione monitorando le condizioni di salute della mamma e del nascituro.


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